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Il medico di Lampedusa: “L’invasione di migranti è la più grande bugia, la povertà ci fa paura” video

Bergamonews ha intervistato il dottor Pietro Bartolo chiedendogli di raccontarci la sua esperienza a Lampedusa, luogo di approdo di numerosi sbarchi di migranti.

Spesso si sente parlare di invasione di migranti ma è la più grande bugia che viene raccontata. Non è vero e lo dicono i numeri, che io odio perché si parla di esseri umani”. Così il medico di Lampedusa Pietro Bartolo stronca le rappresentazioni con cui i media raccontano gli arrivi di migranti nel nostro Paese.

Pietro Bartolo

Ogni giorno accoglie, aiuta e cura chi arriva dal mare con grande disponibilità e umanità. Sulla scorza dell’esperienza vissuta, lo scorso ottobre ha pubblicato il suo nuovo libro, “Le stelle di Lampedusa. La storia di Anila e di altri bambini che cercano il loro futuro fra noi”. La sera di venerdì 15 marzo è stato ospite della rassegna “Molte fedi sotto lo stesso cielo” e sabato 16 ha incontrato gli studenti del liceo scientifico Mascheroni ed è venuto a trovarci in redazione: lo abbiamo intervistato chiedendogli di raccontarci la sua esperienza e avere un’opinione sulla stretta attualità.

Come è la situazione oggi a Lampedusa?

Abbiamo avuto un calo importante degli sbarchi, però continuano ad arrivare piccoli gruppi e li chiamano microsbarchi. Sono cambiati i luoghi di provenienza: per la maggior parte sono ragazzi tunisini, perché in Tunisia è in atto una crisi economica molto grave. Sono tutti giovani che ovviamente, non avendo nessuna opportunità nel loro Paese, non trovando un lavoro o uno sbocco, tentano la via dell’Europa ma, d’altronde, poveri ragazzi, sono giovani e cos’altro possono fare? Perché non dare loro questa opportunità? Qualcuno dice che non possono venire tutti in Europa ma, proprio con la Tunisia abbiamo ottimi rapporti e allora possiamo aiutarli a casa loro: è una strada da intraprendere, come già si fa con la cooperazione internazionale, ma evidentemente è un problema molto più grande. Con la Tunisia, però,  si potrebbe fare benissimo.

Cosa intende?

La Tunisia è vicina a noi, è quasi occidentale e potremmo intraprendere rapporti commerciali con quel territorio attraverso le nostre aziende: se investissero là avremmo un beneficio noi e aiuteremmo anche loro. Così daremmo a queste persone l’opportunità di lavorare e restare nel proprio Paese perchè, come tutti sappiamo, nessuno lo lascia volentieri a meno che non si tratti di una vacanza. partono perchè sono costretti a farlo a causa di guerre, violenze, persecuzioni anche religiose, miseria o fame. Generalmente si fa una distinzione che io odio tra richiedenti asilo e migranti economici.

Come mai?

I migranti economici sono quelle persone che muoiono di fame, di stenti, di miseria e io, come dico spesso se dovessi scegliere tra morire a causa della fame o della guerra sceglierei quest’ultima, perché morire di fame significa passare anni di stenti, di sofferenza. Per questo non deve esistere la distinzione tra migrante economico e richiedente asilo: nei primi del Novecento subito dopo la seconda guerra mondiale noi siamo migranti per motivi economici, non eravamo richiedenti asilo e nemmeno rifugiati di guerra ma gente che stava male economicamente e si è spostata nel mondo per chiedere aiuto, per lavorare e per mantenere la famiglia. Sono persone che vanno via per colpa della miseria e per colpa anche nostra.

In che senso?

