Ramadan alle porte: i musulmani che a Bergamo aiutano i senzatetto
L’iftar, il pasto a base di zuppa, involtini e pane, viene offerto anche a bisognosi e persone italiane non musulmane
Domenica 5 maggio comincia anche a Bergamo il periodo sacro del digiuno che unisce la comunità islamica in tutto il mondo, dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina.
Ma che cos’è il Ramadan? Ramadan è il nome del nono mese dell’anno nel calendario lunare musulmano, nel quale, secondo la tradizione islamica, Maometto ricevette la rivelazione del Corano “come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza” (Sura II, v. 185).
Il periodo del digiuno cambia in base al calendario lunare e quindi varia ogni anno. Il digiuno è obbligatorio per tutti i fedeli musulmani, gli unici esenti sono le ragazze e i ragazzi che non hanno raggiunto ancora la pubertà, le donne in gravidanza o in post-gravidanza e i malati cronici. Nel Corano sono indicati come esenti anche le donne durante il ciclo mestruale e chi deve affrontare un viaggio particolarmente faticoso di molte ore. Si digiuna dall’alba al tramonto.
Perché si digiuna? Il principale motivo è seguire il volere di Dio. Non seguire la volontà di Dio è considerato peccato, quindi bisogna attenersi al suo desiderio. Il secondo motivo per il quale si digiuna è il bisogno di purificarsi dai peccati, replicando le abitudini dei profeti dell’Islam.
Il profeta Maometto disse: “… chi digiuna durante il mese di Ramadan con una fede sincera e la volontà di guadagnare il perdono di Dio, allora tutti i suoi precedenti peccati saranno perdonati”.
Quali differenze si incontrano nel viverlo nel proprio Paese d’origine e nel viverlo a in un Paese non islamico, come l’Italia e a Bergamo? Sono abissali.
Vivendolo nel proprio Paese si avverte un clima più familiare e più caloroso. Tutti sono a digiuno e tutti sanno come ci si sente. Durante il giorno molti ristoranti abbassano le saracinesche, mentre bar e discoteche rimangono chiusi del tutto; gli orari di apertura di negozi, banche e uffici invece sono ridotti. Camminando per le città non si trovano quasi mai persone che mangiano, bevono o fumano.
Dalle 18 le donne si dirigono verso le cucine e iniziano a prestabilire “l’iftar”, il primo pasto del giorno. Mentre le commissioni vengono affidate ai figli. Di sera tutte le famiglie si riuniscono per spezzare il digiuno insieme.
Viverlo invece in un Paese non musulmano è tutt’altra cosa. Di giorno si possono incontrare persone che stanno mangiando e bevendo e di conseguenza si avverte maggiormente lo stimolo della fame . Se invece si rimane a casa, non si sente comunque la vera atmosfera del Ramadan. Piuttosto si avverte la solitudine perché la famiglia non c’è.
L’unico modo per raggirare questo senso di solitudine è partecipare agli “iftar collettivi” che sono una buona occasione per spezzare il digiuno con più famiglie e per conoscere nuova gente in un clima accogliente e festoso.
A organizzare questi eventi sono le associazioni islamiche di Bergamo. I membri e alcuni volontari preparano l’iftar da servire poi ai presenti in cambio di una piccola somma di denaro, solitamente 10 euro, e da offrire ad alcuni senzatetto e anche a persone italiane non musulmane. Questa tipologia di incontri non solo arricchisce il bagaglio culturale e fa sentire persone migliori, ma permette di conoscere molte persone.
Queste organizzazioni non si occupano solo di preparare iftar ma anche di creare occasioni di incontro e aggregazione tra cittadini immigrati, di tenere corsi di lingua araba per bambini e per adulti, di realizzare attività formative e viaggi-studio per conoscere meglio le culture dei Paesi di origine dei cittadini immigrati e i meccanismi dei processi di integrazione, di organizzare attività sportive, e ancora di organizzare iniziative ed eventi per la valorizzazione del patrimonio culturale di origine dei cittadini immigrati e gite sul territorio nazionale per conoscere meglio le città italiane.
Le associazioni più attive sul territorio bergamasco sono la Rouah e la Toubkal di Bergamo, la Annour di Nembro, la Simira di Sarnico, la Al Amal di Trescore Balneario.






