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“La tecnologia minaccia le relazioni? Tocca a noi non esserne schiavi”

Francesco Ferri, presidente di Lombardia Informatica S.p.A, la digital company di Regione Lombardia, ospite di questa edizione di TEDxBergamo, analizza il rapporto tra hi-tech, uomini e società.

“La tecnologia in molti casi migliora la nostra vita, tocca a noi decidere di non esserne schiavi”. Così Francesco Ferri, presidente di Lombardia Informatica S.p.A, la digital company di Regione Lombardia, invita a un uso consapevole dell’hi-tech.

Francesco Ferri

L’esperto, che da anni opera nel settore, è stato tra i protagonisti della nuova edizione di TEDxBergamo, sabato 16 marzo al teatro Sociale. Lo abbiamo intervistato per saperne di più e raccogliere le sue impressioni sul rapporto tra la crescente pervasività dei dispositivi tecnologici e le relazioni sociali.

Cosa pensa della diffusione sempre più capillare della tecnologia nella nostra società?

Partiamo da un dato di fatto: la tecnologia ormai è ineluttabile. Ognuno di noi quando è a casa normalmente utilizza dai 3 ai 6 devices (dispositivi, ndr) che condizionano completamente la nostra vita e spesso la migliorano. Basta pensare a tutto quello che si può fare per il controllo dei propri dati sanitari e all’interscambio con il medico di queste informazioni che spesso sono anche vitali, quindi diventano dispositivi salvavita e aiutano la prevenzione. Per me, quindi, la tecnologia va considerata come un elemento evolutivo che ci permette di avere uno stile di vita e una qualità di alcuni servizi essenziali, come la sanità, decisamente superiore rispetto al passato. Diventa un limite quando non c’è un’etica e un governo della tecnologia per cui si perde la misura.

Cosa intende?

Restando sull’esempio che ho fatto prima, il governo del dato sanitario viene continuamente scambiato con il medico piuttosto che trasferito sulla banca dati di un’app dedicata ed è importante porsi delle domande: come vengono usati? Da chi? In che modo vengono gestiti e cosa viene fatto da chi ne ha accesso? Il punto oggi non è tanto chiedersi se la tecnologia sia giusta o sbagliata e se sia possibile farne a meno, ma averne una filosofia e una politica di governo che ci aiuti a non diventarne succubi e schiavi. Questo vale per quanto riguarda la nostra vita, mentre dal punto di vista aziendale quello che facciamo a livello personale spesso non è ancora sufficientemente sviluppato.

Ci spieghi

Rischiamo che, mentre a casa siamo ipertecnologici, al lavoro siamo abituati a vecchi sistemi e modi di utilizzo che ci rendono poco produttivi. La tecnologia dà un vantaggio competitivo enorme a chi la adopera per comunicare, collaborare e condividere meglio, digitalizzare i processi, raccogliere dati dei propri macchinari e migliorare i prodotti e il processo di funzionamento. Anche qui non bisogna diventarne schiavi: in questo caso ovviamente non parliamo più di politica o di filosofia etica della tecnologia, ma della necessità di avere una governance aziendale che aiuti a non perdere il contatto umano, l’empatia e contemporaneamente la valorizzazione del talento individuale, perchè la tecnologia non sostituisce l’uomo, è fondamentale.

La tecnologia può minacciare le relazioni? C’è il rischio di una disumanizzazione della nostra società?

Concordo, e lo avverto tanto quanto non c’è la capacità di governare l’evoluzione della tecnologia e mantenere al centro l’uomo. I rischi sono connessi a un utilizzo non coretto delle numerose informazioni che ogni istante ognuno di noi mette a disposizione di terze parti con questi dispositivi. In quest’ottica quando si parla di privacy non ci si riferisce tanto alla tutela dei propri dati personali ma della propria umanità: non deve essere la tecnologia a condizionare le nostre scelte.

È possibile che si verifichi il rovesciamento servo-signore teorizzato da Hegel?

È vero, ogni epoca ha il proprio rischio che il servo diventi signore. La tecnologia ha apportato significativi miglioramenti nella nostra vita ma non dobbiamo divenirne schiavi. Il pericolo è che diventi padrona, per questo è necessario che venga indirizzata dal punto di vista etico e filosofico.

Da esperto, cosa consiglia?

A livello aziendale è fondamentale avere una roadmap di sviluppo della propria impresa chiara anche dal punto di vista tecnologico: chi decide in azienda deve valutare come intervenire sulla propria organizzazione e sul proprio prodotto in maniera consapevole. Analogamente, nella nostra vita quotidiana non essere schiavi della tecnologia significa decidere consapevolmente e coscientemente di utilizzare la tecnologia per ciò che esprime in termini di valore aggiunto senza renderla troppo pervasiva evitando gli eccessi come spesso accade coi ragazzi che non riescono a fare a meno del telefonino.

Questa sensibilità è diffusa secondo lei?

Nelle aziende ci sono ancora salti di qualità che la media impresa italiana può fare grazie alla tecnologia ed è così anche per la pubblica amministrazione. Lombardia Informatica si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione lombarda e ci sono miglioramenti da fare molto rilevanti, però per capire i vantaggi apportati dalla tecnologia basta pensare che fino a due anni fa per partecipare a un bando era necessario presentarsi allo sportello e fare la coda, consegnare tutti i documenti cartacei, aspettare sei mesi per vedere se tutto andasse a buon fine ecc mentre oggi si può svolgere tutto online. Di progetti come questo nel pubblico e nel privato possono esserne attuati infiniti ed è una speranza per il futuro dell’economia e della pubblica amministrazione.

E quali salti di qualità si possono fare?

Nella pubblica amministrazione la semplificazione, la sburocratizzazione e la velocità nelle procedure, mentre nella vita aziendale il miglioramento del modello di business offrendo prodotti non più standard ma personalizzati per il consumatore, che è quello che ha reso grande il made in Italy finora. Nella nostra quotidianità, invece, come dicevo, la tecnologia può migliorare la nostra qualità della vita.

I rapporti tra le persone tendono a diventare virtuali: le relazioni non ne risentono?

È il rischio più forte. Servono una filosofia e un’educazione alla tecnologia da parte delle famiglie per un uso consapevole dei devices e come sempre l’esempio fa la differenza.

Per concludere, quali prospettive traccia per il futuro della tecnologia?

La grande sfida è quella dell’intelligenza artificiale, con macchine capaci di ragionare e operare dati in modo consapevole. Può essere molto utile, per esempio nel caso di un medico per avere un assistente che sappia individuare la diagnosi migliore fornendo un servizio di maggior qualità. Siamo agli albori, ma sconvolgerà la vita di ognuno di noi, le aziende e le nostre abitudini: se avrà effetti positivi o negativi dipenderà dal modo in cui la utilizziamo ed è fondamentale ricordare sempre la centralità del’uomo.

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