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Nuova Zelanda, spari in due moschee: 40 morti, la strage in diretta sui social

Uno degli attentatori in un manifesto sul web ha spiegato le proprie ragioni anti-immigrazione e anti-islam.

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Il terrorismo torna a colpire, questa volta in Nuova Zelanda: un commando formato da almeno quattro persone ha colpito due moschee di Christchurch alle 13.40 di venerdì 15 marzo, quando in Italia era piena notte.

Secondo un primo bilancio sarebbero 40 i morti, tutti uccisi a sangue freddo: la polizia, dopo aver invitato gli abitanti a rimanere chiusi in casa, ha arrestato i quattro attentatori, tre uomini e una donna, e disinnescato ordigni piazzati su alcuni veicoli che erano pronti ad esplodere e spargere ancora più sangue.

Tra le persone arrestate c’è un ragazzo di 28 anni di origine australiana, arrivato in Nuova Zelanda proprio per compiere la strage: è quanto lui stesso ha affermato in un lungo manifesto anti-immigrazione e anti-Islam postato sul web a rivendicazione dell’attacco terroristico, nel quale si dice libero da qualsiasi appartenenza e svela come la scelta dell’obiettivo sia stata fatta per dimostrare che anche le zone più remote del mondo non siano al riparo da “immigrazioni di massa”.

Nel manifesto anche una lunga serie di nomi ai quali l’uomo dice di essersi ispirato: tra questi anche quello dell’italiano Luca Traini, protagonista della sparatoria di Macerata del 3 febbraio 2018 nella quale sono rimasti feriti 6 immigrati, e di Anders Breivik, autore della strage del 22 luglio 2011 in Norvegia quando, in due attacchi distinti, uccise settantasette persone.

Uno degli assalitori ha filmato i drammatici momenti dell’attacco da una telecamera posizionata sul capo, trasmettendo le immagini in diretta sui social: nel video, poi rimosso per i suoi contenuti cruenti, si vedeva l’uomo arrivare nei pressi di una moschea con la sua auto e poi, tutto vestito di nero e con in braccio un fucile, dirigersi verso l’ingresso e iniziare a fare fuoco su chiunque gli capitasse a tiro.

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