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Dal Sebino alla prestigiosa Philharmonia Orchestra: il giovane Valtulini compone e dirige foto

Come tanti giovani geniali, in campi diversi, Alessandro Valtulini ha dovuto bussare alla porta di prestigiose orchestre straniere di livello mondiale per poter eseguire, dirigendo lui stesso, le sinfonie composte: maggio però tornerà in Italia, e a Bergamo

Tornerà in Italia, il 23 maggio 2019 per dirigere alcune delle sue opere sinfoniche, 4 Premieres Mondiali e una Premiere Nazionale con la Filarmonica Italiana a Bergamo al Teatro Creberg.

alessandro valtulini

Come tanti giovani geniali, in campi diversi, Alessandro Valtulini ha dovuto bussare alla porta di prestigiose orchestre straniere di livello mondiale per poter eseguire, dirigendo lui stesso, le sinfonie composte in giovanissima età. Una fra le 5 più importanti orchestre sinfoniche del mondo, la Philharmonia Orchestra, grazie al managing director David Whelton, ha creduto nel suo talento e lo ha fatto debuttare subito come compositore – direttore d’orchestra a soli 25 anni con ben 9 Premieres Mondiali, con circa 3 ore di musica sinfonica. Il risultato? “Il più giovane compositore – direttore d’orchestra al mondo d’oggi con ben 10 primati mondiali assoluti”.

Sono felice d’averlo conosciuto e di intrattenere con lui un rapporto d’amicizia che mi permette di dargli una mano per diffondere la conoscenza delle sue importanti opere. Bisogna rifarsi ad un passato non recente per trovare una figura come quella del maestro Valtulini, creatore di sinfonie che danno lustro anche alla terra che ne ha visto i natali. Ma passiamo alla prima domanda rivolta al maestro, per conoscere un po’ della sua vita.

“Son partito a studiare musica quando ero piccolissimo, ad Adrara San Martino. A 4 anni avevo già questa grande passione per la musica e mi divertivo a fare questi esperimenti giocando, perché a quell’età non sapevo né scrivere, né leggere la musica. Mi divertivo a suonare e a riprodurre le melodie che sentivo. Poi intrapresi seriamente gli studi di pianoforte in conservatorio e li terminai nel 2009. Da lì in poi, ho iniziato quello che proprio volevo fare, ovvero diventare compositore e direttore d’orchestra per eseguire, un domani, la mia musica sinfonica. Con tanta passione ho inseguito questo sogno. Mi sono recato subito all’estero dopo gli studi, nel 2010, per riuscire ad intraprendere la mia strada, avendo constatato che in Italia era praticamente impossibile realizzare questo desiderio.”

Dico chiaramente al maestro poco più che trentenne che su questa impossibilità ho scritto più volte ma, come sempre avviene quando si tratta di cultura, quando si critica il mancato sostegno ai giovani talenti, qui in Italia, è come interpretare il personaggio di colui che grida nel deserto. Non è ancora entrato nel DNA della politica Italiana il concetto che promuovendo la cultura e le eccellenze che questa produce, si fa un grande investimento perché il futuro dovrà essere sempre più appannaggio di giovani preparati e di coloro che nella loro arte diventano eccellenze e punti di riferimento. Noi ne abbiamo in buona quantità ma, se li
cerchiamo, dobbiamo volare in paesi stranieri dove la sensibilità delle istituzioni è molto più attenta nel valorizzare queste eccellenze. Spesso si sono scoperti uomini geniali dopo averne celebrate le esequie e si è parlato delle loro opere solo nelle penose e tardive commemorazioni. Non vorrei che si ripetesse questa triste consuetudine di fronte ad un grande della musica quale è il giovane Alessandro Valtulini.

Alessandro Valtulini

Cosa le han detto a Londra quando han visto un ragazzino con le partiture delle sue opere in mano?

Questa è una domanda fantastica perché nella risposta c’è il resoconto di tutto. A 24 anni, ho osato, perché questo è il termine giusto, bussare alla porta delle grandi orchestre mondiali londinesi. Ero giovanissimo e non spinto assolutamente da nessuno ed ero un po’ come un ragazzino che va alla ricerca di qualcosa che si pensa non possa ottenere. Devo dire che sono stato fortunato, perché, nonostante la giovanissima età, ho trovato persone sensibili e favorevoli a questa musica sinfonica che hanno saputo cogliere l’importanza delle mie composizioni. Ho bussato quindi per prima, alla London Philharmonic Orchestra, che ha apprezzato moltissimo le mie composizioni ma, senza mezzi termini, mi si disse chiaramente che sarebbe stato necessario molto tempo prima di poter realizzare il mio sogno. Son passato quindi alla London Symphony Orchestra, con la quale ho
trascorso circa 6 mesi, con ottimi risultati. La fortuna volle che, poi, bussassi alla porta della grande Philarmonia Orchestra, considerata una fra le migliori 5 orchestre al mondo e lì, son riuscito ad ottenere quello che tanto volevo, dirigere ed eseguire l’integrale delle mie opere sinfoniche. Avevo 25 anni e questa è la più grande soddisfazione che un artista vivente possa ottenere, nel corso della sua vita.

