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Un anno senza Emiliano Mondonico: “Un uomo da ricordare col sorriso”

Il 29 marzo 2018 si spegneva il Baffo di Rivolta d'Adda, ricordato dalle parole di Fabrizio Ferron e Daniele Fortunato

“Non è facile parlare di lui, perché c’è tutto un mondo nel Mondo…”.

Fabrizio Ferron ha vestito la maglia dell’Atalanta per otto anni, la metà dei quali col tecnico di Rivolta. E, un anno dopo la scomparsa di Emiliano Mondonico, Ferron prova a riavvolgere il nastro delle emozioni vissute assieme al Baffo: con lui ha esordito in Serie A nell’Atalanta e in nerazzurro ha chiuso sempre col Mondo, nella finale di Coppa Italia persa contro la Fiorentina il 18 maggio 1996. Anche se i ricordi vanno ben al di là dei risultati…

“Mondonico rimane nel mio cuore”, spiega Ferron, “lui mi ha dato la possibilità di giocare ad alti livelli fin dall’inizio, quando sono arrivato a Bergamo e gli devo tanto, gli sono affezionato come persona e come allenatore. Penso alle sue capacità tattiche, al suo modo di gestire la squadra”.

Ferron fa una pausa e continua: “Come persona vorrei ricordare la sua umanità e la sua semplicità. Mondonico è sempre stato molto attento e ha avuto sensibilità verso le persone, i suoi giocatori l’hanno sempre rispettato per questo. Quanto al Mondonico allenatore, come vedeva e sapeva leggere e cambiare le partite in corsa… pochi altri lo sapevano fare come lui. Cercava sempre di stimolare la squadra e quindi capire se potevi dare quello che voleva, con un modo di confrontarsi… direi soprattutto con il sorriso e secondo me è importante che gli allenatori abbiano questo tipo di approccio. Lui ci sapeva fare: capire i giocatori non è facile, però se ci riesci ottieni molto di più. E lui le cose te le diceva, in maniera intelligente”.

Magari qualcuno si chiederà come mai non ha mai allenato una grande, anche se per noi bergamaschi l’Atalanta è una grande, o lo stesso Toro per i torinesi. “Con l’Atalanta Mondonico ha vissuto annate straordinarie, per due volte l’ha portata in Coppa Uefa e così con il Torino. Per cui”, conclude Ferron, “è vero che adesso ci siamo abituati bene a puntare all’Europa, però allora, cioè trent’anni fa, dopo anni di alti e bassi l’Atalanta di Mondonico si era guadagnata un ruolo internazionale e un’immagine da grande squadra”.

“Come ricordo il Mondo? Con il sorriso”. Daniele Fortunato, quasi una specie di alter ego di Mondonico, giocatore, allenatore in campo, poi collaboratore e tanto altro col Baffo di Rivolta, è in sintonia col pensiero di Ferron.

Spiega Fortunato: “Quando penso a Mondonico, penso ai tanti momenti in cui insieme ci siamo divertiti. A quanto siamo stati bene insieme e senza entrare nei dettagli…ne abbiamo fatte tante e condiviso tanti momenti, episodi, anche di tensione trasformati in episodi sereni. Per questo dico che lo ricordo col sorriso e avrei un’infinità di aneddoti, poi non tutti si possono raccontare perché fanno parte delle storie dello spogliatoio”.

Mondo giocatore e poi allenatore, si dice che le due facce fossero un po’ come dottor Jekyll e mister Hyde, il giocatore genio e sregolatezza e l’allenatore invece abile stratega. Fortunato sorride: “Non l’ho conosciuto come giocatore, so però che non era facile allenarlo… Sono stato con lui come allenatore e devo dire di aver conosciuto una persona che si è rivelata importante per me e per la mia famiglia, al di fuori del suo ruolo di allenatore”.

Che allenatore era? “Mah, lui cercava di far…arrabbiare (eufemismo, ndr) i giocatori pensando di tirar fuori il meglio da loro. Volete sapere una cosa? Non mi ha mai detto bravo e una volta gliel’ho fatto notare: mister, ma possibile? E lui: cosa pretendi, ti do la maglia da titolare tutte le domeniche”.

Un’altra storia? “Nel 1994-95, l’anno della promozione, giocavamo a Salerno e quell’1-1 è stato decisivo per tenere dietro la Salernitana, perché poi abbiamo infilato sette vittorie consecutive e siamo volati verso la Serie A. Io non avevo voglia di fare un pranzo normale prima della partita e avevo mangiato solo due brioches, se n’era accorto Pereni, che era il secondo del Mondo. Succede che stiamo perdendo e a 8′ dalla fine Montero batte una punizione, io mi butto in area e di testa faccio gol. Eppure il Mondo mi aveva poi attaccato perché ‘giochiamo male e c’è qualcuno che mangia solo brioches’. Eh no, mister gli ho detto…”. E tutto si è risolto con una battuta e un sorriso.

“Comunque”, conclude Fortunato, “non sbagliava mai i cambi, lui sapeva davvero ribaltare le partite”.
Caro Mondo, regalaci un altro contropiede, anche con i tuoi ragazzi dell’Approdo che continuano ad allenarsi sotto l’occhio attento di Giancarlo Finardi, amico di una vita del Baffo. E con la Fondazione e nelle tante altre iniziative in cui è impegnata Clara, per continuare l’opera del Mondo anche in nome della mamma Carla e della sorella Francesca.

Venerdì 29 marzo alle 18 nella chiesa di Rivolta d’Adda verrà celebrata una messa in ricordo di Emiliano Mondonico.

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