Se questi popoli sono stati affamati e costretti ad andare via non è dovuto solo ai cambiamenti climatici ma anche allo sfruttamento che noi abbiamo perpetrato in quei posti. Per esempio oggi la Cina sta invadendo l’Africa: compra tutto senza fare guerre, affamano e cacciano via. Anche i cambiamenti climatici sono colpa nostra: basta osservare cosa sta accadendo nel mondo, e lo ha denunciato una ragazzina che sta umiliando i grandi della Terra che non riescono a capire che fra poco non ci saremo più perchè abbiamo devastato il mondo. Questi fenomeni si sono verificati in certe zone, ma un indomani anche noi dovremo spostarci o perire se non si prendono i provvedimenti: per vivere e convivere decentemente dobbiamo anche cambiare la strategia sullo sfruttamento del pianeta e cercare di trovare delle soluzioni alternative che sicuramente non sono le auto elettriche.

Perchè?

Dietro c’è sempre il business. Sono un disastro perchè trincerandosi dietro l’ecologia e il contrasto all’inquinamento fanno cambiare il parco auto ma in realtà  per funzionare hanno bisogno di grandi batterie che fra qualche anno, quando il fenomeno delle auto elettriche diventerà mondiale, saranno miliardi e ci sarà il problema dello smaltimento. Nessuno sa dirci come verranno smaltite: probabilmente riporteranno tutto nuovamente in Africa perché quello è il posto dove vengono prelevate le materie prime e il deposito dei rifiuti. E c’è anche un’altra questione….

Quale?

Per caricarle servirà energia elettrica: adesso sono poche e bastano le centrali che abbiamo, ma per caricare miliardi di queste auto avremo bisogno di un potenziamento delle centrali elettriche che produrranno la corrente e sappiamo che vanno a carbone o a petrolio, a carburante, a meno che non si ricorra alle centrali atomiche con tutti i rischi per l’ambiente. Quindi il problema dell’inquinamento non lo abbiamo risolto, ma c’è un’altra cosa ancora più grave per cui io non comprerò mai una macchina elettrica e mi dispiace avere il telefonino.

Di cosa si tratta?

Per produrre le batterie servono terre rare come il silicio e il coltan, le cui miniere si trovano in Africa, perlopiù nel Congo dove i cinesi hanno comprato tutto e presto avranno il monopolio assoluto delle miniere di coltan, un bene che appartiene agli africani. E chi cava il coltan? I bambini congolesi di 3-4 anni che muoiono come vermi e vengono sfruttati come schiavi. Dietro il business delle auto elettriche c’è la loro vita: questa è una vergogna ed è disumano. Ancora una volta i grandi della Terra facendo finta di capire le esigenze dell’inquinamento, fanno qualcosa che è ancora peggio, lo sfruttamento delle risorse che appartengono agli africani e dei bambini. La comunicazione ingannevole ci dice che le auto elettriche sono l’alternativa e non è vero perchè dietro c’è tutto quello che abbiamo detto.

Pietro Bartolo

Cosa si potrebbe fare, invece?

Si potrebbe sfruttare quell’energia veramente alternativa che potrebbe essere l’uso delle auto a idrogeno o l’utilizzo e la realizzazione di turbine che già esistono e sfruttano le correnti marine. Ci sarebbe anche l’energia eolica, che non inquina ma ha un impatto visivo meno gradevole per via della presenza delle pale. Dobbiamo porci una domanda: sappiamo che l’Africa è il continente più ricco, ha diamanti, terre rare e petrolio e come è possibile che sia abitato dalla gente più povera del mondo? La risposta siamo noi che nei millenni li abbiamo colonizzati, sfruttati, depredati e derubati: abbiamo considerato quel continente come un grande supermercato, andiamo là e prendiamo. Ci conviene tenerli in quelle condizioni, sfruttati, colonizzati, schiavi, perchè nel momento in cui si rendono conto di aver la possibilità di emergere migrano: come le api, che producono il miele e vanno dove c’è quest’ultimo.

