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Capannone sul letto del fiume: chiesto rinvio a giudizio per 7 persone

Del caso si era occupata anche la trasmissione televisiva 'Le Iene'

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Quell’anonimo capannone aveva attirato l’attenzione non solo della Procura, ma anche del programma televisivo ‘Le Iene’. Nel marzo 2017, l’inviato Luigi Pelazza aveva fatto tappa a Berbenno, 2.400 anime nel cuore della Valle Imagna, per chiedere conto all’amministrazione di una presunta violazione dei vincoli paesaggistici. In estrema sintesi, l’interrogativo attorno al quale ruotava il servizio era: il Comune ha davvero autorizzato un capannone sopra il letto di due fiumi quando la legge non lo permette? (guarda qui).

A distanza di quasi due anni, il pubblico ministero Giancarlo Mancusi ha chiesto rinvio a giudizio per sette persone: l’allora responsabile dell’ufficio tecnico di Berbenno, il segretario comunale, il progettista e direttore dei lavori, un geologo libero professionista, un pubblico ufficiale, il titolare dell’impresa edilizia che ha eseguito i lavori e il proprietario della costruzione. I reati contestati in corcorso includono falso e abuso d’ufficio.

I fatti in questione hanno inizio nel 2014. Al centro della vicenda un capannone costruito nel 1972 (con regolare licenza) e acquistato dalla ditta Omt s.r.l. con la chiara intenzione di ristrutturarlo e ampliarsi.

Il titolare aveva chiesto e ottenuto i permessi in Comune, ma c’è un problema: l’opificio insiste su un corso d’acqua – denominato ‘Fosso Pasano’ –  e sulle sue diramazioni, condizione che lo rende sottoposto al regime di acque pubbliche. Ciò – secondo l’accusa – in violazione sia del Regio Decreto del 1904 (che proibisce l’edificazione a meno di dieci metri dalle acque pubbliche) sia di una Legge regionale (che consente, nelle fasce di rispetto del reticolo idrico minore, le sole opere di manutenzione – ordinaria e straordinaria – e le opere di restauro e risanamento conservativo, non quelle di ristrutturazione edilizia). Il tutto “senza una relazione di compatibilità” in un’area che il Pgt inquadra come “ad elevata vulnerabilità idrogeologica”.

I vicini, preoccupati dal potenziale pericolo di allagamenti, avevano presentato un esposto a cui si era unita anche Legambiente, mentre l’amministrazione si era rivolta a un geologo, al quale aveva commissionato uno studio del territorio. Quest’ultimo – è la tesi della Procura – avrebbe impropriamente riqualificato i corsi d’acqua in tronco di fognatura per proporre al Consiglio comunale prima lo stralcio dal reticolo idrico minore, poi la variante generale per la ridefinizione dello stesso, in modo da sanare i titoli edilizi rilasciati alla Omt. Il tutto – ricostruisce sempre l’accusa – in assenza del parere dell’Ufficio Tecnico Regionale, dell’Asl e dell’Arpa.

L’11 agosto 2017, gli uomini della Forestale avevano risalito la Valle Imagna e fatto tappa in municipio a Berbenno per acquisire diversi documenti, compresa la delibera di Giunta approvata pochi giorni prima dal Consiglio comunale, che prevedeva una nuova mappatura di fossi, canali e corsi d’acqua minori sul territorio comunale. Al tribunale, ora, il compito di fare chiarezza su quanto realmente successo. L’udienza preliminare è stata fissata per il 5 dicembre davanti al gup Federica Gaudino.

(fotogramma tratto da video ‘Le Iene’)

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