“Immigrazione clandestina”: candidata azzurra, 3 vigili e dipendente della Questura agli arresti
Tutto è iniziato quando un dipendente amministrativo dell’ufficio immigrazione della Questura di Bergamo, ha richiesto il rinnovo di permessi di soggiorno per cittadini cinesi consegnando certificati di residenza contraffatti
Leandra Arnaldo Pavorè, candidata con Forza Italia alle elezioni del 26 maggio per la carica di consigliere a Bergamo, i poliziotti locali di Bergamo Andrea Sciortino e Leo Pezzimenti, e Mattia Cirrone (comandante a Orio al Serio), un segretario comunale di vari paesi della Bergamasca, Saverio De Vuono, un dipendente della Questura di Bergamo (ufficio immigrazione), Pierpaolo Perozziello: sono alcuni tra i dieci arrestati (portati in cella o ai domiciliari) lunedì mattina nell’ambito dell’operazione della Questura di Bergamo “Yuan” perché “ritenuti responsabili a vari livelli di favoreggiamento aggravato della immigrazione clandestina, falsità ideologica, alterazione di documenti e corruzione”.
Tutto è iniziato grazie a una segnalazione all’interno degli uffici immigrazione della Squadra mobile. E quando Pierpaolo Perozziello, dipendente amministrativo dell’ufficio immigrazione della Questura di Bergamo, ha richiesto il rinnovo di permessi di soggiorno per cittadini cinesi consegnando certificati di residenza contraffatti.
La Squadra mobile guidata da Salvatore Tognolosi, ha quindi aperto un’indagine per verificare la provenienza dei documenti, indagine che ha permesso di individuare il modus operandi delle agenzie sotto accusa: la Pavorè & Dong srl e Pavorè agenzia d’affari, con sede in Borgo Palazzo a Bergamo e facenti capo a Leandra Pavorè e a Don Xiaocho. Secondo gli inquirenti, guidati dalla pm Carmen Santoro, Pavorè e Dong, con la collaborazione di dipendenti della pubblica amministrazione, Andrea Sciortino e Leo Pezzimenti (vigili a Bergamo), Mattia Cirrone, comandante della polizia locale di Orio al Serio, Saverio De Vuono, segretario comunale di vari comuni della provincia di Bergamo (tra cui Orio al Serio), e Walter Flaccadori, dipendente del comune di Albano Sant’Alessandro, avevano creato le condizioni per ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare e il conseguente ingresso in Italia di numerosi cittadini cinesi privi dei requisiti. Come? “Creando certificati anagrafici contraffatti”.
Come si snodavano le operazioni? Secondo l’accusa Leandra Pavorè e Don Xiaochao erano soliti accompagnare i clienti alla stazione ferroviaria, in appartamenti di volta in volta reperiti da Pavorè all’iterno dei quali rimanevano giusto il tempo per far sì che il controllo di residenza della polizia locale avesse esito positivo. Poi i cinesi venivano accompagnati nuovamente alla stazione di Bergamo. Questo permetteva ai cittadini clandestini cinesi di ottenere i certificati di residenza e di idoneità alloggiativa utili a richiedere il nulla osta al ricongiungioento familiare di un parente.

Dalle intercettazioni è emerso che il costo pro capire di una pratica di ricongiungimento familiare si aggirava attorno ai 9.000 euro mentre il rinnovo del permesso di soggiorno intorno ai seimila. Il denaro veniva generalmente incassato da Dong Xiaochao e da Dong Gaojian e veniva poi spartito tra i vari collaboratori interni ed esterni all’agenzia.

