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Atalanta, il sogno Champions continua: Gasp rilancia Musa, Gollini conserva fotogallery

Nerazzurri padroni del proprio destino: missione compiuta col Genoa, servono ancora un pareggio e una vittoria. E ora la Coppa

Pronti? Allacciate le cinture, con l’Atalanta si vola, in un finale da cuore e batticuore: mercoledì a Roma “la” Finale, quella per riconquistare (dopo 56 anni) la Coppa Italia, domenica a Torino dai campioni d’Italia della Juve e poi l’ultimo sprint, di nuovo a Reggio Emilia, nello stadio delle notti magiche europee.

Inutile ripetere la cantilena dei numeri, che cioè serve un pareggio e una vittoria per la Champions, che poi… Ormai la banda Gasp ci ha abituato a non fare tanti calcoli e giocare sempre per vincere, ci proverà (siamo sicuri) anche sul campo dove si farà la festa scudetto. Non per rovinare i piani ai bianconeri, ma per continuare a cavalcare un bellissimo sogno.

Non voliamo troppo in là. Intanto c’era da battere il Genoa: missione compiuta, anche senza quel condottiero che è il Papu. Carismatico, combattente, trascinatore e tanto altro, soprattutto da quando è diventato tuttocampista.

Eppure Gomez non c’è, Ilicic si prende subito un calcione da Criscito (per fortuna con esito meno drammatico rispetto all’infortunio subìto da de Roon all’andata) e il fenomeno sloveno va poi un po’ a fiammate, ma non mette la firma sul risultato.

Non lo fa nemmeno l’altro tenore, Zapata, che comunque si vede annullare un gol per pochi centimetri. Magari è quello che gli impedirà di raggiungere o superare Superpippo Inzaghi nel ruolo di re dei cannonieri atalantini in un campionato, visto che i due restano staccati di due reti (24 contro 22 gol). Comunque, Duvàn è un carroarmato e va ovunque a prendere palla, difenderla, aiuta Barrow nel quarto d’ora o poco più in cui il gambiano rimane in campo.

A proposito… Mago Gasp non avrà la bacchetta magica, però ci prende anche con i cambi. Toglie Pasalic, mette Barrow e alla prima azione l’ex bomber della Primavera si ricorda che l’ultimo gol in casa l’aveva fatto un anno fa (29 aprile 2018) proprio contro il Genoa (3-1, gli altri di Cristante e Ilicic). De Roon lo lancia e Musa sblocca la partita.

La seconda rete è un capolavoro di prova d’orchestra, con il sorprendente trio Djimsiti-Gosens-Castagne a dribblare nell’area genoana e di nuovo Timothy in gol. È  il secondo tempo, quello più redditizio per gol e punti, quello in cui l’Atalanta non ha eguali in Serie A, che infiamma il popolo nerazzurro e fa esplodere la festa, per cui a quel punto si può pensare alla Coppa Italia. Salvo qualche brivido nel finale quando (ed è comprensibile) i ragazzi mollano un po’ e il Genoa spaventa tutti.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene e pazienza se in serata il Milan va a vincere approfittando di una Fiorentina in disarmo. L’Atalanta resta avanti e padrona del suo destino e certo non toglie il piede dall’acceleratore ora che è a un passo dal traguardo.

Gollini porta il suo prezioso contributo alla causa, perché è vero che agli occhi spiccano i 73 gol dell’attacco più forte della Serie A, però anche Djimsiti (senza Mancini e Masiello) e Palomino (squalificato alla prossima), l’inesauribile Castagne sono straordinari.

E se è vero, come dice Gasperini, che “uno come Gomez non c’è”, tuttavia il segreto è che, anche se mancano tre giocatori, chi va in campo corre di più e gioca meglio degli avversari. “La nostra forza è nella testa di questa squadra”, ricorda Gasp, commovente quando spiega il momento particolare di Barrow, che non segnava dal 9 agosto ad Haifa: “Gli avevo parlato e gli avevo detto, Musa guardami negli occhi. E lui mi aveva risposto che quando lo interrogavano i suoi genitori teneva sempre gli occhi bassi…”.

Gasperini può essere fiero dei suoi giocatori, come i suoi tifosi di lui. Atalanta, facci sognare ancora.

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