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Dumbo: l’elefantino di Tim Burton renderebbe orgoglioso anche lo zio Walt

Che dire, finalmente un rifacimento Disney che riesce a emozionare tanto quanto il cartone del ’41.

Titolo: Dumbo

dumbo

Regia: Tim Burton

Attori: Colin Farrell, Michael Keaton, Danny DeVito, Eva Green, Alan Arkin, Finley Hobbins

Durata: 112 minuti

Giudizio: *****

Programmazione: UCI Cinemas Orio

Che dire, finalmente un rifacimento Disney che riesce a emozionare tanto quanto il cartone del ’41. Faccio ancora fatica a crederci, vista la delusione derivata da recenti rifacimenti quali La Bella e la Bestia e Mary Poppins, che deviano completamente dagli originali, diventando qualcosa di totalmente altro, che non riesce a sopravvivere da solo e trova motivo di esistere solo nel costante raffronto con l’originale. Tim Burton invece (genio assoluto della regia e della sceneggiatura, padre di grandissimi capolavori quali Edward mani di forbici e Il mistero di Sleepy Hollow, solo per citarne alcuni) ha approcciato questo nuovo Dumbo con incredibile rispetto, riuscendo a riportare lo spettatore dentro la magia del cartone originale, senza stravolgerlo, pur aggiungendo, senza forzature, qualche libertà stilistica.

Il generale Holt Ferrier (interpretato da Colin Farrell), dopo essere stato in guerra, finalmente può tornare a casa, nel circo ambulante dei Fratelli Medici. Ad aspettarlo, ci sono i suoi due figli, Milly e Joe. Tuttavia, mentre era al fronte, ha perso la moglie, a causa di una grave malattia, e il suo numero con i cavalli; venduti, a causa delle difficoltà economiche del circo. Il direttore, Max Medici, decide quindi di affidargli un compito un po’ particolare: l’addestramento degli elefanti.

Giusto di recente ha investito in un’elefantessa che, di lì a breve, avrebbe dovuto partorire un bel cucciolo. L’aspettativa è alle stelle. Tuttavia, quando il cucciolo finalmente viene alla luce, la sorpresa di tutta la compagnia è massima, nel vedere che il cucciolo ha delle orecchie spropositatamente grandi. Preso di mira come oggetto di scherno, mamma Jumbo tenta di proteggere il suo cucciolo in ogni modo, tanto da venire rinchiusa in una gabbia e allontanata perché ritenuta pericolosa. Dumbo, così viene chiamato crudelmente l’elefantino (“dumb”, in inglese, significa “tonto”), piccolo e indifeso, resta tutto solo. Ed è qui che i piccoli Ferrier, ben consapevoli di cosa significhi perdere la mamma, intervengono per consolarlo. Presto, i tre diventano inseparabili e, quasi per gioco, scoprono che, se stuzzicato con una piuma, Dumbo è capace di trasformare il suo handicap in un meraviglioso dono.

La voce dell’elefante prodigio fa subito il giro del paese, attirando l’attenzione del magnate del circo V.A. Vandevere (interpretato da Michael Keaton) che, trascinando l’intera compagnia Medici nella sua Dreamland, spera di aumentare la sua fortuna. Tuttavia, le cose non andranno esattamente come pianificato.

C’è tutto. La giusta dose di vecchio e di nuovo. Nel corso della prima metà del film, Tim Burton ci accompagna per mano in un percorso che vuole metterci a nostro agio, mostrandoci, fedelissime all’originale, tutte le scene clou che conosciamo a memoria e che tanto amiamo. Poi, una volta guadagnata la nostra fiducia, piano piano slitta, con una certa licenza poetica, verso uno svolgimento nuovo che però a quel punto, rassicurati dalla fedeltà all’originale del primo passaggio, non ci sconvolge più; anzi, alla fine ci si sente come se non fosse mai stato altrimenti. Scelta incredibilmente saggia, direi. Spesso, infatti, il problema di questi rifacimenti in chiave moderna sta proprio nell’allontanarsi dall’originale, tanto da diventare qualcosa di troppo diverso, perché lo possiamo davvero apprezzare. La musica, infine, curata da Danny Elfman (compositore ormai di fiducia per Tim Burton) è estremamente simile a quella del cartone animato, cosa che il mio debole cuore ha apprezzato moltissimo.

Ho pianto, ho riso, mi sono preoccupata, ho provato pena, gioia. Un trionfo di emozioni, troppe per descriverle tutte. Una sola cosa posso dire: se ieri sera, in quella sala, ci fosse stato anche il vecchio zio Walt, sono sicura che gli si sarebbe gonfiato il cuore di orgoglio nel vedere il suo elefantino volare ancora una volta.

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