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I buoni pasto: chi li può avere, come si usano e la loro cumulabilità

Poche settimane fa l'Agenzia delle entrate ha messo alcuni paletti sui ticket restaurant

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Sempre più spesso i datori di lavoro riconoscono ai propri lavoratori la fornitura di buoni pasto o ticket restaurant che consentono ai lavoratori di utilizzarli presso esercizi convenzionati per la consumazione del pasto.

Tale forma di erogazione è riconosciuta in aggiunta alla normale retribuzione e costituisce per i lavoratori una retribuzione accessoria, la quale, non superando determinati limiti di importo, non concorre a formare reddito. I buoni pasto sono altresì esclusi dalla base imponibile contributiva e fiscale.

In parole semplici, le prestazioni sostitutive del servizio mensa come i buoni pasto o ticket restaurant sono esenti fino all’importo complessivo giornaliero di:

– Euro 5,29 se erogati in formato cartaceo

– Euro 7,00 se erogati in formato elettronico.

Si chiarisce che il datore di lavoro può erogare buoni pasto con valore superiore ai limiti di esenzione, in questo caso superati i limiti di cui sopra i titolari dei buoni pasto si vedranno assoggettata la differenza a contributi e fiscale.

Il DM n.122 del 7 giugno 2017 disciplina le caratteristiche del buono pasto, elenchiamone alcune di interesse generale:

– Consentono a chi lo utilizza (che deve essere il titolare cioè colui al quale viene riconosciuto il buono) di ricevere un servizio in sostituzione della mensa di importo pari al valore facciale del buono;

– Si possono utilizzare esclusivamente per l’intero valore facciale;

– Sono utilizzabili dai lavoratori subordinati (anche coloro che svolgono un part-time e anche se l’orario di lavoro non prevede la pausa del pasto) o da collaboratori;

– Non sono cedibili, commercializzabili o convertibili in denaro e nemmeno cumulabili oltre il limite di otto buoni pasto.

Nello specifico il limite di cumulabilità e quindi la possibilità per il titolare dei buoni pasto di poterne utilizzare fino ad un massimo di otto, è stato imposto al fine di evitare di alterare la natura del buono pasto nato come strumento per la consumazione del pasto e non come buono spesa in alternativa al denaro.

L’Agenzia dell’entrate, con il Principio di diritto del 12 febbraio 2019 ha chiarito che, anche qualora vi sia un utilizzo cumulato dei buoni pasto il limite di esenzione deve essere considerato riferendosi al singolo buono e non al totale del valore dei buoni cumulati.

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