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Gori: "5 anni ancora per Porta Sud e per trattenere a Bergamo i giovani" - BergamoNews
Candidato per il bis

Gori: “5 anni ancora per Porta Sud e per trattenere a Bergamo i giovani”

Il sindaco uscente tenta il bis con l'appoggio di cinque liste: progetti e sogni per il secondo mandato

È stato il primo a confermare la sua candidatura e, se risulterà vincitore, sarà anche il primo sindaco di Bergamo (da quando ci sono le elezioni dirette) a bissare il mandato.

Giorgio Gori è in pista dai primi di ottobre, tra la gente in centro e nei quartieri, per ascoltare i problemi dei cittadini e riconfermare o guadagnare la loro fiducia. A sostenerlo, cinque liste: Lista Gori, lista PD, Ambiente Partecipazione Futuro, Patto Civico (con Italia in Comune e socialisti) e +Europa.

“Non abbiamo ancora sondaggi – ha dichiarato il sindaco uscente ospite della nostra redazione – ma il clima è buono. Stiamo andando da mesi ormai nei quartieri e nelle zone della città per ascoltare i cittadini. E le richieste più sentite riguardano lavori pubblici, opere del verde, mobilità e sicurezza, un tema che io non voglio lasciare ai miei avversari. Con lo sblocco delle assunzioni, infatti, contiamo ad avere 200 agenti di polizia locale in più e 200 telecamere. A questo vogliamo associare un lavoro con i cittadini dei gruppi di vicinato”.

Sia dalla destra (Stucchi) che dalla sinistra (Macario) arriva la critica che lei non sia vicino ai ceti popolari.

Direi che è proprio il contrario: abbiamo dato spazio ai cittadini che abitano le zone più fragili. Come Grumello, la Malpensata, Boccaleone… Abbiamo investito tutti i i soldi del bando periferie per i quartieri sud delle città e 5 milioni sul sociale e la sicurezza. Per la “gente comune”, come dicono i miei avversari, ci sono stato con la mia presenza costante, non solo in campagna elettorale, e nei fatti con la cura delle piccole cose: una buca, il marciapiede da sistemare, l’albero da potare. Piccolezze, ma sono cose che fanno vedere se c’è attenzione oppure no. Per quanto riguarda i “poteri forti”, io dico solo che aver portato i privati a spendere soldi per il pubblico è un grande risultato. I bilanci del Comune non sono sufficienti per tutte le opere necessarie per questa città.

E sulla “frecciata” arrivata da Forza Italia che la accusa di non aver tagliato nessun nastro, a parte la Carrara che era un lascito loro?

Mi fa sorridere perché ci hanno impiegato sette anni per sistemare la Carrara e poi alla fine siamo dovuti intervenire noi. Qualunque cosa si faccia viene detto che era nel programma dell’amministrazione precedente: verissimo, però non è stato fatto. La città è rimasta a palleggiarsi gli stessi temi per anni: la Montelungo, l’ospedale, lo stadio, la Gamec. E c’era nei programmi di tutte le amministrazioni, ma non è stato fatto, mentre noi sì.

Nell’eventualità che venisse riconfermato, quale sarebbe il suo sogno per Bergamo?

In realtà son due. C’è un sogno hardware e uno software. Il primo è realizzare il progetto Porta Sud: un’opportunità  incredibile per la città, un esempio forte di riqualificazione urbana, con una creazione di un polo del sapere, della salute e di un nuovo parco urbano.

E quello soft?

