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Allarme incidenti sul lavoro, i sindacati: "Va costruita una filiera della sicurezza" - BergamoNews
I numeri

Allarme incidenti sul lavoro, i sindacati: “Va costruita una filiera della sicurezza”

La richiesta di Cgil, Cisl e Uil: "Da noi ma anche da industriali e mondo dell’artigianato serve più impegno"

Quasi cinquanta infortuni al giorno e 15 morti all’anno. È il bilancio ufficiale dell’Inail sugli incidenti sul lavoro in provincia di Bergamo. Il dato complessivo più recente e definitivo è stato certificato dall’Inail lo scorso ottobre e riguarda il 2017. Complessivamente in Bergamasca si sono registrati 14.286 infortuni. Se nel quinquennio 2013-2017 si è registrato un calo del 4,13 per cento, il 2017 ha visto sul 2016 una nuova impennata: più 1,88 per cento.

“Quelli comunicati dall’Inail sono dati allarmanti –  commentano Angelo Chiari per la Cgil, Danilo Mazzola per la Cisl e Saverio Capuzziello della Uil di Bergamo -. Numeri nudi e crudi che ci parlano della quotidiana sofferenza inflitta nella carne viva del lavoro. Statistiche che, in trasparenza, ci parlano di persone rimaste mutilate, ustionate, invalide per colpa del lavoro, ci parlano anche di nuove drammatiche morti.

Quando, di fronte ai dati preoccupanti sugli infortuni del primo trimestre 2017, abbiamo visto un’inversione di tendenza marcata rispetto agli anni precedenti, come sindacati confederali abbiamo denunciato immediatamente la ripresa di un fenomeno che mai era stato davvero controllato. Lo abbiamo fatto con una conferenza stampa nel maggio del 2017, lanciando unitariamente una campagna straordinaria di assemblee in tutti i luoghi di lavoro.

Il quotidiano stillicidio di casi di infortuni e l’incredibile aumento delle morti sul lavoro ci portò, poi, a settembre di quell’anno a organizzare un presidio davanti alla Prefettura. Su quei dati, come Cgil, Cisl e Uil non abbiamo cavalcato un allarmismo fine a se stesso ma consapevoli di ciò che stava avvenendo sui posti di lavoro abbiamo cercato di agire subito coinvolgendo tutte le istituzioni preposte e tutte le parti sociali e datoriali perché unitariamente si desse una risposta reale ed efficace.

Da queste iniziative, fatte proprie poi dal Prefetto, si è arrivati alla stipula di un Protocollo provinciale sottoscritto da quaranta soggetti. Da quel documento, all’inizio del 2018, hanno preso il via dieci gruppi di lavoro con il compito di delineare una strategia atta a ridurre il fenomeno. Bisognava riaffermare la dignità del lavoro, un lavoro sicuro, che non uccide.

Purtroppo, però, anche gli Open Data Inail 2018, cioè le denunce di infortuni non ancora certificati come tali, segnalano un alto numero di casi, 14.078 rispetto ai 14.163 del 2017. Un calo quasi irrilevante, inaccettabile. Soprattutto, quel che è peggio è che nel 2018 sono stati registrati 20 decessi, 5 in più rispetto ai 15 del 2017. Dati drammatici che ci hanno spinto, nel novembre del 2018, ad organizzare un ulteriore presidio davanti alla Prefettura di Bergamo.

Ora, siamo convinti che tutti insieme, con Confindustria e con i rappresentanti della piccola e media industria e degli artigiani, dobbiamo fare di più su questo tema: è necessario che dentro le imprese si affermino un’effettiva responsabilità sociale e ambientale, relazioni industriali partecipative e una contrattazione aziendale finalizzata anche al miglioramento continuo della sicurezza e degli ambienti di lavoro. Va contrattata e costruita con i delegati sindacali e i Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) una ‘filiera della sicurezza’ partendo dalle aziende più grandi e che coinvolga fornitori, appaltatoti e subappaltatori, affinché vengano certificate procedure, formazione e diffusione delle informazioni di base. Dobbiamo pretendere la definizione delle procedure di tutte le fasi produttive aziendali. Quello alla salute e alla sicurezza è un diritto primario e insopprimibile. Un diritto che deve entrare nella coscienza civile, nazionale e territoriale di tutti”.

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