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Dopo l'8 marzo

“Continuiamo a parlare dei diritti delle donne: noi ragazze ne abbiamo bisogno”

La riflessione di una giovane donna dopo l'ennesimo caso nel quale si è cercato di ledere la dignità femminile

L’8 marzo è ormai passato. Le frasi spesso di circostanza e i cortei contro le discriminazione di genere che si ripetono ogni anno sono state subito messe da parte e hanno lasciato lo spazio a un nuovo caso nel quale si è cercato di ledere la dignità femminile.

Questa volta non si tratta di femminicidio o di tempeste emotive che armano la mano di un assassino, ma di una violenza sessuale e della legittimazione della stessa. È stato reso noto pochi giorni fa che la Cassazione ha annullato una sentenza del 2017 della corte di Appello di Ancona per vizi di legittimità, in materia di stupro. L’Appello aveva assolto, ribaltando il giudizio in primo grado, due ragazzi per la violenza di una giovane peruviana. La motivazione dell’assoluzione? La ragazza era troppo brutta per essere stuprata,aveva un aspetto mascolino. Ovvero, leggendo fra le righe: se l’avessero violentata le avrebbero fatto anche un favore.

Innanzitutto la vicenda. A marzo 2015 una ragazza peruviana si era recata all’ospedale di Ancona sostenendo di essere stata stuprata qualche sera prima da un ragazzo, un suo compagno della scuola serale che frequentava. La giovane aveva sostenuto di aver bevuto delle birre con due studenti e di essersi effettivamente appartata con uno di essi per avere un rapporto sessuale. Fin qui niente di strano, senonché, successivamente, il ragazzo non ha tenuto conto della volontà della giovane di non volere altri rapporti sessuali con lui e l’ha violenta, mentre il suo amico gli faceva da palo. Oltre alle lesioni compatibili con uno stupro, le analisi mediche hanno riscontrato anche un’elevata quantità di benzodiazepine, una classe di farmaci con effetti ansiolitici e ipnotici.

Non sta a noi, contestare o appoggiare l’assoluzione, ma ciò che lascia l’amaro in bocca sono le motivazioni della scelta delle tre giudici. Si legge dalla sentenza.“La ragazza aveva una personalità tutt’altro che femminile quanto piuttosto mascolina (…) come la fotografia che appare nel fascicolo processuale appare confermare”.

La “scaltra peruviana”, come si legge nelle motivazioni, era stata salvata nella rubrica di uno dei ragazzi con il nome, poco femminile, di “Vikingo” e infine “non è possibile escludere che sia stata proprio (la ragazza) a organizzare la nottata goliardica”. La pericolosità che soggiace alle motivazioni dell’assoluzione è tangibile: una donna non molto carina ha solo da beneficiarne in caso di violenza, in quanto nessuno la desidera. Tutto ciò presuppone inoltre un’altra e ben più grave questione: la legittimità dello stupro di qualunque donna.
Semplificando agli estremi, se sei brutta lo stupro è una sorta di favore, una prova di coraggio dell’uomo, poiché nessuno ti vuole. Se sei carina invece te lo potresti aspettare, poiché stuzzichi il desiderio del sesso opposto. Tutto ciò porterebbe paradossalmente a concepire che il riconoscimento e la conferma della bellezza estetica di una donna passi anche per uno stupro. Fortunatamente stiamo parlando solo per paradossi.

L’idea di legittimare anche in parte la violenza, però, evita di porre la giusta attenzione verso la parte offesa, donna o uomo che sia, concentrandosi soprattutto sulle motivazioni dell’autore del deplorevole gesto, instillando il pericoloso messaggio che uno stupro possa avere delle ragioni.

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