Il ricordo

Prandelli, Tacchinardi, Bonifaccio e Finardi ricordano Favini: “Perdiamo un padre”

Commozione e tristezza nelle parole degli ex collaboratori del Mago di Meda, ai quali si aggiunge anche Marcello Lippi: "Era una bella persona"

“Ho perso un padre”. Cesare Prandelli è commosso, lui che nel settore giovanile dell’Atalanta ha vinto tutto con quella che era stata ribattezzata la Banda Prandelli, con Morfeo, Tacchinardi e tanti altri talenti scoperti dal Mago di Meda, Mino Favini. Ma, al di là di quello sportivo/calcistico, c’è proprio l’aspetto umano che balza agli occhi: senza certe qualità umane, non sarebbero mai arrivati nemmeno tanti risultati prestigiosi.

“Il primo pensiero è per i suoi figli”, continua Prandelli. “Ho conosciuto bene Favini anche in privato, so bene quanto ha sofferto quando gli è morta sua moglie Paola. Per me lui sarà sempre un riferimento sul piano professionale e umano, per la sua capacità di capire i ragazzi, la voglia di ascoltarli e farli crescere. Era un riferimento per tutti. Ci si sentiva spesso, in questo momento voiglio ricordare le cose belle”.

Ecco, chi era Mino Favini? Perché dietro alla Banda Prandelli c’è anche lui… “Il migliore in assoluto”, non ha dubbi Prandelli. “La sua era una missione, sempre presente nella crescita dei ragazzi. Ci siamo incontrati e siamo entrati subito in sintonia e abbiamo trovato la strada maestra. L’educazione? Quella era la base su cui poter lavorare, la sua missione. Favini era sempre al campo, tutti i giorni, parlava con gli allenatori, il Vava, Fina, Gustinetti, io, parlava con i ragazzi e l’ambiente sentiva questa sua presenza. Lui notava subito se un ragazzo aveva attitudini tecniche, perché la tecnica è alla base del calcio, come la capacità di gestire la palla. Si deve tornare lì”.

Sono cresciuti anche bravi allenatori. Prandelli sospira: “Beh, ho cercato di imparare qualcosa. Ci mancherà molto”.

“Una giornata molto triste”, sono le parole di Alessio Tacchinardi. “Mino Favini era una gran bella persona”, così Marcello Lippi, che ha allenato l’Atalanta nella stagione 1992-93 negli anni in cui sbocciava la Banda Prandelli. Ricorda l’ex ct della Nazionale campione del mondo: “Ho accolto stamani la notizia con grande tristezza…gran bella persona, Mino Favini. A parte la qualità nel suo lavoro, veramente una gran bella persona”.

Altro talent scout che ha fatto la storia del settore giovanile dell’Atalanta è Raffaello Bonifaccio, il Maestro. Che un po’ si schermisce quando lo si cita in quella maniera: “Per me il Maestro era lui, Favini. Un grande signore, oltre che un grande tecnico con una razionalità lucida, cristallina. Per le sue intuizioni era davvero imbattibile e in ogni circostanza si sapeva comportare. Al di là delle sue doti professionali aveva una grande capacità di relazionarsi, con i dirigenti, gli allenatori, i giocatori cioè i ragazzi”.

Si incrina un po’ la voce, a Bonifaccio, quando ricorda i momenti più personali, gli aneddoti. Spiegazione. Mino Favini per venticinque anni è stato il responsabile del settore giovanile dell’Atalanta dove sono cresciuti tanti talenti, ma il primo mattone, le fondamenta del settore, erano al Campo Utili o Campo Militare, dove i calciatori muovevano i primi passi, ancora bambini, col Maestro Bonifaccio: “Beh anche il Campo Militare ha fatto la sua parte, ho contato 42 giocatori arrivati in Serie A, potrei citare Gagliardini, Conti, Caldara e tanti altri. Favini mi ha concesso la massima fiducia”, ricorda, “non voleva neanche sapere: fai, mi diceva ed era un modo per metterti le ali ai piedi. Ricordo una volta, ho ricevuto una telefonata da un presidente di una società del Veneto, che si lamentava, mi avete portato via quel ragazzo, urlava, vengo e spacco tutto… Entra in ufficio Favini, prende il telefono e gli dice: presidente venga, ho piacere di conoscerla. Dopo due ore e mezza era lì, ha parlato con lui ed è uscito ringraziandolo. Aveva un’abilità… era diplomatico, ma sincero. E poi gli allenatori? Li incantava, non perdevano una sillaba di quel che diceva. E i successi dimostrano che tanti allenatori hanno fatto bene, pilotati da un grande Maestro”.

Un uomo d’altri tempi? “Sicuramente aveva i suoi principi saldi, ai quali rimaneva ancorato e da cui non si scostava. Ed era attentissimo all’educazione dei ragazzi”.

E Giancarlo Finardi, ora coordinatore del settore giovanile dell’Atalanta: “Aveva una qualità incredibile, Mino Favini, sapeva ascoltare. Questo è il ricordo che mi è rimasto più di lui. So che mi apprezzava e mi faceva molto piacere e non avevamo nemmeno bisogno di molte parole per intenderci, però proprio mi colpiva questa sua capacità. Non interrompeva mai quando parlavi. Certo lui aveva qualcosa in più, nel settore giovanile ce ne sono pochi al mondo di Favini”.

Finardi rivela che “sarà stata la differenza di età, ma non osavo mai dargli del tu. Mi ha dato tanto e quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti, ha anche saputo creare una bella squadra di allenatori. E poi il rapporto con i ragazzi, era duro, severo, quando era necessario”.

Finardi chiude con un piccolo rimpianto: “Mi dispiace solo di avere passato qualche anno altrove, fossi stato più vicino a lui mi avrebbe aiutato a crescere”.

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