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Bergamo, adesione del 70% allo sciopero dell’Agenzia delle entrate

Alcuni rappresentanti sindacali territoriali, membri della rappresentanza sindacale unitaria e lavoratori sono stati ricevuti dal Prefetto di Bergamo Elisabetta Margiacchi.

Adesione molto alta, martedì, allo sciopero dell’Agenzia delle Entrate di Bergamo, con ben 251 lavoratori che sul territorio provinciale hanno incrociato le braccia. A seguito della mobilitazione, indetta da Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa, Unsa-Confsal e Flp, molti servizi dell’Agenzia sono rimasti chiusi.

Alcuni rappresentanti sindacali territoriali, membri della rappresentanza sindacale unitaria e lavoratori sono stati ricevuti dal Prefetto di Bergamo Elisabetta Margiacchi.

“Il Prefetto ha ascoltato le ragioni della nostra mobilitazione – ha spiegato Roberto Rossi, segretario generale della Funzione pubblica della Cgil di Bergamo -. Alla dottoressa Margiacchi abbiamo spiegato come i lavoratori, a fronte di un record di incassi ed efficienza, si sentano puniti anziché premiati, visto che sono in attesa del salario accessorio dal 2016. Accade ai dipendenti di Bergamo come ai circa 35 mila lavoratori dell’Agenzia delle Entrate di tutta Italia. Grazie alla loro professionalità ammonta a più di 19 miliardi l’incasso dell’Agenzia delle Entrate nel 2018. Ottimi sono anche i risultati dimostrati nel contrasto all’evasione fiscale: in soli due mesi sono stati bloccati ben 688 milioni di euro di falsi crediti Iva. Valori comunicati dalla Stessa Agenzia e dal Ministro Tria lo scorso 18 marzo, occasione nella quale più di un migliaio di lavoratori degli Uffici di Roma ha partecipato alla grande manifestazione unitaria che si è svolta presso la sede dell’Agenzia, in concomitanza con la presentazione dei risultati, chiedendo a gran voce l’immediato sblocco delle somme del salario accessorio anni 2016 e 2017 nonché l’immediata conclusione della terza tranche delle progressioni economiche. Anche sul servizio all’utenza si registra un netto miglioramento: nel 2018 sono stati erogati rimborsi a famiglie e imprese per un ammontare di 17 miliardi e mezzo di euro (+8% rispetto all’anno precedente). Eppure – conclude Rossi – risultati così evidenti non bastano e da ormai 3 anni a questi lavoratori viene negato l’accesso al salario accessorio. Sono queste le ragioni per cui, dopo un tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro che ha dato esito negativo, siamo scesi in sciopero oggi”.

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