In aula

Quarant’anni fa l’omicidio Gurrieri, Belotti: “Estradizione immediata per Manenti”

Il video dell'intervento del deputato leghista

“Quarant’anni fa l’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri venne ucciso a sangue freddo davanti al figlio di 10 anni da un commando di Guerriglia Proletaria”. Lo ha ricordato ieri alla Camera, mercoledì 13 marzo, il deputato leghista Daniele Belotti.

“Il suo assassino, Narciso Manenti, dal giorno dell’attentato, vive tranquillamente e beato nell’hinterland di Parigi, senza aver scontato un’ora di carcere qui in Italia, nonostante la condanna all’ergastolo. Questa vergogna deve finire al più presto – dice Belotti -. È ora che terroristi e assassini come Narcisio Manenti facciano la fine di Battisti e vengano estradati in Italia. Devono pagare per il sangue che hanno versato e l’odio che hanno creato. È un dovere delle istituzioni nei confronti del figlio di Guerrieri, di tutti i familiari delle vittime del terrorismo e di tutti gli italiani che hanno vissuto anni di terrore. E’ ora che tutti i 34 latitanti che vivono in Francia e in giro per il mondo vengano estradati in Italia e paghino per il dolore che hanno causato”.

Gurrieri era nato a Monghidoro, in provincia di Bologna, una cittadina diventata famosa per essere il paese natale di Gianni Morandi. Quando il popolare cantante era diventato famoso, Giuseppe era nato già da un pezzo, il 15 febbraio 1929. Si era arruolato nell’Arma nel 1950, operando nella stazione di Sondrio e dal 1972 in quella di Bergamo.

Il 13 marzo del 1979 Gurrieri è fuori servizio. Ha concluso la sua giornata di lavoro nella vecchia caserma di via Masone ed è tornato a casa per accompagnare dal medico il figlio Mauro, 10 anni, che ha la tosse. L’appuntato entra nello studio medico del dott. Pier Sandro Gualteroni. Mentre è in attesa della visita, irrompono due giovani armati di pistola. Il carabiniere reagisce subito, cerca di distoglierli, ma uno di loro spara e lo uccide. Cinque colpi, tutti a bersaglio. Gurrieri muore davanti al figlio.

Si scopre quasi subito, nelle ore immediatamente successive all’omicidio, attraverso un volantino di rivendicazione, che il vero obiettivo dell’attentato era il dottor Gualteroni, medico del carcere di Bergamo.

L’omicidio viene comunque firmato da “Guerriglia Proletaria”, gruppo di estrema sinistra vicino alla rete di “Prima Linea”. Per l’omicidio furono in seguito condannati Narciso Manenti ed Enea Guarinoni, uscito dal carcere pochi anni dopo grazie alla sua dissociazione dalla lotta armata e all’ammissione delle sue responsabilità.

Pochi mesi fa, dopo l’arresto di Cesare Battisti in Bolivia, La Lega aveva annunciato una mozione alla Camera per sollecitare con determinazione l’estradizione dei terroristi condannati in via definitiva e latitanti all’estero. Primo fra tutti Narciso Manenti.

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