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Ruby, l’autopsia su Imane Fadil affidata all’esperta del caso Yara

Cristina Cattaneo aveva anche deposto in aula al processo nei confronti di Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per il delitto della tredicenne di Brembate

È stata affidata a Cristina Cattaneo l’autopsia sulla salma di Imane Fadil, la modella 34enne diventata la testimone chiave del processo Ruby sulle ‘cene eleganti’ ad Arcore, morta in circostanze misteriose il primo marzo in ospedale di Rozzano (Mi) dopo un mese di agonia. Cattaneo, anatomopatologa di fama internazionale che dirige laboratorio di antropologia e odontologia forense della Statale di Milano Labanof, aveva seguito anche il caso di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate uccisa nel 2010 in un campo di Chignolo d’Isola, e aveva deposto in aula al processo nei confronti di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per quel delitto.

Da quanto è stato accertato, i sintomi che la giovane presentava prima di morire sono compatibili con l’avvelenamento. Entrata in clinica lo scorso 29 gennaio, lamentava gonfiori, dolori all’addome e nausea. Dopo una prima valutazione era stata trasferita in terapia intensiva, dove erano iniziati tutti gli accertamenti possibili, tanto che una delle diagnosi, poi scartata, era stata quella di ‘lupus’, una malattia cronica di natura autoimmune che colpisce diversi organi.

Gli accertamenti tossicologici ai veleni più comuni e alle sostanze stupefacenti per capire se avesse assunto qualche droga ‘mal tagliata’, avevano dato esito negativo. La modella marocchina era stata sottoposta anche alle analisi del dosaggio su cinquanta metalli, ma il Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia ha fatto sapere che “non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività”.

A questo punto dovrebbe essere l’esame autoptico in programma tra mercoledì e giovedì a fare luce sul decesso. Solo una decina di giorni prima di morire Imane Fadil aveva detto al fratello di temere di essere stata avvelenata. Secondo chi ha avuto modo di parlare con Fadil negli ultimi mesi, era molto sospettosa. La giovane temeva di essere controllata e ripeteva che aveva ancora molte cose da dire sul caso con al centro le serate a casa di Silvio Berlusconi ad Arcore.

La 34enne fu tra le prime a parlare del ‘bunga bunga’ nella villa dell’ex presidente del Consiglio, mentre altre ragazze sostenevano la versione delle “cene eleganti”. Varcò la soglia di Villa San Martino quando aveva 25 anni, e Berlusconi era all’apice del potere. Partecipò a otto cene. “Ero disperata, lavoravo poco e ambivo a incarichi importanti”, aveva spiegato ai magistrati.

Dalle sue dichiarazioni era esploso, nel 2011, il caso Ruby, dal quale l’ex premier nel 2015 fu assolto in Cassazione dall’accusa di prostituzione minorile e concussione. Ma l’intricata vicenda giudiziaria non si è conclusa ed è confluita nel filone Ruby ter.

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