È vedere il dato sulle nascite continuare a crescere, perché dietro a questo dato c’è un futuro migliore. Nel 2018 qui a Bergamo città si è registrato, finalmente e in controtendenza con la Lombardia e con la provincia orobica, un segno più per le nascite e, per il quarto anno di fila, un segno più per il numero di abitanti. Questo significa che la città è tornata ad essere attrattiva per una popolazione che per l’85% è di italiani (lo dico se no da destra ipotizzano che è cresciuta per gli immigrati). Quel “più” sulle nascite significa tante cose e, se fosse confermato, sarebbe il risultato di tutta una serie di politiche fatte per poter conciliare famiglia e lavoro. Ma anche di un clima positivo, quello che serve per poter incoraggiare le coppie a scommettere sul proprio futuro. Affinché questo si realizzi, deve tradursi dal punto di vista politico in una serie di priorità: prima di tutto il tema della casa. Per favorire l’autonomia del giovane e, quindi, poter creare una famiglia, devi consentirgli di uscire di casa prima. E questo comporta poter avere una casa in affitto a prezzi accessibili, da qui l’idea di un progetto di housing destinato ai giovani. Vorrei anche che Bergamo riuscisse a trattenere tutti i suoi studenti universitari con la qualità della vita in città.

In che modo?

Tutto serve: la qualità ambientale, l’efficienza dei trasporti, la vivacità culturale, che vogliamo migliorare con la riqualificazione delle Cinque vie, fino a via Zambonate e via Broseta, e del centro Piacentiano. Bisogna alzare la qualità della vita e invogliare la gente a star qua. Io continuo a battere sulla questione del Bergamo – Milano: un treno che in 35 minuti ci porta a Milano, comporterebbe, magari, l’idea per molti, bergamaschi e non, di sentire Bergamo come casa. L’idea si lega al completamento del raccordo ferroviario Bergamo – Orio che si potrebbe far arrivare fino in Centrale o Lambrate. Ne abbiamo già parlato con Trenord e Regione Lombardia, vedremo.

Via le auto dalla città, come la vede?

Ogni giorno entrano in città 65 mila automobili, più di 80 mila persone. Dati che confermano l’attrazione di Bergamo, ma comportano un’ invasione di mezzi privati non sopportabile. Quindi bisogna fare in modo che queste persone vengano a Bergamo, ma non con la loro macchina. Come? Con il rafforzamento delle infrastrutture su ferro, come la Ponte San Pietro – Montello e la linea 2 della Teb. E una relazione ferroviaria molto più intensa con Treviglio, con una navetta Bergamo- Treviglio e, infine, stiamo ragionando su una linea su gomma in sede dedicata Bergamo – Dalmine. Questo per avere sui principali assi delle infrastrutture solide che portino in città. Il secondo aspetto è creare dei parcheggi di interscambio alle porte della città: alcune zone potrebbero essere quello che già stiamo andando a realizzare in via Spino, poi in zona Fiera e in area Reggiani dove arriva la circonvallazione, e tutti dovrebbero essere raccordati con il sistema pubblico urbano. Così da alleggerire la pressione veicolare della città e liberare quei quartieri periferici usati come parcheggi.

Lei se la sente di promettere: l’aeroporto non si svilupperà più di così?

No, vorrebbe dire, siamo sinceri, che Ryanair deciderebbe di non fare più del “Caravaggio” il suo punto di forza nel Nord Italia. E questo comporterebbe una riduzione che andrebbe a toccare il lavoro e le ricadute positive non solo sulla città ma su tutta la provincia. Però si devono diminuire i disagi. E il modo c’è. Io vedo due strade. La prima, quella maestra, è un accordo su scala lombarda, con Milano e lo sviluppo di Montichiari, affinché i voli siano un po’ ridistribuiti. E, poi, valutare le nuove tecnologie che comportano già una perdita di rumore. Non sono per fermare l’aeroporto, però nelle previsioni c’è una pressione a continuare a crescere, che, secondo me, non siamo in grado di fare se non marginalmente: dobbiamo, quindi, continuare a studiare e considerare tutti tentativi, cercando di mantenere un equilibrio tra sviluppo e tutela.

Cinque liste a suo sostegno, è contento?

Molto, siamo tutti uniti perché, al di là delle singole opinioni e delle critiche, a questo giro c’è in ballo qualcosa di più: un modello di città, di relazioni e di valore per le diversità. Il modello Bergamo non l’ho inventato io, ma certamente l’amministrazione ha dato un incremento e il sindaco ha avuto un ruolo centrale. Abbiamo creato un modello di città tutti insieme e continueremo a fare squadra.

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