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Da giugno taser per la polizia, il sindacato: “Attenzione, va usato con cautela”

Daniele Bena, segretario generale Regionale Silp Cgil: "In soggetti con malattie respiratorie importanti o con disturbi cardiocircolatori può essere molto pericoloso"

Non mancano le polemiche sul Taser, la pistola elettrica che da giugno sarà in dotazione alle forze dell’ordine. Ne parla l’agente bergamasco Daniele Bena, segretario generale Regionale Silp Cgil: “L’adozione della pistola ad impulsi elettrici taser dovrebbe fornire alle lavoratrici e ai lavoratori di polizia uno strumento in grado di bloccare una persona violenta senza far ricorso alle armi da fuoco. E’ quindi uno strumento accolto favorevolmente dagli  operatori, potrebbe certamente essere uno strumento utile ma bisogna porre grande attenzione ai rischi per le persone colpite e alle ripercussioni giuridiche per gli operatori.

Le semplificazioni o i proclami fatti in merito all’utilizzo di questo strumento nascondono infatti una serie di criticità che non vorrei venissero poi scaricate sugli operatori di polizia. Si tratta di bilanciare due diritti fondamentali : la sicurezza dell’operatore di polizia e quella del cittadino.

Abbiamo qualche elemento di preoccupazione: “E’ comprovato che in soggetti con malattie respiratorie importanti o con disturbi cardiocircolatori l’utilizzo del taser può essere molto pericoloso.  osì come è stato riscontrato il mancato funzionamento su soggetti in stato di agitazione psico-motoria. Vi è poi il rischio che il soggetto colpito cada dopo l’immobilizzazione causata dalla
scarica elettrica procurandosi lesioni anche gravi.

Sono queste situazioni delicate che non vorremmo venissero poi contestate agli operatori.  Occorre un parere vincolante del Ministero della salute e un protocollo operativo che dica con chiarezza quando usare la pistola elettrica e in quali circostanze.

E’ chiaro che il dispositivo andrà usato in situazioni a rischio concreto di messa in pericolo dell’incolumità delle persone ma a posteriori sarà spesso difficile stabilire se il soggetto che lo ha utilizzato ha posto in essere tutte le misure prescritte anche perché la valutazione della pericolosità della situazione e la decisione sull’uso può avvenire nell’arco di pochissimi istanti.

Per questo un protocollo operativo può non essere sufficiente perché sarà sempre difficile riuscire a stabilire se i comportamenti adottati in situazioni critiche sono stati del tutto adeguati. Non vorremmo che le responsabilità gravassero sugli operatori (vedasi a seguito di una caduta incontrollata, emorragie o complicazioni dovute a pregressi disturbi cardiocircolatori).

Non esiste una normativa che metta completamente al riparo gli operatori: nel nostro ordinamento giuridico la responsabilità penale è sempre personale e nessuno può garantire che non ci siano conseguenze per l’operatore di polizia se dovessero verificarsi lesioni gravi o mortali a causa dell’utilizzo della pistola elettrica.

Anche per questo occorre una attenta valutazione della sperimentazione che è stata fatta e per questo sarà fondamentale il tema della formazione e del costante aggiornamento professionale per il personale.

Più positivo il commento di Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia, Federazione sindacale della Polizia di Stato, alla notizia diffusa dal Viminale: “Attendiamo con ansia che arrivi giugno in modo che l’annuncio del ministro Salvini sulla dotazione dei taser alle Forze di Polizia divenga realtà. Finalmente, è il caso di dire. Perché da troppo tempo chiediamo uno strumento indispensabile per poter lavorare meglio, uno strumento che sia a metà strada fra l’uso delle mani e quello della pistola, uno strumento che consentirà di salvaguardare il più possibile la sicurezza di tutti.

Arriva in ritardo, in verità, la dotazione di questo dispositivo già utilizzato in mezzo mondo, i cui benefici sono stati ampiamente dimostrati nel periodo di sperimentazione, e che speriamo sia solo un primo passo nel senso di mettere gli operatori delle Forze dell’ordine in condizione di lavorare in maniera più efficiente e sicura, garantendo loro tutta una serie di tutele sul piano operativo, logistico, e legale che ancora purtroppo mancano. I sacrifici quotidiani di donne e uomini in divisa, che troppo spesso costano loro la vita stessa nello svolgimento di un dovere che significa attrarre su di se tutto il male e i pericoli possibili, meritano una doverosa risposta: quella di fare l’impossibile per sostenere e tutelare chi porta la divisa.

A quelli che non perderanno occasione per alimentare vecchie polemiche sull’utilizzo dei taser – conclude Mazzatti – torniamo a ricordare che il loro utilizzo ha già precisi e notevoli limiti, ma che comunque si tratta di uno strumento operativo indispensabile per la maggior sicurezza di tutti, specie perché affidato a professionisti il cui operato è improntato alla tutela degli altri, e non alla loro aggressione. Uno strumento che, in passato, avrebbe potuto evitare moltissimi problemi e più di una tragedia”.

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