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“Io, avvocato delle Torri negli anni ’90, tra pianti disperati e condòmini fuori legge”

Laura Gargano racconta il suo periodo da praticante: "Già allora si capiva che il sogno dell'urbanista Zingone era miseramente fallito"

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“Così è cominciata la demolizione dei fabbricati costituenti il Condominio Le Torri e con loro se ne va un pezzo della mia vita professionale”. Laura Gargano, avvocato cassazionista, racconta il suo periodo da praticante, cominciato nel 1993 proprio a Zingonia, quando iniziò a scrivere i primi ricorsi per ingiunzione nei confronti di condòmini inadempienti all’obbligo di pagamento delle spese di gestione “su incarico di un amministratore che lì si era trasferito con la prima ondata migratoria dal meridione. Era maestro, ormai in pensione. Ma si era volentieri riciclato come amministratore dell’edificio ove aveva realizzato il sogno della casa di proprietà.

Scriveva i verbali come tutti i già maestri di quell’epoca, rigorosamente a mano, con studiata abilità calligrafica. Con lo stesso piglio faceva i conti, su una carta quadrettata.
Già si capiva allora che il sogno dell’urbanista Zingone della “città ideale” era miseramente fallito.

Già nei primi anni ‘90 ebbi modo di osservare la poca tolleranza dei penultimi arrivati dal sud dell’Italia unita (ma forse solo dal punto di vista amministrativo) nei confronti degli ultimi, provenienti da paesi del nord Africa.

A questi ultimi, poveretti, gli agenti immobiliari del tempo proponevano l’acquisto della casa di proprietà come la conquista della vita senza ben spiegare che oltre a coprire le rate del mutuo il loro stipendio sarebbe dovuto servire anche per pagare spese delle parti comuni.

La notifica del decreto ingiuntivo li lasciava tra l’interdetto e lo sbigottito, e alle aste più di una volta ho visto piangere questa povera gente.

In ogni caso, causa scarsità di fondi in cassa si arrivò al distacco delle utenze principali il cui consumo non era stato pagato. Ricordo trattative estenuanti con i fornitori di gasolio e di acqua.

Ricordo anche l’ultima assemblea cui partecipai, forse nel 2002 incinta del mio Luca: recatami là trasalii sentendo la voce stentorea di un signore urlare ad un familiare sul balcone “scendi il cane che lo piscio” sdoganando l’uso transitivo degli intransitivi.

Tutto questo ricordo ed anche di più, cose che però non voglio scrivere per riserbo ed anche un po’ per gelosia dei miei ricordi, legati alla Pretura di Treviglio ed ai miei cari Colleghi che non ci sono più. La vita, però, va avanti . E menomale”.

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