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La fotografa del National Geographic: “Io, in viaggio per il mondo in cerca di bellezza”

Sabato 16 marzo sarà al teatro Sociale di Bergamo Alta tra i protagonisti della nuova edizione di TEDxBergamo: l'abbiamo intervistata per conoscere meglio il suo vissuto.

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“Nei miei viaggi ho vissuto anche esperienze difficili, ma ho imparato che ovunque c’è qualcosa di bello e universale”. Così Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa ufficiale del National Geographic, spiega la motivazione che ogni volta la spinge a recarsi in realtà diverse.

È stata in oltre 100 Paesi testimoniando guerre, violenza e conflitti, ma anche la straordinaria bellezza e perseveranza dello spirito umano e il fascino della natura selvatica. Sabato 16 marzo sarà al teatro Sociale di Bergamo Alta tra i protagonisti della nuova edizione di TEDxBergamo: l’abbiamo intervistata per conoscere meglio il suo vissuto.

Quando e perchè ha cominciato a viaggiare?

Da ragazza ero timida, goffa e introversa. Prendere tra le mani una fotocamera mi ha dato una motivazione per interagire con le persone e distogliere l’attenzione da me stessa. Mi ha rafforzato e all’inizio la fotografia era un passaporto per apprendere e fare esperienza di nuove culture. Ora è molto più di questo: è uno strumento per creare consapevolezza e comprensione attraverso culture, comunità e paesi, per dare un senso ai nostri punti in comune nel mondo che condividiamo. Può essere un mezzo potente e in grado di amplificare le voci degli altri.

Qual è la ragione che ogni volta la spinge a intraprendere un nuovo viaggio?

È un privilegio incredibile continuare a conoscere così tanto il mondo, per essere in grado di testimoniare e, spero, ricordare a tutti noi quanto siamo connessi l’un l’altro. Più luoghi vedo, più capisco che tutto ciò che facciamo influisce sulla vita di questo pianeta. La motivazione che mi spinge a proseguire è credere che abbiamo una grande responsabilità, un obbligo di documentare le cose che ci uniscono come esseri umani piuttosto che enfatizzare semplicemente le nostre differenze. Non possiamo permetterci di vedere il mondo attraverso un’ottica di paura e odio perché se raccontiamo solo storie attraverso il nostro sistema di valori, giustifichiamo le divisioni esistenti nel mondo. Credo che la situazione non cambierà mai se non avremo empatia per coloro che hanno un punto di vista diverso dal nostro: il modo per raggiungere un terreno comune è vedere noi stessi negli altri.

Quale dei viaggi che ha compiuto ricorda maggiormente?

È come chiedere a un genitore di scegliere quale sia il proprio figlio preferito! Ogni luogo ha la sua meravigliosa magia. Più viaggi e impari, ti rendi conto che esiste una verità universale e siamo in questa intricata “rete” insieme: che lo comprendiamo o meno, sono tanti gli aspetti che ci collegano gli uni agli altri.

Ora si trova in Kenya. Come si sente lì?

Mi sento come se fossi tornata a casa.

Ha mai avuto paura?

Sì, naturalmente. Mi hanno sparato, molestato, minacciato e come donna ho imparato velocemente che devo prestare attenzione su come e dove lavoro: nessuna immagine vale la mia sicurezza personale. Sembra romantico viaggiare per il mondo ma in realtà devi essere emotivamente forte. Ripensando alle esperienze che ho avuto, mi chiedo come sono riuscita a superarne alcune: a volte erano inimmaginabili e spesso terrificanti. La peggiore è stata in un villaggio in Palestina, a Gaza, dopo il funerale di un palestinese che era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Il sole stava tramontando e io ero l’unica giornalista sul posto. Il mio istinto mi diceva che sarebbe stato meglio andare via, ma volevo scattare ancora un paio di foto. Poi un uomo ha iniziato a urlare e in pochi secondi sono stata circondata da molti giovani arrabbiati che volevano vendicarsi. Prima avevo trascorso del tempo con la famiglia del palestinese che era stato ucciso e con diverse donne della sua famiglia. Queste ultime, che erano poco lontane, si avvicinarono per portarmi in salvo. Ma se non fossero state lì, se non avessi passato la giornata con loro, non so cosa sarebbe successo.

Oggi spesso il diverso spaventa. Cosa ne pensa?

C’è una verità bella e universale ovunque e, se guardiamo con attenzione, si può trovare una meravigliosa comunanza tra noi. Spero che chiunque, viaggiando attraverso il mondo con una macchina fotografica o con una videocamera, usi questi strumenti non solo come estensione dello sguardo, ma anche del cuore. Ognuno di noi ha la capacità di avere un impatto sul mondo ma dobbiamo trattare gli altri con empatia: c’è abbastanza spazio per tutti, ma solo se ascoltiamo veramente quello che dicono gli altri. Certo, le sfide sono formidabili ma non c’è un tempo della storia dell’uomo dove ci sia stata una maggiore consapevolezza e opportunità di trasformazione

Ha già pianificato i suoi prossimi viaggi?

Sì. Sono stata a casa solo 21 giorni l’anno scorso e anche quest’anno dovrebbe essere così.

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