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Sciarpa incastrata nel macchinario: operaia morta a Cazzano Sant'Andrea - BergamoNews
La tragedia

Sciarpa incastrata nel macchinario: operaia morta a Cazzano Sant’Andrea

L'incidente mortale al Tappetificio Radici

Incidente sul lavoro mortale nella mattina di martedì 26 marzo a Cazzano Sant’Andrea. La tragedia in cui ha perso la vita Monica Cavagnis si è verificata al Tappetificio Radici intorno alle 10.30.

Secondo una prima ricostruzione, sembra che la vittima, 50 anni, originaria di Gazzaniga, era al lavoro vicino a un macchinario quando una sciarpa che portava al collo è rimasta impigliata negli ingranaggi e le si è stretta al collo, provocandole il soffocamento che l’ha uccisa.

I colleghi presenti in azienda sono subito intervenuti per cercare di salvare la vita alla donna, ma anche i primi soccorsi sono stati inutili: la 50enne quando è stata liberata dagli ingranaggi era in arresto cardiaco.

Il 118 ha inviato due ambulanze e un elisoccorso. I sanitari sul posto non sono però riusciti a salvarle la vita.

Sul posto personale tecnico dell’Ufficio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Ats, sede di Albino, per l’inchiesta, oltre ai Carabinieri di Fiorano che, sentito il Magistrato, hanno provveduto al sequestro del macchinario e della documentazione sulla sicurezza aziendale.

“Purtroppo l’abbigliamento dei lavoratori può essere causa di infortuni sul lavoro, che a priori sembrerebbero inaspettati – ha commentato Sergio Piazzolla, responsabile Area Specialistica Igiene e Sicurezza del Lavoro di Ats Bergamo -: spesso infatti non si avverte la pericolosità di ciò che si indossa, che può interagire con l’ambiente lavorativo, sia meccanicamente che come infiammabilità o conduzione elettrica. Per questi motivi si raccomanda che le divise, le tute e comunque gli indumenti dei lavoratori siano quanto più aderenti alla persona, evitando maniche larghe, parti sporgenti o svolazzanti di accessori come cinture, sciarpe, foulards, oltre che collane, monili e simili. Persino i capelli andrebbero tenuti ben raccolti durante certe operazioni. Può capitare infatti che quando il lavoratore si trovi in stretta vicinanza o a contatto con parti del macchinario in movimento o in presa, qualche lembo dell’abbigliamento possa essere agganciato da parti sporgenti e tirato con forza, causando ferite, traumi agli arti o strangolamenti di grave entità proprio a causa della potenza del macchinario dal quale non ci si riesce poi a sganciare. Lo stesso discorso vale per possibili inneschi di incendio ed episodi di folgorazione elettrica attivati da accessori di abbigliamento. Si tratta di adottare precauzioni e stili di prevenzione che sembrerebbero eccessivi ma che le aziende devono comunicare, pretendere e far rispettare nell’interesse dell’incolumità dei loro lavoratori”.

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