A fronte di questa situazione, ci racconti le sue giornate a Lampedusa

Ci sono tanti momenti drammatici ma anche episodi belli: in 29 anni ne ho passate parecchie. Mi occupo del poliambulatorio che dirigo e con medici assicuriamo la sanità ai lampedusani, ai turisti e a queste persone. Mi risulta difficile chiamarli migranti perchè sono esseri umani che non sono diversi da noi anche se il colore della pelle magari è differente. Non credo che sia questo il problema, perchè ci poniamo questo problema anche con i siriani che sono bianchi. C’è qualche razzista, ma penso che in Italia prevalentemente non si tratti di paura del diverso o del nero ma della povertà, della miseria. Se viene da noi un nero ricco, ben vestito, con gli aerei, ma anche un bianco, un calciatore o una persona di grande cultura, viene ben accolto e addirittura gli stendiamo il tappeto rosso, invece se arriva un nero ma anche un bianco povero cominciamo a reagire, a infastidirci.

Come se lo spiega?

È una forma di difesa da bugie perchè ci hanno fatto apparire questa gente povera come un pericolo, come qualcuno che sta venendo a togliere qualcosa, guarda caso proprio a chi l’ha vissuta questa esperienza, tant’è vero che si parla di guerra tra poveri, fra gli ultimi, fra i più deboli. Ci hanno spaventato per anni: c’è stato un bombardamento che io chiamo terrorismo mediatico perchè è un atto di terrore spaventare la gente. Credo che sia anche un reato da perseguire per legge: esiste il reato di procurato allarme. Alcuni giornalisti che non considero nemmeno tali, perchè il vero giornalista svolge il suo lavoro con onestà, spaventano la gente raccontando bugie che provocano odio, paura e le persone reagiscono in modo sbagliato con atti di razzismo e xenofobia.

Quindi, raccontiamo la realtà: gli sbarchi non ci sono più o avvengono ancora?

Sono meno, certamente c’è stato un calo e c’è qualcuno che ne va orgoglioso. Lo ha fatto il governo precedente e quello attuale ha continuato su questa linea perchè conviene parlare alla pancia della gente, raccontare bugie perchè poi arrivano i salvatori che ci proteggono e ci salvano da questa onda malefica che sono gli immigrati e la gente ci crede e li acclama. In realtà queste persone sono esseri umani come noi, sono bambini, donne e uomini come noi, figli, mamme, bambini come i nostri, fratelli, non perchè sono neri, gialli o rossi hanno i nostri stessi sentimenti, hanno delle aspirazioni e dei sogni. Perchè non possono averli? E il loro sogno più grande è sopravvivere, non chiedono nulla. Tra loro c’è chi non sa fare nulla, chi ha fatto il contadino ma anche ingegneri, medici e persone colte, eppure non chiedono niente. I siriani, per esempio, erano come noi.

Ci spieghi

Erano come noi per il tenore di vita e improvvisamente si sono trovati di fronte una situazione terribile, hanno dovuto abbandonare il loro Paese senza sapere dove andare. Soffrono più degli altri perchè erano abituati ad avere una vita normale. E poi arrivano dove credono di trovare un po’ di serenità e invece incontrano barriere e filo spinato: pensate quale dolore, dispiacere, mortificazione, si rivolgono ai Paesi civili fra virgolette e trovano il diniego, il rifiuto. Mettiamoci al loro posto: abbiamo anche vissuto questa situazione nel passato ma forse ce ne siamo dimenticati, quando andavamo in Australia e in America e anche oggi emigriamo ma troviamo le porte aperte e se ci sono problemi ci lamentiamo. Invece, trattiamo queste persone come se fossero dei mostri, degli alieni da cacciare via, che ci stanno invadendo. Pensate, ci hanno fatto credere che c’è un’invasione, la più grande bugia che hanno raccontato: parlando di invasione ti fa paura, terrore, in realtà l’invasione forse ce l’hanno loro nel cervello. Non è vero che c’è l’invasione e lo dicono i numeri.

Cioè?

