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Claudia Cretti e la sfida paraciclismo: "Ora mi ispiro a Zanardi e sogno Tokyo" - BergamoNews
L'intervista

Claudia Cretti e la sfida paraciclismo: “Ora mi ispiro a Zanardi e sogno Tokyo” video

La 22enne di Costa Volpino si racconta, partendo da quella terribile caduta al Giro Rosa 2017: il 7 aprile prossimo la prima gara da paraciclista.

Claudia sorride: tra alcuni giorni potrà tornare a respirare il profumo delle gare, ad attaccare il dorsale sulla schiena, ma soprattutto potrà dare il via a nuova avventura.

Quel sorriso Claudia Cretti non lo ha mai perso, nemmeno nei momenti più difficili della sua carriera, come quando durante la 7a tappa del Giro Rosa 2017 che portava da Isernia a Baronissi ha rischiato di perdere la vita a causa di una grave caduta subita durante la discesa della “Zingara Morta”.

Claudia è una vera guerriera e grazie alla passione per il ciclismo non si è arresa e ha continuato a combattere, riuscendo a superare tre settimane di coma farmacologico e un lungo percorso di recupero che le ha permesso di tornare a pedalare.

Per la 22enne di Costa Volpino ora è arrivato il momento della rinascita perché il prossimo 7 aprile debutterà nel ciclismo paralimpico, uno sport che, assieme alle compagne di squadra della “Born to win”, la vedrà senza dubbio protagonista nel 2019 e che le permetterà di continuare a seguire quel sogno a cinque cerchi.

Claudia, lei il prossimo 7 aprile a Massa Carrara intraprenderà ufficialmente la carriera nel ciclismo paralimpico. Perché dopo la caduta ha scelto di seguire questa strada?

Cesare di Cintio me l’aveva proposto già nell’ottobre 2017, ma io non volevo, per cui ci ho messo un po’ prima di scegliere questa strada. Nell’estate del 2018 ho avuto modo di allenarmi nei pressi di Darfo Boario Terme dove si disputavano i Campionati Italiani di paraciclismo e alcuni atleti vedendomi pedalare mi hanno detto “Claudia, sei forte, vieni a correre con noi”. Li ho visti gareggiare e ho notato quanto andassero forte, così mi sono decisa e ho scelto anch’io il paraciclismo.

Facendo un passo indietro, come abbiamo già anticipato lei è stata protagonista di un grave infortunio al Giro Rosa 2017. Quanto è stato importante l’aiuto dei propri familiari?

Moltissimo, anche perché nei mesi successivi all’incidente non ricordavo cosa fosse successo. Una volta uscita dall’ospedale ho avuto bisogno di affrontare un periodo di riabilitazione, ma non volevo farmi aiutare da nessuno. Soltanto grazie all’apporto dei miei genitori e della palestra Perform di Bergamo sono riuscita a intraprendere il percorso di recupero e, dopo alcuni momenti di difficoltà, a migliorarmi anche in questo campo.

Tornata a casa dopo il ricovero, il suo primo pensiero è stato la bicicletta. Come è stato rimettersi in sella dopo quanto era accaduto?

È stata una sensazione molto bella, anche perché ho dovuto attendere alcuni giorni prima che mia madre mi desse il permesso di uscire in bici. La prima volta ho percorso in compagnia di mio fratello circa cinque chilometri, pochissimi rispetto a quelli che ero abituata a fare, però mi è piaciuto un sacco e così mano a mano sono tornata ad riavvicinarmi al mondo del ciclismo.

Tornando al paraciclismo, il prossimo anno si disputeranno le Paralimpiadi a Tokyo. Questo potrebbe esser uno dei suoi obiettivi?

Sì, perché le Olimpiadi sono il mio sogno sin da quando ero una bambina. In passato non ho mai avuto l’occasione di prendervi parte, per cui le Paralimpiadi sono una grande occasione. Spero a Tokyo di poter esserci.

Lei è già un grande esempio per il ciclismo e per il mondo dello sport: se dovesse fare un nome di un atleta a cui si ispira, quale farebbe?

Alex Zanardi. L’ho conosciuto alle premiazioni del Coni nel dicembre del 2016 ed è veramente un mito. L’ho visto vincere alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro diverse medaglie, per cui spero che anch’io un giorno possa imitarlo, magari già il prossimo anno.

E se dovesse scegliere un nome nel mondo del ciclismo?

Ne direi due: Vincenzo Nibali, per la grinta e la forza che lo caratterizzano e che spero possano aiutarlo quest’anno al Giro d’Italia e al Tour de France; ed Elia Viviani, che alle Olimpiadi di Rio è riuscito a conquistare una medaglia d’oro nel ciclismo su pista.

In passato lei ha gareggiato anche su pista, vincendo un argento mondiale e un bronzo europeo nella categoria juniores. Le piacerebbe tornare a competere anche in questa disciplina?

Sì, mi piacerebbe. Da quando a settembre ho ripreso l’università a Trento ho conosciuto un ragazzo del Coni che mi ha proposto di potermi allenare al velodromo di Mori e di partecipare quindi alle gare sia nel 2019 che nel 2020. Sono molto contenta di ciò, anche perché sono due anni che non gareggio più in pista.

In conclusione, cosa si aspetta Claudia Cretti dalla nuova esperienza nel ciclismo paralimpico?

Spero possa andare tutto per il meglio e chi lo sa, magari il prossimo anno esser presente alle Paralimpiadi a Tokyo.

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