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Impronte digitali per i dirigenti scolastici: “Non si misura così il nostro lavoro”

Il preside del Belotti, Giovanni Carlo Vezzoli: "Per noi sarà impossibile da gestire, mi auguro che il provvedimento venga rivalutato"

Sta sollevando la rivolta dei dirigenti scolastici il testo del decreto-concretezza, che – ora in corso di approvazione al Senato – prevedrebbe la rilevazione delle impronte digitali dei presidi per certificare l’avvenuto ingresso a scuola.

Il dissenso dei sindacati, delle opposizioni e soprattutto dell’Associazione nazionale presidi (secondo cui “le ragioni di sicurezza allora andrebbero estese agli alunni”) ha costretto la commissione Cultura della Camera a non includere anche i docenti nel provvedimento. Si tratta di una proposta del ministro Giulia Bongiorno, grazie al quale – sostiene – potrebbe esserci un più sicuro e concreto controllo del personale della Pubblica Amministrazione.

“Ma il nostro lavoro non si potrà mai misurare così – attacca Giovanni Carlo Vezzoli, dirigente scolastico dell’istituto Belotti di Bergamo -. Noi presidi siamo quelli che dobbiamo gestire le relazioni esterne della struttura, spesso siamo in Comune, in Provincia, al provveditorato, negli uffici di Ats: dovremo giustificare le nostre uscite ogni volta? Sono molto, molto preoccupato, non credo che sia una cosa facilmente gestibile”.

giovanni carlo vezzoli preside belotti

“Quando sono venuto a conoscenza di questa norma che potrebbe essere introdotta nel nostro lavoro ero incredulo – spiega ancora Vezzoli -, adesso invece sono preoccupato. la mia speranza è che ci possa essere al più presto una rivalutazione di questo provvedimento assurdo”.

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