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Vendiamo macchinari, importiamo tessile: tra Bergamo e la Cina affari da 1,3 miliardi

La Lombardia è prima in Italia per interscambi commerciali con i cinesi: la nostra provincia è la settima per volume di affari in Italia.

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Continua a crescere il valore degli interscambi commerciali tra la Lombardia e la Cina: dal 2017 al 2018 import ed export hanno registrato un balzo in avanti del 10,9%, arrivando complessivamente a 17,6 miliardi.

È la quota più alta in Italia e rappresenta ben il 40% del volume di affari nazionale (44 miliardi): seguono il Veneto e l'Emilia Romagna con oltre 5 miliardi e il Piemonte con 4.

Emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia su dati Istat che assegnano la palma di provincia più vivace a Milano, prima per distacco con 8 miliardi di interscambi, davanti a Lodi (2,3 miliardi).

Al settimo posto c'è Bergamo che in un anno ha aumentato il volume di affari con la Cina del 7,1%, passando da 1.294.713.601 di euro nel 2017 a 1.386.787.938 dello scorso anno, e piazzandosi meglio di realtà molto più grandi come Napoli, Roma o Firenze.

“Anno dopo anno la Cina si conferma un mercato sempre più prioritario per l'export italiano ed esistono le potenzialità per un'ulteriore crescita – sottolinea il presidente di Promos Italia Giovanni Da Pozzo - È necessario dare impulso a questo trend sia attraverso azioni mirate di sistema a supporto delle imprese sia inserendo alcune questioni chiave nell’agenda politica e a questo proposito saranno centrali questi giorni di visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping. La firma del memorandum di intesa per sostenere la Belt and Road Initiative rappresenterebbe un segnale molto importante a livello internazionale per il sistema Italia”.

La Belt and Road Initiative, detta anche “nuova via della seta”, è il piano infrastrutturale cinese che mira a un rafforzamento delle connessioni con l'Europa e che al momento coinvolge una sessantina di Paesi asiatici, africani e, appunto, europei: l'Italia sarebbe il primo membro del G7 a firmare l'intesa commerciale, per ora stoppata e guardata con diffidenza dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Secondo un'indagine condotta da Promos Italia, le imprese italiane attive sui mercati esteri ritengono, per il 42% (delle 200 intervistate), che un'eventuale firma dell'intesa non avrà conseguenze rilevanti mentre lo saranno per il 37%.

Per il 32% di loro non ci saranno maggiori opportunità di business, mentre il 28% ritiene che avrà un moderato impatto positivo, meno del 10% del loro export e il 15% vede un risultato positivo per il loro export d’impresa, con un impatto su oltre il 10% dei loro affari all’estero. La maggior parte delle imprese sentite da Promos Italia, il 57%, ritiene che l’accordo sulla Via della Seta porterà vantaggi nelle relazioni con la Cina e più in generale con l'area asiatica. Per il 50% non ci sarà impatto invece sul business con gli Stati Uniti, per il 34% il rafforzamento delle relazioni commerciali con Pechino potrebbe invece avere un impatto sul business nel mercato americano.

Guardando ai settori commerciali più attivi nel rapporto con la Cina, in Lombardia prevalgono l'importazione di computer e apparecchi elettronici (vale 4 miliardi), tessile e moda (1,5 miliardi) e metalli (1,3 miliardi) mentre ad essere esportati sono soprattutto macchinari (1,2 miliardi), moda (1 miliardo) e prodotti chimici (385 milioni).

La provincia di Bergamo nel 2018 ha importato beni per oltre 950 milioni ed esportato per 430 milioni: le esportazioni maggiori riguardano i macchinari (160 milioni), prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti e risanamento (67 milioni) e prodotti chimici (60 milioni) mentre dalla Cina arrivano soprattutto prodotti tessili (184 milioni), prodotti chimici (162,5 milioni) e apparecchi elettrici (137,5 milioni).

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