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La querelle sul Salone del Libro, Montanari e Sapienza: "Esserci, per esprimere il nostro dissenso" - BergamoNews
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La querelle sul Salone del Libro, Montanari e Sapienza: “Esserci, per esprimere il nostro dissenso”

Il parere degli scrittori legati a Bergamo e un sondaggio per i lettori

Il quotidano Il Manifesto ci ha fatto un titolo azzeccatissimo (come spesso accade): “Il saloon del libro”. Stiamo parlando del dibattito legato alla presenza alla kermesse torinese, della casa editrice Altoforte, vicina a CasaPound che ha pubblicato Io sono Matteo Salvini, un libro-intervista al ministro dell’Interno, a cura della giornalista Chiara Giannini e con prefazione di Maurizio Belpietro. 

Dicono no al Salone in  programma dal 9 al 13 maggio, per non stare accanto ai neofascisti, Wu Ming, lo storico Carlo Ginzburg, Zerocalcare e la presidente nazionale dell’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) Carla Nespolo. Ci sarà invece la scrittrice Michela Murgia. E nasce l’hashtag #iovadoatorino cui hanno già aderito molti scrittori.

Vi proponiamo un sondaggio per dire la vostra dopo chiesto un parere ad alcuni scrittori vicini a Bergamo. QUI Gigi Riva, nembrese di nascita, già inviato e caporedattore dell’Espresso, autore di “L’ultimo rigore di Faruk”, e in procinto di uscire con un nuovo lavoro.

Raul Montanari, milanese che ha vissuto l’infanzia sul lago d’Iseo, a Castro,  il cui ultimo romanzo “La vita finora” ha vinto l’ottava edizione del premio “Provincia in giallo”.

Non andrò al Salone, quest’anno, perché non ho libri da presentare né eventi in cui sono coinvolto. Per quanto riguarda la querelle che è sorta, provo sentimenti contraddittori. Da una parte ho sempre pensato, come gli antichi Greci (e come Freud), che tutto ciò a cui neghiamo la parola trova sempre un’altra strada per sfogarsi, di solito in modo violento: vale per la psiche individuale, per la società, per la politica.

Gli attentati, le bombe, gli atti più esecrabili li hanno spesso fatti quelli a cui era impedito di esprimere le proprie idee, per quanto queste idee fossero ripugnanti. Nel finale dell’Orestea di Eschilo gli Ateniesi accolgono dentro la città le Erinni, dee del sangue e della vendetta, perché anche loro devono essere ascoltate.

Dall’altra parte trovo naturali, direi necessarie, le manifestazioni di dissenso per la presenza al Salone del Libro di un editore dedito a propagandare idee (parola grossa) che sono agli antipodi del concetto stesso di cultura, oltre che di democrazia: troppo comodo pretendere il diritto di parola quando si celebra un regime che lo negava ai dissidenti e li perseguitava.

Considererei molto grave che queste proteste non ci fossero. In particolare approvo la posizione di Christian Raimo, che si è dimesso dal suo ruolo nell’organizzazione del Salone ma parteciperà come autore.

Davide Sapienza, il geopoeta, giornalista e scrittore che ha scelto l’alta Valseriana per vivere (è nato a Monza), dai libri rock per l’Arcana alla poesia e alla natura da vivere e da raccontare.

Mi stupisce che il Salone del Libro di Torino, istituzione così importante per l’editoria internazionale e italiana, possa ospitare un editore che si dedica ad attività “politica”, come si vede nelle diverse immagini che lo ritraggono, di forte stampo sovversivo, e assertore dell’ideologia fascista.

La Costituzione Italiana – va ricordato a tanti, troppi esponenti che ricoprono incarichi pubblici e fanno parte di schieramenti politici, ci dice che “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”: dichiarando “io sono fascista” questo signore non credo sarebbe contrario alla ricostituzione del Partito Fascista: gli ricorderei che se può pensare e affermare tutto questo – incluso pubblicare quello che pubblica – è perché vive in una Repubblica fondata sulla libertà di espressione e sulla democrazia.

Rispetto chi ha deciso di boicottare il Salone, ma credo che io sarei più propenso ad andarci per poi esprimere il mio dissenso sul “terreno di gioco”.

Ritengo fondamentale salvaguardare la libertà di stampa (cosa che dubito Casapound consentirebbe in caso di governo fascista) e per tale ragione ricorderei che mi pare anche come un atto improvvido quello del nostro ministro dell’Interno: egli è tale h 24, dunque anche quando rilascia dichiarazioni. Farsi intervistare, per un libro, da un editore dichiaratamente fascista e che diffonde l’ideologia che lui, come rappresentante di Governo dello Stato Italiano, dovrebbe contrastare (spesso “dimenticandosene”) la Costituzione dello Stato.

È sempre più difficile riconoscere autorevolezza a chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, va in direzione opposta alla Costituzione dello Stato di cui sono cittadino. Ecco cosa direi, se dovessi essere presente, prima di qualsiasi altra considerazione, davanti al pubblico del Salone del Libro.

Salone del Libro di Torino, giusto boicottarlo?

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