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Venticinque Aprile: “Quali promesse dobbiamo fare a noi stessi”

La riflessione di Camilla, 20 anni

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Si celebra l’anniversario della vittoria della Resistenza armata delle truppe partigiane al regime fascista avvenuta il 25 aprile 1945. Il 25 aprile 2019 a Bergamo, Milano e Roma e in altre diverse città italiane si scenderà in piazza a manifestare contro un problema molto attuale. Il fascismo.

Non è un errore di battitura. Scordarsi che il fascismo è stata una vergogna del nostro Paese, è pericoloso dimenticarsi che è morto in piazzale Loreto con l’impiccagione di Benito Mussolini il 27 aprile 1945.

Premessa: il fascismo non è giustificabile.

Il fascismo ha principi che si scontrano con una violenza inaudita contro la Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948 e della Costituzione Italiana stilata dal 1946 ed entrata in vigore il primo gennaio 1948.

L’articolo XII della Costituzione recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.”

Ed è proprio da questo articolo che si necessita partire.

Non si può manifestare contro il fascismo poiché in Italia il fascismo non esiste e non potrà più risorgere. È fondamentale ricordarsi di ciò, indipendentemente da quale sia il nostro orientamento politico, che sia di estrema destra o estrema sinistra, che si veneri Che Guevara o Aldo Moro.

È fondamentale imparare a memoria l’articolo XII per rispettare le unmilioneduecentonovantacinquemilaquarantadue vittime che si stima il fascismo porti sulle spalle.
Quarantadue sono coloro che sono stati uccisi su sentenza del Tribunale Speciale. Ottantamila sono state le vittime libiche uccise per volontà generale Graziani nelle zone desertiche della Cirenaica. Settecentomila sono le donne, gli uomini ed i bambini abissini uccisi durante la campagna etiopica.

Trecentocinquantamila, invece, sono i soldati ed i militari italiani di cui ha cantato De Andrè:
“Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che il tempo non ti sarebbe bastato
A chiedere perdono per ogni peccato

Quarantacinquemila furono i prigionieri razziali e politici deportati nei campi di concentramento, di cui se ne contano quindicimila tra morti e dispersi.

Seicentoquarantamila sono le persone deportate nei lager tedeschi, di cui quattrocento uccisi e seicentomila segregati e torturati nelle prigioni del Reich. E, infine, centodiecimila, sono le vittime cadute combattendo, durante la Resistenza al fascismo.

Prima di parlare dei giorni nostri paragonandoli al fascismo, si rifletta, guardando le mani spiegazzate della nonna, gli occhi celesti del nonno o ripensando a quel lontano parente che è volato, come un palloncino, su in cielo, a quanta sofferenza e a quante immagini siano impresse, nelle loro menti ormai affaticate, che vorrebbero dimenticare, ma per quanto ci provino sono fisse, ferme, nemmeno un po’ ingiallite dalla storia.

Si stia attenti alle parole usate, perché le parole sono lance affilate e quella che per alcuni può essere una giornata spesa in piazza con un fumogeno in mano, per qualcun altro significa riaprire la ferita che ricordava cicatrizzata. Significa cercare nel sangue il sorriso di una madre, risentire nelle orecchie il rumore di quella maledetta sirena che significava che bisognava correre sotto terra per sopravvivere, ma che è costata la vita a tanti futuri mariti che hanno lasciato una ragazza a casa ad aspettare un inutile ritorno o a dei giovani figli che sono morti per ideali che non condividevano.

Bisogna ricordarsi che durante il fascismo questo articolo non esisterebbe, perché non c’era la libertà di stampa o di opinione, quello che il Duce Benito Mussolini diceva era legge, senza se e senza ma. Non si poteva replicare, ma non era concesso nemmeno pensare di poter replicare.

È difficile dimenticarsi del fatto che se fossimo sotto dittatura fascista il 25 aprile non si potrebbe manifestare contro il regime perché il fascismo stesso non l’avrebbe permesso.

La storia non va dimenticata, lo insegna Machiavelli: è ciclica, ma solo con la piena consapevolezza di come la storia ha marciato possente nel passato, si può modificare il presente.

La storia non va rinnegata come propose la legge Fiano nel 2017, la quale proponeva una pena da sei mesi a due anni per tutti coloro che avrebbero venduto o acquistato simboli richiamanti i partiti nazionalsocialista o fascista.

La storia va ricordata, non c’è pericolo più grande, bomba più potente, carro armato più pesante o proiettile più veloce dell’ignoranza dell’uomo verso la storia.

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