Io odio i numeri perchè si parla di esseri umani e ho il compito di accoglierli, aiutarli e curarli se possibile, ma in questo caso servono eprchè questa invasione non esiste. Stiamo parlando di numeri ridicoli: gli immigrati regolari pagano le tasse e contribuiscono alla crescita del Paese e grazie a loro  l’Inps è ancora in piedi e abbiamo pagato le pensioni ai nostri anziani, mentre gli irregolari sono 600mila in una popolazione di 60 milioni di abitanti. Il governo precedente e questo hanno fatto in modo che sembri a un’invasione facendo una distribuzione ridicola: solo 2mila Comuni su 8mila li accolgono ed è ovvio che se li concentri tutti su Milano, Catania, Bergamo o poche città dai l’impressione che sia un’invasione. Essendo 600mila persone sarebbero 3 ogni mille abitanti, quindi è come se a Lampedusa che conta 6mila abitanti ce ne fossero 18 e chi li vedrebbe? E sarebbe più facile integrarli, anche se non amo la parola integrazione.

Pietro Bartolo

Che parola userebbe?

Interazione, che significa interagire con la società dove vai. A volte l’integrazione è una concessione e ognuno rimane al suo posto. Questo spiega poi i fatti di terrorismo, perpetrati da gente che è alla seconda o terza generazione da noi e che è stata sempre ghettizzata ed estraniata. Quei ragazzi che nascono, studiano e crescono in Italia, parlano l’italiano e addirittura il dialetto dei paesi dove vivono sono italiani a tutti gli effetti eppure si sentono rifiutati.

E quali possono essere le conseguenze?

Se non glielo consenti nel tempo cominciano a maturare quelle reazioni che non condivido ma hanno un fondamento. Se invece gli viene data la possibilità di interagire, di entrare nella nostra società a pieno titolo non avrebbero motivo per farlo. Per esempio, a Lodi la negazione dell’accesso alla mensa ha creato da una parte bambini italiani che avendo vissuto questa esperienza da grandi porteranno odio verso i diversi, e dall’altra i bambini che sono stati discriminati che poi si ricorderanno di quello che è accaduto e magari reagiranno. Che esempio abbiamo dato? Esempi negativi, mentre se facessimo interagire questi ragazzi avremmo risolto tutti i problemi.

Cosa propone?

Bisogna affrontare il fenomeno, e non problema, dell’immigrazione con intelligenza, razionalità e lungimiranza, perchè vuoi o non vuoi sono il nostro futuro: la popolazione europea è vecchia dal punto di vista demografico, l’Italia ancora di più e queste persone ci servono. Questo non significa che dobbiamo sperare che arrivino i migranti e facciano figli loro per avere un incremento demografico, dobbiamo fare certamente in modo che anche i nostri giovani possano formare delle famiglie e crescere, questo non glielo abbiamo consentito perchè la politica non ha dato loro sicurezza e stabilità, per cui non concepiscono figli e li costringiamo addirittura ad andare via dall’Italia, ma questo non è colpa dei migranti.

Da dove si può ripartire?

Dobbiamo fare in modo che si ritorni a crescere e il volano di tutto è il lavoro, non l’elemosina, il reddito di cittadinanza, perché il lavoro è dignità e anche se percepisci 800 euro alla fine della giornata puoi dire che è frutto del tuo sangue. Servono investimenti, bisogna aiutare le aziende a crescere non massacrarle dal punto di vista fiscale, che significa chiusura, fallimenti e perdita di posti di lavoro per le piccole imprese o delocalizzazioni per quelle grandi.

Che responsabilità ha la politica?

Non ha saputo gestire la cosa pubblica e il risultato è un disastro economico che ha creato 5 milioni di poveri. Ci vogliono le braccia per raccogliere i pomodori e le patate o per mungere le vacche e i migranti le mettono a disposizione così come le loro culture e tradizioni. Queste unite fanno crescere, è un’addizione e non una sottrazione: se siamo l’Italia di oggi e in passato siamo stati la culla della cultura è dovuto alla contaminazione di diversi popoli che si sono incontrati (turchi, arabi, cartaginesi, fenici, egiziani, spagnoli) e tutti hanno navigato in quel mare che è il mare Nostrum e siamo diventati uno dei paesi più civili e democratici del mondo.

 

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