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Accusata di aver ucciso e maltrattato gattini, via al processo: disposta perizia

T.A., da tempo tenuta sotto controllo dalla Procura e dalle associazioni animaliste, si sarebbe procurata alcuni esemplari di felini tra le province di Lecco e Bergamo per poi cagionarne la morte o lesioni

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Si è aperto in tribunale a Lecco martedì mattina, 14 maggio, il processo a carico T.A., la presunta killer di gatti accusata di uccisione e maltrattamento di animali (rispettivamente articoli 544 bis e ter del codice penale). Secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Lecco e dal pubblico ministero Andrea Figoni avrebbe causato la morte di due gattini e ne avrebbe maltrattati altri quattro.

La donna, da tempo tenuta sotto controllo dalla Procura e dalle associazioni animaliste, si sarebbe procurata alcuni esemplari di felini tra le province di Lecco e Bergamo per poi – per crudeltà o comunque senza alcuna necessità – cagionarne la morte o lesioni.

I fatti accertati dalla Procura sono sei e iniziano con due decessi, entrambi antecedenti al 2 luglio 2018: si trattava di una cucciola di un mese, morta a causa di eventi traumatici ai quali era stata sottoposta, e di un’altra gatta chiamata “Stellina” che le era stata donata da un veterinario di Calolziocorte. Risalgono al luglio 2018 anche gli altri quattro casi contestati alla donna: tutti gatti di pochi mesi, recuperati ancora in vita ma con evidenti segni di maltrattamento e denutrizione che avrebbero potuto portare anche alla morte.

Come annunciato, durante la prima udienza sia Enpa Nazionale che Enpa Bergamo si sono costituiti parte civile. È stata proprio la sezione orobica a contribuire in maniera determinante all’avvio del procedimento; tramite un atto denuncia e diverse istanze, compresa quella al sindaco di Lecco per chiedere l’interdizione alla detenzione di animali a carico dell’imputata (il giudice si è riservato di valutare la legittimità della richiesta di ammissione il 21 maggio).

Nei confronti della 41enne è stata anche disposta una perizia. Con un duplice obiettivo: da un lato capire se l’imputata è in grado di intendere e di volere, dall’altro verificare una eventuale pericolosità sociale.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 21 maggio. L’avvocato difensore dell’imputata ha nel frattempo depositato in Tribunale un’istanza di revoca della libertà vigilata.

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