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Bergamo Jazz è donna: il nuovo direttore è Maria Pia De Vito

Cinquantanove anni, di origine partenopea, cantante e compositrice. Succede all'americano Dave Douglas

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Maria Pia De Vito è il nuovo direttore di Bergamo Jazz. Cinquantanove anni, di origine partenopea, succede all’americano Dave Douglas.

“Maria Pia é stata direttrice della sezione jazz del festival di Ravello per tre anni. Abbiamo pensato che lei fosse la persona più adatta anche per questo motivo”, afferma Massimo Boffelli, direttore del Teatro Donizetti.

“Qualche anno fa mi trovavo ai seminari jazz di Nuoro, assistevo Dave Douglas (attuale direttore del Bergamo Jazz) in una lezione di composizione – racconta De Vito -. Parlava di metodo, parlava di armonia e di lignaggio. Fu una cosa che mi colpì molto, partiamo dall’idea delle grandi radici del jazz, le rivisitiamo. Ma dobbiamo ricordarci che è partito tutto da loro x anche quando si va in direzioni altre”. Insomma, la nuova direttrice seguirà la linea dei mostri sacri del jazz.

bergamo jazz

“Maria Pia De Vito è la nuova direttrice del Bergamo Jazz Festival – commenta l’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti -. È la prima donna alla direzione del festival. Cantante, compositrice, ricercatrice, da tre anni direttrice della sezione jazz del Festival di Ravello, in questa artista c’è tutto: le contaminazioni di musica e voci, l’incontro delle culture, c’è Napoli, il Brasile, il mare e il cuore. Buon lavoro! La città ti aspetta!”.

La biografia

Da sempre attratta dalle infinite possibilità sonore della voce, si dedica allo studio del canto lirico e contemporaneo, concentrandosi anche sulla composizione e l’arrangiamento.

Intraprende l’attività dei concerti nel 1976: le prime esperienze le consentono inoltre di sviluppare doti di strumentista, dedicandosi alla chitarra, vari strumenti a plettro e alle percussioni. Le sperimentazioni avvengono in gruppi di ricerca sulla musica etnica, interessati alla polifonia etnica ma non solo, con particolare attenzione alle tradizioni dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana.

Nel 1980 avvia l’attività in ambito jazzistico e nel giro di pochi anni si ritroverà a collaborare stabilmente con riconosciuti musicisti: John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi.

Dimostra ben presto immense qualità: decisivi sono i 15 anni di pratica del jazz, un ampio lavoro sul songbook americano, sulla prassi dello scat e il be-bop, avvicinandosi in seguito alla filosofia free e a quella radicale europea. Giusto coronamento di anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio sulla vocalità nelle sue tante sfumature, sono: le esibizioni con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Miroslav Vitous, Uri Caine, Kenny Wheeler, Art Ensemble of Chicago, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Cameron Brown, Steve Turre, Maria Joao, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels, Nguyen-le e molti altri; dunque una presenza capillare nel circuito delle rassegne italiane, europee e mondiali; ma soprattutto il saper concentrare gli sforzi per raggiungere una totale maturità espressiva, e rinnovare di volta in volta i campi di azione, secondo un forte richiamo per la pratica della ricerca.

Ne sono testimonianza le tante sorprese iniziate a partire dal 1994 ad iniziare dal progetto Nauplia, co-ideato e diretto unitamente a Rita Marcotulli. Soprattutto il recupero di una vocalità snidata nelle matrici profonde del suono, che vedrà l’incontro tra il jazz nelle sue espressioni più spurie e le peculiarità multiformi del canto napoletano (Nauplia, Fore Paese, Triboh). Coniuga il gusto per l’improvvisazione e la cura per il ritmo e la danza al canto, riscoprendo il mondo di simboli e fonemi precedenti le convenzioni formali del linguaggio condensando il tutto in un disco, Phonè, che segna l’incontro decisivo con il pianista John Taylor. Nel 1997 al duo si aggiunge Ralph Towner e nasce così il disco Verso del 2000. La successiva tournée europea segnerà il suo pieno riconoscimento mondiale: nel 2001 viene inserita nella categoria Beyond Artist del 49° Down Beat Critics Poll comparendo al fianco di nomi come Caetano Veloso, Joni Mitchell, Cesaria Evora, Carlos Santana e Marisa Monte.

Nel Respiro giunge l’anno successivo, oltre a Taylor e Towner partecipano Steve Swallow e Patrice Heral. Con quest’ultimo approfondisce un’ottima intesa, tanto che si ritroveranno a sviluppare l’interazione tra voce, improvvisazione ed elettronica nel disco Tumulti che vede la partecipazione del geniale violoncellista Ernst Reijseger e del pianista austriaco Paul Urbanek.

Un’indagine tout court sulla voce che non poteva non condurla a scandagliare anche la forma canzone: un suo importante progetto, co-diretto da Danilo Rea e Enzo Pietropaoli con la partecipazione di Aldo Romano, è infatti So Right, del 2005,con brani originali e reinterpretazioni del repertorio di Joni Mitchell. Il progetto partecipa a numerosissimi festival italiani ed esteri ricordiamo (Umbria Jazz, Basilea, Shangai..) Nel febbraio 2008 Si esibisce con questo repertorio al Blue Note di New York, accompagnata da Ed Simon, Scott Colley, Clarence Penn. Down Beat le dedica una intera pagina, e Jazz Times la recensisce trionfalmente.

