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La festa di Trovesi al Sociale, tra tarantelle mediterranee e l’omaggio di veri big foto

"Un giovane artista di talento con un futuro luminoso": sono le divertenti parole di Dave Douglas, direttore artistico del Bergamo Jazz Festival 2019, a decretate l'inizio di una serata speciale per la musica e per la città.

“Un giovane artista di talento con un futuro luminoso”: sono le divertenti parole di Dave Douglas, direttore artistico del Bergamo Jazz Festival 2019, a decretate l’inizio di una serata speciale per la musica e per la città. Il giovane ragazzo ad esibirsi sul palco del teatro Sociale di Bergamo nella serata di giovedì 21 marzo è stato Gianluigi Trovesi. Il tempo è cosa relativa, si sa, e per il maestro originario di membro, non è tratto distintivo: per lui la terza età non esiste, molto semplicemente. Diventato ormai uno dei musicisti più accreditati sulla scena mondiale, la città ha deciso di dedicargli una serata, un concerto con tutta l’aria di una festa, torta compresa.

Semplicità, simpatia, professionalità e talento, questo è il Gianluigi Trovesi che tutti conosciamo e che, ancora una volta, ha dimostrato di saper suonare “come Dio comanda” quei tubi che tanto ama, come dice lui.

Trovesi non è stato in solitaria al Sociale, da buon padrone di casa ha aperto le porte a tanti musicisti, accolti sul palco uno ad uno. Il risultato è stato un concerto sintesi di una carriera senza eguali, suddiviso in due momenti: una prima parte in compagnia della pianista israeliana Anat Fort e del quintetto “orobico”, la formazione con il sassofonista ha registrato “Mediterraneamente”, l’ultimo album; una seconda parte dedicato a “Dedalo”, album non più trovabile sul mercato: un vero ritorno al passato insieme all’orchestra norvegese Bergen Big Band sotto la direzione di Corrado Guarino. Special Guest due musicisti tedeschi, il trombettista Manfred Schoof e la clarinettista Annette Maye, una musicista a di poco strepitosa. “Con il clarinetto basso riesce a transitare senza problemi da momenti di poesia al riproduzione di suoni/rumori”, dice il maestro nel presentarla: la Maye non si è smentita.

trovesi

Dopo un incipit raccolto di clarinetto e piano (Anat Fort), entra in scena anche il quintetto orobico. La formazione cameristica ha eseguito le più recenti composizioni di Trovesi, come “Gargantella”, ossia la tarantella del Gargano; “Materiali”, uno squarcio di vita paesana, tra il frastuono dei venditori del mercato e la festa rock del quartiere; fino ad arrivare alla “Carpinese” una tarantella/serenata sensuale e passionale dove il sax regna sovrano. Il maestro si è lasciato contagiare dalle bellezze del nostro Mediterraneo: questo è stato il risultato.

Nella fetta finale della serata, il palco è diventato decisamente più affollato. Trovesi ai sax, Manfred Shoof alla tromba, Annette Maye ai clarinetti (principalmente basso) e la grande Bergen Big Band. Insieme hanno eseguito i cavalli di battaglia del maestro nembrese, brani che ormai fanno parte del codice genetico di Trovesi. “Scotch”, “Herbop”, “As strange as a ballad”, “Now I can”, “Dedalo”, fino ad arrivare alla celebre “From g to g”.

Quella di giovedì sera è stata una grande festa tra amici, “non pensavo di aver così tanti parenti!”, ha scherzato Trovesi. Non ci rimane che dirsi “Arrivederci, Maestro. Ci rivediamo tra dieci anni. Lunga vita al Jazz, lunga vita alla musica!”.

(foto Gianfranco Rota)

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