A questo punto, racconto al maestro i miei studi musicali, tra i quali il gregoriano con il maestro mons. Giuseppe Pedemonti, e mi gratifica molto sentire che il gregoriano è “ la base di tutto” nel mondo musicale. Era solamente per dirgli che seppure dal basso della mia preparazione musicale, avevo colto la grandezza della sua musica e che questo fatto mi aveva spinto a mettermi in contatto con lui per scoprire di più e per farlo conoscere ai numerosi lettori del nostro giornale.

Maestro come si porrà, nei giorni a venire, nei confronti della sua musica e delle sue capacità eccelse di compositore?

La mia realtà di musicista è una visione personale, quella di portare avanti il percorso legato ai grandi sinfonisti del passato.
Io ho voluto creare il mio stile, perché credo che ogni artista, nel tempo, maturi la propria capacità di scrittura ed i propri ideali di composizione più in generale. Quindi, ho voluto concepire il mio stile di continuazione della musica sinfonica che è innovativo per una serie di ragioni. Per prima cosa, ho trasformato la forma dell’ouverture sinfonica, portandola alla forma di sinfonia, capovolgendo le durate e le caratteristiche principali. In più, ho innovato anche la forma di scrittura, modificando le regole fondamentali, utilizzando nuove tecniche di strumentazione e di orchestrazione dell’orchestra sinfonica. Utilizzo molto i timpani, gli ottoni ( specialmente i corni ) ed i fiati che vanno ad avere nuovi effetti sull’intera orchestra sinfonica, classificando quindi la mia musica come un componimento che continua con brio e con una maestosità, capace di catturare l’attenzione del pubblico che la ascolta, fin dalle prime battute. Ho puntato a questo genere anche con una melodia molto più “orecchiabile”
e piacevole per il vasto pubblico che ascolta.

Ora mi rifaccio ad un episodio della sua vita d’artista per portarlo ad esprimere il suo parere sull’insegnamento della musica nella scuola Italiana. Il maestro Valtulini ha assistito, per un certo periodo, un ragazzo con problemi di autismo, riuscendo, con la musica, ad ottenere risultati sorprendenti.

Come vede l’insegnamento della musica nelle nostre scuole?

La musica dovrebbe essere insegnata a livello di materia seria, di materia fondamentale già a partire dalla scuola materna. Nei paesi dell’Europa del Nord, Svezia, Inghilterra ed altri, stanno attuando questa grande rivoluzione, introducendo la musica come materia fondamentale a partire dai bimbi dai 3 o 4 anni in su. Ritengo che questo sia fondamentale.

Come configura il suo futuro in questa nazione?

In Italia è una sfida enorme, quasi impossibile. Credo però che col tempo e con tanto impegno, determinazione e costanza sia possibile fare grandi cose anche qui. Nel passato l’Italia è stata sempre un fondamentale punto di riferimento per i grandi artisti. Mozart è stato parecchio tempo in Italia per studiare il contrappunto e per apprendere comunque lo stile di composizione all’italiana che si ritrova anche nelle sue opere giovanili. Pensiamo anche ad Haendel, che venne in Italia per confrontarsi con Scarlatti e per apprendere parecchie cose relative al melodramma. Se si vuol fare arte, bisogna ricordare che l’Italia è la patria dell’arte. Ora non stiamo più vivendo quei momenti, ma sono fortemente convinto che quei tempi torneranno. Mi è stato difficile rientrare in Patria per questo evento a Bergamo se non per merito dell’amico e dell’imprenditore Sergio Carrara di Carrara Spa che ha voluto offrire alla nostra città un evento con la mia musica sinfonica. In questo paese complicato, mi è estremamente diffice portare addirittura da Londra la mia Valtulini Opera Omnia ( un vastissimo integrale di ben 22 Opere Sinfoniche, per un totale di 9 ore e 20 minuti di grande musica sinfonica ) con la Philharmonia Orchestra al Teatro Alla Scala di Milano in Italia, nonostante la massima collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali… fate voi un po’ i conti come è messa la situazione della grande musica nel nostro Paese… Manca del tutto la voglia di fare e soprattutto manca la qualità delle orchestre sinfoniche… che è la cosa fondamentale.

Noi ci auguriamo che il miracolo avvenga, perché dopo aver sentito e non uso espressamente il verbo ascoltare per il significato più profondo di sentire, la musica di questo nostro talento geniale, crediamo che il suo merito e la sua indiscussa capacità
debbano essere valorizzate, facendo in modo che la sua musica venga conosciuta ed eseguita in numerosi concerti diretti da lui stesso. Chi più di un compositore – direttore sa comunicare all’orchestra l’emozione delle note mentre si riversavano sul pentagramma?

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