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Arti marziali Khawam

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Arti marziali: difesa o attacco? Sfatiamo un mito

Dalla scuola Khawam: "Vogliamo provare a dare una risposta chiara e precisa a questa domanda che purtroppo ci fa capire come ancora oggi ci siano informazioni sbagliate riguardo a questo meraviglioso mondo".

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Una delle prime domande che ci pongono durante gli open day o le esibizioni è: “arti marziali? ma non è uno sport violento? Ma le arti marziali sono da difesa o da attacco?”.

Vogliamo provare a dare una risposta chiara e precisa a questa domanda che purtroppo ci fa capire come ancora oggi ci siano informazioni sbagliate riguardo a questo meraviglioso mondo.

Abbiamo parlato spesso nei precedenti articoli dell’origine storica di queste discipline, ricordando come le arti marziali siano nate in Cina con lo studio della dottrina taoista e di conseguenza seguendo i principi della Medicina Cinese. Un’altra cosa che abbiamo voluto sottolineare è come le arti marziali non siano un allenamento da palestra ma una scelta di vita, di valori e di principi. Tra questi uno dei primi che viene insegnato dal Maestro Khawam è il rispetto di sé e degli altri. Difendersi infatti non implica solo la possibilità di essere attaccati da qualcuno ma anche quella di proteggersi da se stessi, sia avendo rispetto del proprio corpo e avendone cura, sia imparando a conoscersi nel profondo, prendendo consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri limiti. Questo significa anche imparare a stare in un conflitto senza farlo degenerare in un atto violento: vuol dire insegnare ai ragazzi, ma anche agli allievi più grandi, a mantenere la calma, ad essere sicuri di quello che sono e che valgono, ad avere fiducia nella capacità di gestire un momento di tensione riuscendo a trovare la soluzione migliore per uscirne.

Le arti marziali sono disciplina: in un allenamento costante, nell’osservare le regole, nel riconoscere i ruoli, nella coerenza di ciò che si impara e si pratica, nel rispetto per i propri compagni, nell’avere cura (di sé, degli altri, delle proprie passioni), non si limitano a combattimenti spettacolari, a salti acrobatici, a pugni velocissimi. Dietro tutto questo c’è un mondo, una cultura, una storia che purtroppo molto spesso non viene mostrata, non è conosciuta o anche solo è troppo faticoso sostenere. Ecco un altro aspetto importante che il Maestro Khawam trasmette ai suoi allievi: per progredire ed essere persone migliori è necessario “fare fatica”, niente si raggiunge facilmente, in ogni cosa servono impegno, lavoro, costanza e sacrificio, aspetti necessari per poter poi godersi il raggiungimento di un obiettivo e dare ad esso il giusto valore.

Arti marziali

Le applicazioni della pratica delle arti marziali sono molteplici e ridurle solo a “difesa o attacco” vuol dire spogliarle della loro storia, della loro tradizione, della cultura del mondo in cui sono nate, della filosofia con cui si sono sviluppate. Il Tai Ji Quan è uno stile molto antico che, come abbiamo già detto, ha numerose applicazioni per la difesa personale ma soprattutto, lavorando sull’energia interna, aiuta ad avere un controllo molto profondo del proprio sé e delle proprie emozioni, aspetti fondamentali da gestire in situazioni di pericolo, senza dimenticare i principi legati alla Medicina Tradizionale Cinese a cui il Tai Ji fa riferimento. Questo a sottolineare come appunto “difesa e attacco” siano solo due aspetti delle arti marziali ma che c’è molto altro che purtroppo spesso viene ignorato, perché non conosciuto, perché non capito, perché troppo difficile da far comprendere o da insegnare.

Le arti marziali come difesa o attacco quindi? Nella scuola del Maestro Khawam le arti marziali sono un’opportunità. Sono un’occasione per gli allievi, di intraprendere un percorso di conoscenza e di crescita, che li porti ad una maggior consapevolezza di se stessi e delle proprie capacità, che li guidi alla scoperta dei proprio limiti per poter avere la forza di affrontarli e trasformarli in nuovi stimoli.

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