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Tiepidi scansafatiche? Basta! Noi ragazzi, uniti, chiediamo rispetto per i nostri ideali foto

"Sappiamo fare gruppo e vogliamo impegnarci": mentre il corteo dei quattromila studenti si chiude sulle note di Imagine nel segno della pace, i millennials di Bergamo rivendicano un loro ruolo

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Basta dirci che noi giovani non ci impegniamo.

Clima, la manifestazione a Bergamo

Basta dirci che non ci interessiamo di niente.

Basta dirci che siamo la generazione dalle passioni tiepide.

Basta dirci che siamo scansafatiche, mammoni, sdraiati, che non facciamo gruppo, che non sappiamo combattere per quello che vogliamo e che non lottiamo per il nostro futuro.

Basta, davvero.

Noi abbiamo molto da dire e lo stiamo urlando al mondo. Ascoltateci, senza metterci uno scotch sulla bocca dileguandoci dicendo che manifestiamo solo per saltare scuola e per fare “casino”, che non sappiamo neanche il motivo del perché scioperiamo e che siamo incoerenti.

No, non lo siamo. Lo stiamo dimostrando. Aprite gli occhi e non giudicateci, ma dateci le possibilità di cambiare il mondo che avete avuto voi.

Venerdì 15 marzo abbiamo riempito la città di colori, musica, gioventù, gioia di vivere, speranza verso il futuro e desiderio di cambiare il mondo. E, con noi, tutti i giovani del mondo, nello stesso giorno e nello stesso momento.

A Bergamo eravamo in più di quattromila, uniti da sogni grandi per il domani che condividiamo insieme e che abbiamo ritrovato negli occhi del compagno di fianco a noi. Una fiamma bruciante che abbiamo visto nei coloratissimi manifesti che vogliono scuotere il mondo, gli adulti, ad aprire gli occhi e a salvare quel pianeta, quell’unica Terra che noi dobbiamo popolare di progetti nuovi, di amore e di vita.

Una fiumana di giovani mai vista negli ultimi anni: una manifestazione mai così sentita dai ragazzi e dalle ragazze della Generazione Z e Millennials. Studenti di scuole superiori, sì, ma non solo: anche tanti universitari, adulti e lavoratori.

Il nostro corteo è stato scandito dai leoni da tastiera che, armati di cattiveria e astio, ci hanno accusati di aver deciso di scioperare solo per saltare scuola, di essere incoerenti e di manifestare solo perché era venerdì, perché “voglio vedere quanti di questi giovani c’erano se era domenica”.

Parole cattive, arroganti, violente. Ma non ci hanno scalfito, no. Noi sappiamo che eravamo lì per una ragione, per un ideale che ci unisce tutti e che voi adulti non riuscirete a denigrare con i vostri giudizi.

Io credo in questa generazione, ci credo fortemente. Ho conferme ogni giorno di questo e, quotidianamente, motivi in più per non perdere le speranze. Sarà cambiato il mondo, sarà cambiato il modo di manifestare, saranno cambiati gli eroi e le eroine, ma la fiamma bruciante della gioventù non può cambiare. È viva, ora più che mai. E l’abbiamo dimostrato.

Non solo, abbiamo mostrato a tutti che siamo uniti, che sappiamo fare gruppo per un ideale comune, cosa che molto spesso, voi adulti, ci rimproverate di non fare.

Il corteo è terminato con il cerchio della pace sulle note di Imagine di John Lennon: una canzone conosciuta da tutti, un inno alla pace che parla di un mondo ideale, popolato da sognatori, senza guerre e divisioni.

Noi, nel nostro piccolo, nel breve istante di una calda mattinata di metà marzo, abbiamo creato un mondo all’altezza dei nostri sogni più grandi.
Ora continuiamo. Siamo pronti e noi lo sappiamo.

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