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Sindacato unico? I segretari bergamaschi nicchiano: “Ma noi lavoriamo già insieme”

Il mondo del lavoro che cambia e si trasforma ha spinto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, a lanciare nel corso del tradizionale comizio del 1° maggio la proposta della costituzione di un unico grande sindacato.

Il mondo del lavoro che cambia e si trasforma ha spinto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, a lanciare nel corso del tradizionale comizio del 1° maggio la proposta della costituzione di un unico grande sindacato.

Il dibattito è aperto così abbiamo rivolto la domanda ai tre segretari bergamaschi delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil.

“A prescindere da chi ha fatto questa proposta – anticipa Giovanni Peracchi, segretario della Cgil Bergamo – penso da sempre che un modello organico unico di sindacato unitario possa funzionare meglio per rispondere ai bisogni dei lavoratori in generale”.

“Già oggi, abbiamo una sperimentazione nazionale e locale che funziona bene nelle trattative e nel prendere posizioni – aggiunge Peracchi -. Penso poi alle dinamiche e alle collaborazioni che nascono nelle Rsu a livello locale e quindi estendere queste esperienze con le giuste dimensioni a livello nazionale e unitario sia una buona proposta. Non so quanto sia percorribile tra le categorie, nel senso che a livello di segreterie nazionali e locali possiamo benissimo collaborare, tra le categorie, ossia nella verticalizzazione dei sindacati, c’è qualche limite in più”.

Peracchi non si trattiene dal commentare: “Siamo animali un po’ strani noi sindacati – puntualizza -. Quando in Parlamento c’era il maggioritario, noi eravamo per la pluralità di vedute, ora che in politica è tornato di fatto il proporzionale siamo noi a volere il maggioritario nel sindacato. È una battuta, un dettaglio di colore che mi sento di esprimere”.

Tornando alla proposta di Landini calata su Bergamo, Peracchi non ha dubbi: “A Bergamo non cambierebbe poi molto, dalla mia esperienza di segretario in queste due anni e mezzo posso dire che siamo abbastanza collaborativi con le altre sigle sindacali e facciamo pesare la nostra presenza sia nelle trattative sia con le istituzioni. È giusto anche rimarcare che i sindacati devono svolgere un loro ruolo ben definito e non fare il partito dei lavoratori. È giusto che ci sia una dialettica, non per essere conflittuali ma creare collaborazione, confronto e partecipazione dove e quando serve”.

“Sindacato unico? Credo che ne vedremo correre ancora di acqua sotto i ponti prima che si realizzi – esordisce Angelo Nozza, segretario della Uil Bergamo -. Certo sarebbe un auspicio per tutti i lavoratori, ma non credo ci siano le condizioni e i tempi non siano maturi. Per prima cosa bisognerebbe capire che cosa si intende e poi, non si deve dimenticare, ci sono sensibilità diversità. Diversità che si trovano sia nelle categorie sia nelle segreterie. Poi ci vorrebbe una coerenza: il sindacato deve confrontarsi con il governo a prescindere dal governo del momento, credo sia una coerenza che ha contraddistinto da sempre la Uil”.

C’è il rischio che un sindacato unito diventi automaticamente il partito dei lavoratori? “Questo rischio non lo vedo, mentre credo che possa portare molti sindacalisti a non svolgere il loro compito, ma a diventare tifosi di questo o di quel governo. Trovo comunque positivo che si torni a parlare di sindacato unico, anche perché questa proposta ci spinge a costruire le condizioni. Che ci sia qualcosa che ci unisce con la Cgil e la Cisl è indubbio e questo qualcosa è positivo, vedremo di fare delle prove generali”.

Francesco Corna, segretario della Cisl Bergamo taglia corto: “Parlare di sindacato unico è abbastanza prematuro. Se si vuol costruire un sindacato unico credo si debba partire dal basso, occorre condividere valori e obiettivi. La proposta non è nuova, la fece anni fa il nostro segretario Sergio D’Antoni, poi si preferì l’unità interna. Da allora ad oggi si è intrapreso un percorso importante che ha visto le tre maggiori sigle sindacali unite su diverse battaglie”.

C’è margine per un sindacato unico? “Sì, naturalmente. Ma già si può lavorare perché i temi e i problemi che ci troviamo ad affrontare sono importanti. Penso all’economia globalizzata, al welfare, all’Europa solamente per citare alcuni temi che ci devono vedere impegnati insieme. Da qui si può partire per creare un percorso che ci porterà all’unità sindacale”.

Corna però mette avanti le mani: “Attenzione, non deve essere un’unità sindacale calata dall’alto, occorre costruirla seriamente e coinvolgendo molte persone, l’unità va praticata prima di annunciarla, occorre costruirla più che dichiararla”.

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Commenti

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  1. Scritto da Lignorante

    Senza entrare nel merito della questione, c’è un problema di fondo, come nelle grandi fusioni delle banche.
    Un unico Sindacato renderebbe quantomeno ridondanti se non due terzi al minimo la metà degli incarichi attualmente previsti.
    Si avrebbero decine (se non centinaia) di esuberi da ricollocare.