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“La neve a marzo e le lucciole in città: ecco perché non smetto di lottare” fotogallery

Noi di BGY abbiamo fatto un patto: dopo che 4mila studenti sono scesi in piazza per manifestare per il clima e l'ambiente, non permetteremo che questo argomento cada nel dimenticatoio. Voce a noi che lottiamo per un futuro migliore

Ho trovato una foto di qualche anno fa, io che spegnevo cinque candeline con un po’ di panna sul naso. Era marzo e c’era la neve.
Venerdì alla manifestazione indossavamo le magliette con le maniche corte. È ancora marzo.

I giovani in manifestazione per il clima

Non voglio dire bugie o fare la finta buonista. Sono la prima a essere felice se uscendo di casa alle 7 del mattino mi basta indossare una giacca di pelle per non avere freddo. Ma non è normale.

Mio nonno mi racconta sempre che quando lui era piccolino la sera, se ti affacciavi alla finestra vedevi una marea di lucciole che ballavano nella notte. E ballavano. E brillavano. E c’era tanta luce anche senza i lampioni.

Io le lucciole non le ho viste mai.

Stanno “nascendo” nel mare delle vere e proprie isole di plastica. Le api stanno scomparendo e i ghiacciai si stanno sciogliendo. Fa caldo. Fa troppo caldo.

E siamo d’accordo tutti col fatto che piaccia di più una calda giornata di sole che una fredda e uggiosa giornata di pioggia, ma a questo punto, da persone civili quelli dovremmo dimostrare di essere, è necessario capire che a volte c’è una grande differenza tra ciò che ci piace e ciò che è giusto.

Voi dite che siamo arroganti a pensare che l’uomo possa distruggere il pianeta. Ma allora tutto questo come lo spiegate? Mi rifiuto, anzi, ci rifiutiamo di pensare che il pianeta si stia auto distruggendo. Non prendiamoci in giro.
Non diciamoci nemmeno bugie: rinunciare a tutti i nostri comfort non è semplice.

La lampadina è stata una grandissima invenzione, come l’acqua calda, la lavatrice, la televisione, il computer, il riscaldamento a pavimento e chi più ne ha più ne metta. Queste invenzioni sono state delle tappe fondamentali nel progresso della società in cui viviamo. Non è necessario un regresso per conservare il nostro pianeta.

Sono invece necessarie delle piccole accortezze quotidiane che anche se non sembra possono fare la differenza, anzi, fanno la differenza: non tenere accese luci inutili; sostituire le vecchie lampadine con quelle al led che, tra parentesi, fanno anche più luce e saltano meno spesso; fare la doccia al posto del bagno così da consumare meno acqua e perdere meno tempo (anche se un bel bagno rilassante ogni tanto ce lo si può permettere); limitare la plastica alle feste tra forchette e piattini (che resti inter nos ma le posate di cartone sono anche più resistenti); comprare una bella borraccia invece che continuare a comprare bottigliette di plastica che esplodono durante la notte facendoci prendere degli infarti.

Venerdì 15 marzo siamo stati in 4000 a scendere in piazza. Eravamo studenti, ma anche docenti e genitori. E credevamo in ciò che stavamo dicendo. E ci crediamo ancora. Siamo consapevoli di ciò che facciamo, non abbiamo tempo da perdere neppure noi.

Non generalizzate, non mettete un muro. Non siate così cinici: dite che siamo una generazione di sfaticati che non ha minimamente a cuore il futuro, poi manifestiamo per il nostro futuro e ci venite a dire che era una scusa per saltare scuola.

Lasciatemi dire che chi venerdì ha saltato scuola usando come scusa lo sciopero non ha passato la mattinata nel corteo, ma ha ovviamente preferito fare un giro in centro o bersi un caffè al bar. Nulla contro ma non generalizzate.

In questi pochi giorni abbiamo poi sentito tante frasi di gente che diceva che il corteo passando ha lasciato più sporco di prima. Credetemi, non siamo così stupidi e incoerenti da inquinare mentre facciamo una manifestazione contro l’inquinamento. Sarebbe ridicolo.

Il nostro futuro non è ridicolo.

Tra di noi c’era anche una vecchietta. Avrà avuto una novantina d’anni. Circondata da migliaia di ragazzi, con la sua vecchia bicicletta a distribuire volantini. Parlava di inquinamento climatico e morale. Quando la terra diventerà troppo calda per essere abitata forse lei non ci sarà più, eppure non ha voltato le spalle.

Non siate egoisti. Ascoltateci. Aprite gli occhi. Non toglieteci il futuro.

Io vi capisco, ma guardate che Bennato intendeva un’altra cosa con “l’isola che non c’è”, dopo la seconda stella a destra non ci trovate un pianeta B.

Video di Marco Zenoni e Lisa Personeni

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