Nel 2005 incide in Francia un disco con David Linx, Diederik Wiessels, Fay Claassen, “One Heart three voices”. Il disco riscuote un grande successo, ricevendo il premio Grand prix du jazz dall’accademia Charles-Clos, e il Prix du musicien europeèn de L’Acadèmie du Jazz. Il gruppo si esibirà in moltissimi festival in Francia e Belgio, ricordiamo L’opera di Lyon, la sala Flagey a Bruxelles, esibendosi di fronte alla Regina Paola di Liegi, Jazz a Liege, Dinant, Junas, Marsiglia, Parigi.

L’interesse per il song-writing e per la forma canzone la spingono a formare un nuovo gruppo ,Songs from the underground, con il quale incide nel 2007 il disco omonimo, “Songs from the underground”, pubblicato in allegato al settimanale l’Espresso nella collana Jazz Italiano Live.

Nello stesso anno la Casa del Jazz le dedica una carte blanche. Al 2007 risale il fortunato incontro con il pianista e compositore gallese Huw Warren, con il quale avvia un affiatatissimo duo, e incide nel 2008 per L’etichetta Parco della Musica dell’Auditorium di Roma il cd Dialektos, che vede la partecipazione di Gabriele Mirabassi.

Il 2008 è un anno di grande fermento creativo, vengono varati nuovi importanti progetti: Body at work, con Michele Rabbia, Maurizio Giri e Vincent Courtois, una riflessione sul corpo attraverso musica, letteratura, elettronica. Roden Crater suite, commissionata dalla IUAV (università di architettura di Venezia) in occasione della mostra Geometrie di Luce , dedicata al Roden Crater project del grande artista americano James Turrell, La suite, in 12 movimenti, viene eseguita con il video realizzato dal Team Imago Rerum, che illustra il complesso del roden project quando sarà ultimato. La suite è già stata eseguita live nel 2009, alla presenza di James Turrell, presso Bergamo scienze e la Biennal de arquitectura y paisaje di Tenerife, e diventerà presto un disco. Vince il referendum Top jazz 2008 indetto dalla rivista Musica Jazz., nella categoria cantanti.

Altro campo di ricerca sempre prediletto, in chiave di rilettura improvvisativa: la musica barocca. Forte in tal senso la cooperazione con il clavicembalista, organista e direttore d’orchestra Claudio Astronio, col quale firma diversi progetti: Chaconne, per voce barocca, voce moderna, live electronics, clavicembalo, tiorba, violoncello, arpa doppia; La danza della voce per clavicembalo, voce ed elettronica. Coplas a lo divino , cche presenta musica sacra antica e contemporanea per organo a canne, voce ed elettronica, con la partecipazione di Michel Godard (Tuba e Serpentone) e Paolo Fresu (tromba, flicorno, elettronica).

Parallelamente all’attività di leader svolge un’infinita sequenza di collaborazioni e partecipazioni di gran successo. Nel 1996 inaugura un fecondo sodalizio con il compositore britannico Colin Towns, presentandosi al fianco della Big Band, la Mask Orchestra, in numerosi festival. Memorabile l’esibizione alla Queen Elizabeth Hall di Londra con la Mask Symphonic di 70 elementi e la co-partecipazione di Norma Winstone.

Anche il maestro Roberto De Simone ne apprezza la risma, compone per lei una riscrittura della Fantasia Cromatica di Bach, registrata nel cd Specula e gemini. Si dedica inoltre ad un lavoro musicale e visivo al fianco della scultrice e video-maker Marisa Albanese. Insieme hanno realizzato tre video, Strappi d’acqua, Color pelle e Festina lente, proiettati in una cospicua serie di appuntamenti: Istituto italiano per gli studi filosofici, Napoli ‘Bologna ‘94; Fiera internazionale d’arte contemporanea, Ripa-arte – Roma; Incontri internazionali del cinema di Sorrento, sezione Video ‘94; Festival internazionale del video d’autore – Corto Circuito ‘97, Napoli). Festival di Anversa.

E per un libro d’arte della Albanese (Orphani, edizioni Cronopio) progetta una suite per voce e loop machine, A nulla, presentata anche presso la Galleria D’arte Contemporanea di Roma nell’ambito della mostra “Le Tribù dell’arte” a cura di Achille Bonito Oliva.

Altre collaborazioni sparse: con l’Orchestra della Sardegna l’Omaggio a Ella Fitzgerald e Il brutto Anatroccolo su musiche di Gaslini; Jazz te deum su musiche di Bruno Tommaso, Gaslini, Gaslini, Verdinelli; OJS plays Colin Towns; Gesualdo di Tino Tracanna e Corrado Guarino; Oltre Napoli, La Notte e Lettere da Orsara di Bruno Tommaso, Il Celeste specchio del compositore contemporaneo Carlo Boccadoro; Specula e gemini di Bruno Tommaso e Roberto De Simone con l’Orchestra J.A.M. di Napoli.

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