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Un motorino a San Siro: 18 anni fa il Booster di un bergamasco volò dagli spalti

I perché di quel folle gesto datato 6 maggio 2001

Era il 6 maggio 2001. Era l’Atalanta di Vavassori, era l’Inter di Tardelli. Era una giornata come le altre per il campionato di calcio italiano, che celebrava uno dei più forti centravanti della Serie A: Bobo Vieri, autore di una doppietta in quel 3-0 per i milanesi.

Poi, però, il giorno di Vieri si è trasformato in qualcosa d’altro.

All’improvviso dal secondo anello della curva riservata ai tifosi locali spunta uno scooter, un Booster come tanti se ne vedevano sulle nostre strade in quegli anni.

Così, il 6 maggio del 2001 non passerà alla storia per quello che è successo in campo, ma per tutta una serie di altre circostanze misteriose e grottesche.

Quel giorno a San Siro l’anarchia e l’assenza di limiti negli stadi italiani hanno vestito i panni di un motorino.

Quel Booster è stato un simbolo, una prova vera e propria del potere e della libertà di cui godevano gli ultras in quegli anni all’interno del territorio dello stadio. Una libertà che quel giorno ha preso una piega grottesca e surreale.

Tutti si sono chiesti: ma com’è possibile che uno scooter arrivi fino al secondo anello di uno stadio? Com’è possibile che uno scooter riesca a entrare in uno degli impianti più importanti del mondo?

La ricostruzione è semplice: nell’ultimo quarto d’ora di partita i cancelli dello stadio erano stati aperti per permettere il deflusso dei presenti, e i tifosi nerazzurri avrebbero approfittato di questo momento per condurre lo scooter – rubato a un bergamasco durante gli scontri iniziati prima del fischio d’inizio – sulla rampa che porta al secondo anello. Il tutto era già stato organizzato prima del match, quando il motorino si trovava già nelle mani degli ultrà interisti.

E poi: perché questo gesto assurdo, oltre che pericoloso?

Per cercare di capire i motivi alla base di quel lancio così folle bisogna tornare indietro nel tempo fino ad arrivare al dicembre del 1972, quando un gruppo di tifosi dell’Atalanta prese di mira le automobili dei calciatori interisti Mario Corso e Roberto Boninsegna, tentando di rovesciarle. Da lì in poi, per i tifosi quell’incontro di calcio è stato anche il simbolo di scontri e reciproche e continue vendette.

Nel 1979, poi, i bergamaschi strapparono ai Boys – uno dei gruppi ultrà della curva dell’Inter – il loro striscione e successivamente lo esibirono sugli spalti come fosse un trofeo di guerra. Stessa cosa che poi avrebbero fatto i tifosi dell’Inter quel 6 maggio del 2001 con il Booster.

Una curiosità: nel febbraio del 2018 il gesto è stato emulato dai tifosi del PAOK di Salonicco: un altro motorino sottratto agli avversari ed esposto sugli spalti come trofeo di guerra. Il tutto accompagnato dalla solita domanda: ma come diavolo ci è finito lassù?

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