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Zingaretti risponde a Salvini: “Bergamo, città da difendere” fotogallery video

Il segretario del Pd lancia Gori: "Con la Lega siamo passati dall'Erasmus ai fili spinati"

“Qui c’è una città da liberare”, aveva detto una settimana fa il vicepremier Matteo Salvini, a Bergamo per lanciare la candidatura del leghista Giacomo Stucchi (leggi qui). Di una città “da difendere” ha invece parlato venerdì 3 maggio il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, a sostegno di Giorgio Gori. Quasi una risposta a distanza.

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“La partita è doppia – ha esordito Gori prima di lasciare spazio al segretario dem -. Da un lato c’è l’Europa (‘l’unica prospettiva per salvare l’Italia’), dall’altro Bergamo, che non vuole tornare ad essere una città chiusa, provinciale, animata dalla paura”. Al contrario “vuole essere aperta, positiva, capace di conciliare dinamismo, crescita e giustizia sociale – ha aggiunto -. Riuscire a vincere in una stagione di leghismo montante avrebbe un significato grandissimo”.

Dopo avere inaugurato il Pd point in via Broseta, Zingaretti ha parlato per circa mezz’ora nelle sale del Mutuo Soccorso di via Zambonate, accolto dagli applausi e da una torta con scritto sopra il suo nome (l’appuntamento, inizialmente previsto alle 17,30 in piazza Sant’Anna, è stato spostato a causa del maltempo). Tra il pubblico tanti volti noti del centrosinistra orobico. In prima fila Martina, Misiani e Scandella. Poi Guerini, Pedersoli, Carretta e gli assessori della Giunta: Gandi, Brembilla, Ciagà. Per i quali – dopo l’intervento, tra gli altri, del segretario provinciale Davide Casati – Zingaretti ha speso parole d’elogio: “Lo dico da cittadino romano: non tutti i Comuni hanno vissuto la crisi allo stesso modo – osserva senza risparmiare un’evidente frecciata ai Cinque Stelle -. Ci sono città che hanno affrontato e superato la crisi degli ultimi anni grazie alla bravura dei loro amministratori e Bergamo è una di queste. Gori – dice – è stato un sindaco capace di difendere la sua comunità”.

Quando parla di Europa – tema sul quale ha impostato gran parte della campagna elettorale – il tono di voce si scalda. Idem quando fa leva sulla contrapposizione al sovranismo e ai sovranisti. “Siamo passati dall’Europa dell’Erasmus all’Europa del filo spinato con i nazionalisti di Orban – ha detto Zingaretti sull’incontro di Salvini in Ungheria, durante il quale ha visitato il confine con la Serbia delineato dall’alto filo spinato che difende le frontiere -. La Lega non è fondata su un progetto di sviluppo per l’Italia, ma sull’odio e sul rancore”. 

Elemento che, secondo il segretario del Pd, rappresenta il vero punto debole della propaganda salviniana: “L’odio non crea lavoro. Non crea benessere, non crea sviluppo, non risponde positivamente né alla rabbia né alla speranza delle persone”. Concetti da ripetere agli elettori “perché nei prossimi venti giorni bisogna giocarsi tutto – ha concluso Zingaretti -. È vero che il vento non soffia dalla nostra parte, ma non bisogna ammainare le vele. Ora c’è bisogno di uno sforzo maggiore per riconquistare tutte le persone disilluse, stanche, riprendere con passione la voglia di combattere per l’Italia. E da Bergamo questo segnale deve venire”.

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Commenti

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  1. Scritto da Catwoman

    Mi piacerebbe sapere se il Sig.Zingaretti è passato in stazione e nelle vie Quarenghi e Bonomelli