BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Nelle mie scarpe”: i racconti di Alice, Beatrice e Michela per le donne di oggi e di ieri

Un libro scritto tra tre ragazze, due bergamasche, che racchiude storie autobiografiche di giovani donne: le abbiamo intervistate

Alice Paina è milanese e ha 21 anni, studia Giurisprudenza presso l’Università Statale degli studi di Milano e nel libro “Nelle mie scarpe” racconta di Emma, una ragazza che vive un percorso di crescita attraverso la presenza di Andrea, un ragazzo tanto misterioso quanto essenziale per migliorarla e renderla consapevole del sentimento Amore.

Michela Frigeni ha 22 anni e vive a Bergamo dove studia Lettere all’Università degli Studi di Bergamo. Ama la musica e la scrittura, nel libro racconta la storia di Agata e della sua famiglia, per combattere le maldicenze che le additano il malocchio. La sua storia è un percorso nella vita di un nucleo familiare dal carattere e tono siciliano.

Beatrice Casirati ha 22 anni ed è bergamasca. Studia all’Accademia Carrara di Bergamo e per “Nelle mie scarpe” ha scritto di sua nonna, raccontandone viaggi e sentimenti in un racconto avventuriero.

“Nelle mie scarpe” è il libro racconto pubblicato da Edizioni Underground che racchiude le tre storie autobiografiche di queste giovani ragazze, per raccontare sentimenti eterni e donne forti, di oggi e di ieri.

Abbiamo intervistato Michela ed Alice.

Di cosa trattano le vostre storie?

Alice: La protagonista della mia storia è una ragazza, Emma, si tratta di un personaggio inventato che però vive alcune delle mie esperienze personali. Emma conosce Andrea, un ragazzo che nel racconto ha la funzione di mettere continuamente in crisi le sue certezze. Nel racconto descrivo appunto il viaggio di Emma alla scoperta di nuovi punti di vista con cui poter guardare la sua vita, si tratta di un percorso interiore.

Michela: Il mio racconto si intitola “1934”, è la storia di una famiglia che dal sud si trasferisce al nord, e di Agata, la protagonista, che sembra vivere una vita sfortunata. Il tema del mio racconto è la sorte, si ripercorre la storia di Agata attraverso un fatto successo prima che lei nascesse e che ha portato il malocchio alla protagonista, diciamo così, per poi capire, attraverso una rivelazione – che non anticipo – che le cose non erano come si pensavano. È una favoletta, spesso ci sono parti in dialetto siciliano, perché per metà, da parte di mamma, sono siciliana.
Per quanto riguarda Beatrice, invece, il suo racconto è un diario in cui si ripercorrono i viaggi e le avventure che sua nonna ha intrapreso in giro per il mondo.

Si tratta di racconti autobiografici, quindi?

Alice: Assolutamente sì, il mio racconto è autobiografico per le riflessioni e i pensieri che ho descritto, che sono stati miei in passato e che nel racconto ho affidato ad Emma.

Michela: In parte sì, ma non voglio spiegare come e perché, c’è un segreto dietro al mio racconto e vorrei che fossero i lettori a capirlo, una volta giunti a fine lettura.

Perché un lettore dovrebbe leggere il vostro racconto?

Alice: Perché è la storia di una ragazza come tante, una ragazza di oggi, con tutte le sue paure e fragilità. Tanti passaggi sono presi proprio da messaggi che avevo scritto io stessa. Penso che il mio racconto possa aiutare gli altri, come ha aiutato me stessa a rendermi consapevole e a mettere un punto definito a quella vicenda, a una persona.

Michela: Scrivere un racconto aiuta a metabolizzare i nostri pensieri e ad esorcizzare le credenze che abbiamo; scrivere ci cambia, ci libera, e la lettura non è altro che il passare a una terza persona quello che abbiamo voluto trasmettere. Si legge per crescere e per imparare, per questo dovremmo leggere e in questo caso dovreste leggere i nostri racconti.

Come è nata la vostra collaborazione?

Alice: La collaborazione è nata grazie alla nostra casa editrice Edizioni Underground?. Io avevo inizialmente mandato un mio racconto e, avendo la casa già in mente un progetto che consisteva nella pubblicazione di più racconti scritti da donne diverse e possibilmente sotto i 30 anni, hanno accettato la mia storia, e a seguire hanno contattato Michela e Beatrice, estendendo loro l’invito.

