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Pepi Merisio, fotografo di Papa Paolo VI, raccontato in una mostra dal figlio Luca - BergamoNews
L'evento

Pepi Merisio, fotografo di Papa Paolo VI, raccontato in una mostra dal figlio Luca

Sabato 13 aprile, al Museo della Fotografia Sestini, il secondo appuntamento di “Dieci scatti con” vedrà protagonista il lavoro dell'artista bergamasco

“Una scelta difficile e in qualche modo istintiva, tra momenti di lavoro, ritratti e ricordi personali”. Luca Merisio racconta il lavoro che si cela dietro la scelta di dieci fotografie del padre, Pepi Merisio, che verranno proposte in occasione del secondo appuntamento della rassegna “Dieci scatti con”, che si tiene sabato 13 aprile, alle 17.30 al convento di San Francesco, sede del Museo della Fotografia Sestini di Bergamo.

Un evento nel quale viene proposto ai protagonisti di scegliere 10 fotografie esemplificative che raccontino la loro relazione con la fotografia. Una relazione che in questo caso è sia famigliare che lavorativa, perché Luca Merisio ha lavorato per più di quarant’anni a fianco del padre Pepi (nato a Caravaggio nel 1931) sia sul campo, durante gli scatti, sia in fase di sviluppo delle fotografie.

Luca Merisio porta un racconto diretto del lavoro del padre, che con le sue opere ha mostrato la vita di persone comuni, in un mondo che stava cambiando di fronte alla modernità, ma anche di grandi personalità come quella di Papa Paolo VI, diventando il fotografo ufficiale del primo pontefice che portò il proprio messaggio da Roma in tutto il mondo. “Una scelta sofferta, istintiva, tra i più di 200 scatti che saranno protagonisti di una mostra antologica che verrà inaugurata mercoledì 8 maggio proprio al Museo della Fotografia Sestini”.

Una mostra composta principalmente da ritratti, scatti catturati in esterno, nell’ambiente quotidiano dei protagonisti, in cui si può notare un rapporto diretto tra fotografo e soggetto. “Mio padre era affascinato da un mondo che vedeva cambiare sotto i suoi occhi e attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. I suoi soggetti sono persone comuni, come contadini lavoratori, che vedevano il proprio mondo trasformarsi, anche attraverso la crescita delle città”.

Donne che portano fascine di fieno, ma anche paesaggi urbani, come la stazione centrale di Milano, ritratta nell’iconica fotografia del 1953. Fotografie che diventano reportage, come quelle che ritraggono Papa Paolo VI, raccontato da Pepi Merisio nel passaggio di Giovanni Battista Montini da cardinale alla cattedra di San Pietro.

Dopo la conoscenza del cardinal Montini a Milano, il fotografo bergamasco instaura con lui un rapporto di fiducia, proseguito nei viaggi in tutti i Continenti.

Una conoscenza divenuta un legame di amicizia, un’affinità di entrambi verso l’attenzione alla dimensione umana, immortalata anche negli scatti del reportage “Una giornata col Papa”, pubblicato nel 1964 sulla rivista Epoca. Reportage con grandi personalità, ma anche rivolti verso la quotidianità di Pepi Merisio, come “In morte dello zio Angelo”, con il quale ha impressionato positivamente Nando Sampietro, direttore di “Epoca”, che lo volle nello staff della rivista, all’inizio degli anni Sessanta.

“Pepi è laureato in filosofia racconta il figlio – e proprio questa sua peculiarità lo ha aiutato ad immortalare con i suoi scatti il sentimento, il vissuto e la cultura di una persona”. Scatti in cui la forza della struttura compositiva racchiude in sé una reinterpretazione della realtà, caricandola di molteplici significati.

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