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Camilla, 25 anni e le installazioni artistiche che conquistano la Lombardia - BergamoNews
L'intervista

Camilla, 25 anni e le installazioni artistiche che conquistano la Lombardia

Abbiamo intervistato la giovane scenografa Camilla Gagliardi che sta arricchendo le nostre esistenze con le sue meravigliose creazioni

Spopola, ormai da tempo, sui social media la celeberrima frase inglese “Earth without art is just eh” che molto spesso accompagna le più belle opere d’arte che colorano il mondo. Siano esse dei dipinti, delle fotografie o addirittura dei murales, possiamo dire con certezza che riempiono di grazia la nostra Terra.

Ed è proprio in questo spazio che si inserisce la giovane scenografa Camilla Gagliardi che sta arricchendo le nostre esistenze con le sue meravigliose creazioni. Noi di BGY abbiamo voluto incontrarla per fare quattro chiacchiere con lei.

Ciao Camilla, ci piacerebbe sapere quando hai iniziato a creare le tue opere?

Ho iniziato a creare le mie personali opere dopo che sono stata male, qualche anno fa persi la memoria per circa un mese e diciamo che questa perdita mi ha portata a guardare il mondo sotto un’altra prospettiva e a fotografare, con i miei occhi, tutto ciò che mi circondava. Sentivo il bisogno di esprimere quello che avevo dentro, un insieme di sentimenti non ben definibili, e volevo farlo utilizzando il volto di altre donne, raccontando anche la loro storia.

Oggi possiamo dire che le tue installazioni sono situate in diverse località del territorio lombardo; ci spiegheresti qual è il messaggio che vorresti trasmettere?

Le mie opere sono particolari proprio perché, come ti anticipavano, raccontano tutte una storia; ad esempio Polvere trae ispirazione dai roghi in cui bruciavano le streghe e ho voluto richiamare questo episodio del passato proprio per fare un parallelismo con quanto accade al giorno d’oggi. Purtroppo credo che la nostra società, in generale intendo, sia ancora di stampo patriarcale ed ecco che la donna viene in qualche modo pressata da questo retaggio atavico. Mi viene da pensare come, magari tra cent’anni, verranno raccontati i casi di femminicidio che oggi fanno quotidianamente parte delle nostre pagine di cronaca. Un tempo, le storie venivano distorte tant’è che la strega veniva presentata come un personaggio negativo, come una sorta di antagonista. Nel Medioevo queste donne venivano punite perché erano potenti: quando vi era una pestilenza loro aiutavano le persone a guarire proprio grazie alle loro conoscenze e conseguentemente diventavano importanti e fu proprio il loro crescente potere a destare l’odio degli uomini che finirono poi per additarle come streghe.

In Polvere abbiamo due donne diverse ma uguali, una indipendente e l’altra un po’ più silenziosa (ma non per questo meno importante). Queste immagini coesistono in maniera equilibrata. La donna non è solo quella che sta in casa o che lavora, è molto di più, è una complessità di significati che sono in armonia tra loro e il mio intento è proprio quello di distruggere gli stereotipi che molto spesso veicolano una lettura dicotomica e semplicistica del genere femminile. Inoltre credo che richiamare la storia, che nel caso di Polvere è rappresentata dalle streghe, sia uno strumento importantissimo per conoscere e non commettere gli stessi errori del passato, quindi il compito delle mie opere è anche quello di far aprire gli occhi ai suoi fruitori per far riscoprire la nostra cultura, con i suoi errori e le sue vittorie.
Un altro messaggio che voglio veicolare è proprio quello legato all’apparenza. In Profili sono rappresentati dei volti femminili circondati da un riquadro che ricorda la “cornice” di Facebook. Si tratta di una critica all’odierna società che premia la bellezza, o meglio l’apparire belli. Le mie modelle non sono mai idealizzate ma vengono rappresentate nella loro imperfetta semplicità. Profili vuole richiamare al contempo i dipinti del Rinascimento. Questi ultimi servivano proprio per fare conoscere al popolo il personaggio che rappresentavano proprio perché all’interno di questi quadri vi erano dei simboli famosi che erano conosciuti da tutti. Anche in profili vi sono dei simboli allegorici il cui significato però non è così chiaro e immediato e quindi lo spettatore deve andare a cercarlo, rompendo la barriera dell’apparenza per scavare più a fondo e cercare di conoscere il volto rappresentato.

Certamente i messaggi che vuoi trasmettere sono nobili quanto complessi, credi che tutti i tuoi fruitori li capiscano?

Ti dico la verità, sono consapevole del fatto che le mie opere siano difficili da capire nel senso che per apprezzarle devi conoscere la simbologia e l’estetica dell’arte ed è infatti per questo che preferisco definirmi una scenografa più che un’artista. Prima della creazione, c’è dietro un lavoro di studio e di analisi del contesto che la stessa racconta e questo è poi il tipico modus operandi degli scenografi. Tornando a noi, mi piace proprio pensare che il mio spettatore non capisca immediatamente quello che sto raccontando e ancora di più mi piace pensare che ciò instilli in lui una sorta di curiosità che lo porti poi a fare delle ricerche e quindi a scoprire e capire il racconto ma anche la storia dei singoli elementi iconografici che ho scelto di rappresentare.

Data la complessità delle tue opere, vorresti che venissero indirizzate a un target ben preciso?

A dir la verità no, le mie opere sono per tutti: bambini, giovani, uomini, donne, anziani; poi è ovvio che ognuno le filtri e le legga attraverso i propri occhi. Comunque ti dirò che, anche grazie a i laboratori scolastici che faccio, i bambini sono certamente quelli che ti danno più soddisfazione. Leggono e interpretano le cose a maniera loro, con semplicità ma anche con efficacia.

Noi ti ringraziamo molto per il tempo che ci hai dedicato e ti facciamo un grandissimo in bocca al lupo per ciò che stai facendo. Speriamo di averti presto anche a Bergamo.

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