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Elezioni europee, Juncker incontra i vescovi cattolici

Due mesi prima delle elezioni europee, al termine di 50 minuti di intervento, il 14 marzo 2019 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea si rivolge ai vescovi delegati delle Conferenze episcopali dell’Ue, riuniti in assemblea a Bruxelles.

“Faccio appello a voi uomini saggi. Gli uomini saggi sono pazienti e determinati e l’Europa ha bisogno di pazienza e determinazione”.

Due mesi prima delle elezioni europee, al termine di 50 minuti di intervento, il 14 marzo 2019 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea si rivolge ai vescovi delegati delle Conferenze episcopali dell’Ue, riuniti in assemblea a Bruxelles. È la prima volta – per quanto è possibile ricordare – che l’autorità più alta dell’Europa incontra la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece). Populismi, povertà, rifugiati, ruolo dell’Europa, Brexit i temi affrontati. Ed è anche la prima volta che il presidente della Commissione visita la sede della Comece, a Square de Meeûs.

UN DISCORSO A 360 GRADI
Nonostante il pasticcio (per colpa degli inglesi) della Brexit, nonostante i pericolosi populismi e i nazionalismi estremi, il giudizio di Juncker è positivo: “L’Unione europea è sicuramente migliore di quello che si dice. È anzitutto un progetto inclusivo che respira, come diceva Giovanni Paolo II, con due polmoni, Est e Ovest. Un continente impregnato dei valori cristiani, “dove la dignità della persona è rispettata indipendentemente dalla razza e dall’orientamento sessuale”. Ai populisti alla Salvini – che è stato parlamentare europeo con il primato delle assenze – dice chiaramente: “L’Europa non è contro le Nazioni, non è un progetto per far sparire le singole identità nel magma europeo”, ma un luogo dove le divergenze e le diversità vengono rispettate”.
Le elezioni del 23-26 maggio 2019 ridisegneranno il Parlamento dei prossimi cinque anni (2019-2024).

“L’EUROPA NON VA LASCIATA IN MANO SOLO AI POLITICI”
Gravi ferite tormentano il continente. La dignità del lavoro e la povertà: “La dottrina sociale è forse l’insegnamento più nobile della Chiesa”. L’Europa deve riscoprire i valori e i principi guida. Sui rifugiati il presidente Juncker è realista: ammette che dall’Europa è arrivata spesso la “risposta dei tecnocrati”, che subiscono le suggestioni dei Paesi più forti e di quelli con governi populisti e sovranisti. Apprezza molto la dichiarazione di mons, Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, sulla «responsabilità condivisa di accogliere, proteggere, promuovere e integrare» migranti e rifugiati nelle nostre società. I quattro verbi – “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – sono quelli che Papa Francesco usa spesso. Juncker sottolinea la necessità di un programma-Africa perché solo agendo sullo sviluppo dei Paesi africani si può evitare che i disperati muoiano in mare. Un accenno alla Brexit: “La questione è grave”, ma è intenzione dell’Unione salvaguardare “una relazione amicale con il Regno Unito sulla base di una storia condivisa e di valori comuni”.

EUROPA CON LE RADICI CRISTIANE
“Juncker parla come uomo politico ma anche come credente e cristiano. È un uomo pragmatico come lo sono i politici dei nostri Paesi”, dice all’agenzia “Sir” mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles e delegato della Conferenza episcopale belga: “Ha un’esperienza politica unica. E questo suo bagaglio umano e professionale è importante soprattutto in queste situazioni difficili. Nella sua parola c’è sempre una speranza, una convinzione forte per l’Europa”. Ciò che preoccupa è che l’Europa è percepita come una “realtà lontana” dai popoli e una “realtà nemica” dai populisti-sovranisti. Da qui l’impegno delle Chiese locali a «far capire che la nostra appartenenza al progetto europeo non è contraria alla nostra identità nazionale o regionale. Juncker ritiene che le Chiese possano aiutare a costruire e rafforzare l’ unità ideale. Le Chiese hanno una parola da dire sull’importanza dell’Unione, sull’ideale europeo di pace e collaborazione”.

LA BREXIT NON RIUSCIRÀ A ROMPERE LA FRATERNITÀ
Aggiunge l’italiano mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e vicepresidente della Comece: “Noi cristiani abbiamo una grande responsabilità: questo è il momento di tirarla fuori. L’Europa nasce su una radice che ha anche nella tradizione cristiana il suo punto di forza e la sua anima. È il momento di far uscire quest’anima perché l’Europa rischia di perdersi, lacerarsi, dividersi. Noi che siamo eredi di questa storia, abbiamo una responsabilità. L’esperienza della Gran Bretagna dimostra che rompere con l’Europa crea enormi problemi e grandi difficoltà. È chiaro che possono esserci processi di decomposizione, che ci preoccupano, ma sono processi lenti. Di Juncker mi ha colpito la nota di speranza, un messaggio di fiducia nella possibilità che l’Europa ce la faccia. C’è molto lavoro dietro e dentro. Molte persone lavorano e credono nell’Europa. È doveroso lanciare ai cittadini europei un messaggio di speranza e fiducia. C’è la possibilità di fare meglio e di più per superare i limiti che l’organizzazione europea ha mostrato e mostra. Guardarsi dai rischi va bene ma è anche importante scommettere e potenziare le possibilità e le positività che sono largamente presenti”. Coincidenza vuole che la massima autorità politica (Juncker) e la massima autorità cattolica del continente siano lussemburghesi. Infatti è il lussemburghese e arcivescovo del Lussemburgo mons. Jean-Claude Hollerich, dall’8 marzo 2018 il presidente della Comece. È lui che afferma: “La Brexit non riuscirà a rompere la fraternità tra noi e con i britannici”.

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