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Bergamo promuove il festival queer Orlando: ma è polemica

Per sostenere la lotta agli stereotipi, discriminazioni e bullismo, portata avanti da Orlando, il Comune ha proposto e varato la sottoscrizione di un'intesa culturale che prevede un contributo annuo pari a 10mila euro all'associazione

Nel giorno in cui si è aperta ufficialmente la nuova campagna di crowdfunding che permette di sostenere il Festival Orlando, la ormai storica e sempre più vitale kermesse queer bergamasca riconosciuta a livello nazionale ed europeo è diventata protagonista di un’accesa discussione in consiglio comunale.

Nella serata di lunedì 1 aprile, è stata presentata, infatti, una delibera con lo scopo di creare un’intesa tra il Comune di Bergamo e l’Associazione Orlando per la valorizzazione di Bergamo come città attenta alle differenze e accogliente sotto il profilo umano, sociale e culturale.

“Nel titolo della delibera c’è già l’obiettivo e quello che vuole essere questa città. Una città attenta alle differenze e accogliente sotto il profilo umano, sociale e culturale: obiettivo condiviso dall’associazione Orlando che ha lo scopo di sensibilizzare una maggiore educazione alle differenze con progetti formativi e percorsi multidisciplinari, rispetto ai generi, la rappresentazione del corpo e il rapporto con l’altro”, ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune, Nadia Ghisalberti, aprendo la discussione sulla delibera.

Per sostenere la lotta agli stereotipi, discriminazioni e bullismo, portata avanti da Orlando, il Comune ha proposto la sottoscrizione di un’ intesa culturale della durata di tre anni che prevede un contributo annuo pari a 10mila euro all’associazione, con l’impegno da parte di Orlando di presentare il programma delle attività culturali che intende svolgere e la misura del gradimento del pubblico.

Una delibera che non ha trovato il consenso da parte di tutti i consiglieri comunali: “Non condivido questa associazione e questa intesa, perché trovo che faccia una grande confusione tra i temi, andando oltre la tematica delle diversità, del bullismo e della lotta alla discriminazione, ma divulgando un messaggio, unico, senza pluralità di voci che vuole portare avanti un’idea specifica nei confronti dell’omosessualità, della teoria gender e di costumi che ormai arrivano anche a non definire il genere tra i genitori, ma volendo indicarli come genitore 1 e genitore 2. Trovo che in tutto questo ci sia un’indottrinamento subliminale: io sono per la libertà di tutti, ma questo è diverso”, ha dichiarato la consigliera Luisa Pecce della Lega.

Un commento, definito “figlio di un panico morale” da parte della consigliera comunale Federica Bruni (Patto Civico), che non poteva non dividere il consiglio:“è un tema divisivo e ritengo, infatti, che portare un’intesa così non sia corretto e che forse sia anche meglio rimandarlo all’amministrazione prossima”, ha commentato il consigliere Danilo Minuti (Lista Tentorio).

La discussione, infine, si è conclusa con 21 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti, ma con un certo dispiacere da parte dell’assessore Ghisalberti: “Anche se l’ordine del giorno è stato approvato, sono un po’ delusa perché mi ero illusa che questo consiglio comunale sgombrasse il campo verso il tema vero che è quello delle discriminazioni e delle violenze che, purtroppo, sono all’ordine del giorno, invece di far cadere la discussione in una contrapposizione politica. Avrei preferito una scelta netta e decisa”.

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