Michela: Io e Beatrice facevamo parte del Ring Letterario, un collettivo che faceva reading presso il locale IndispArte (oggi Elav Circus) di Bergamo. A marzo dell’anno scorso avevamo pubblicato un libro con Edizioni Underground? dal titolo “Fight – Per un pugno di parole”, Maurizio, l’editore, mi ha contattata per far parte di questo nuovo progetto e io ho invitato di conseguenza Beatrice a partecipare a questa nuova avventura insieme a me. Poi abbiamo conosciuto Alice, è stato un appuntamento al buio, che però è andato assolutamente a buon fine.

Come è nata la vostra passione per la scrittura?

Alice: Ho sempre tenuto un diario personale, ma mai avrei pensato di scrivere un racconto, eppure quando mi è stato chiesto, è venuto naturale. Sono giunta a un momento in cui scrivere mi serviva per rendermi conto di quello che era successo e che avevo provato, era inevitabile.

Michela: Ho iniziato a rendermi conto delle mie capacità in scrittura quando avevo tredici anni, quando scrissi il mio primo racconto, che cercai di pubblicare in tutti i modi, e che alla fine però non si rivelò un grande successo. Non andò bene, ma fu l’inizio, senza il quale probabilmente non avrei continuato e insistito. Poi mi sono iscritta a Lettere all’università proprio perché mi sono resa conto che la scrittura era diventata ormai per me una vera e propria passione e quindi essendo la scrittura quello che mi faceva stare meglio, ho cercato di trovare, a livello universitario, qualcosa che si addicesse a me e alla mia stessa passione.

A proposito, cosa volete fare da grandi?

Alice: Non lo so ancora. Per ora non ho davvero nessuna certezza.

Michela: Non saprei dirti dove mi vedrei meglio tra dieci anni, perché per come mi sento adesso non saprei definire il mio futuro.

Avete però qualche sogno nel cassetto?

Alice: A livello lavorativo, non saprei rispondere. Sicuramente vorrei continuare a fare cose concrete, che mi realizzino e mi facciamo sentire realizzata.

Michela: Sicuramente vorrei rimanere nell’ambito letterario per lavoro e passioni.

Avete uno o più modelli letterari a cui vi ispirate?

Alice: Io personalmente leggo tantissimo e generi diversi, anche. Non ho un modello che mi ispira particolarmente, per quanto riguarda la lettura, vado molto a periodi e tendo a concentrarmi su un autore alla volta.

Michela: Non leggo tantissimo, purtroppo. Mi piace scegliere i libri per il tema, perché sento che in quel momento ho bisogno di leggere quel determinato libro. Mi piacciono inoltre le biografie e autobiografie dei cantanti, mi piace tanto la musica e prendo spunto dalle canzoni per metafore e immagini quando scrivo. Tra i cantautori che mi piacciono di più c’è Baglioni, assolutamente.

Per quanto riguarda gli eventi per pubblicizzare il libro, avete progetti in programma?

Alice: Ci piacerebbe tornare a Bergamo, ma per ora abbiamo solo una data che sarà il 16 aprile alla libreria Les Mots di Milano. Il 14 febbraio scorso abbiamo presentato il libro presso Edoné.

State continuando a scrivere? Avete progetti in cantiere?

Michela: Io continuo sempre a scrivere, mi capita di annotarmi cose in qualsiasi momento della giornata, magari mentre sto aspettando qualcosa o qualcuno. Scrivo ogni volta che qualcosa mi dà ispirazione: quando ascolto la musica, quando ho dei pensieri casuali, soprattutto la notte quando non riesco a dormire.

Alice: Mi annoto spesso frasi. Ho aperto da poco un blog per condividere i miei pensieri che si chiama “Alice scrive cose”.

Come è nata l’idea del titolo “Nelle mie scarpe”?

Alice: In realtà, è stato molto difficile scegliere perché non ci veniva mai un titolo adeguato. “Nelle mie scarpe” mi è venuto in mente così dal nulla, poi ci abbiamo ragionato su e funzionava, e lì ha anche realizzato la copertina del libro.

Michela: Abbiamo scelto le scarpe perché sono un indumento necessario, qualcosa che tutti abbiamo e indossiamo quotidianamente, inoltre i piedi rimandano al tema del viaggio e in ognuno dei nostri racconti raccontiamo un percorso di vita.

Avete un motto?

Michela: “Non smettere di trasmettere”, è una frase presa da una canzone di Baglioni che racchiude ciò che vogliamo continuare a fare, ossia scrivere e raggiungere più lettori possibili, ma soprattutto raggiungere noi stesse mettendo su carta quello che siamo, per scoprirci e farci scoprire.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.