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Il procuratore nazionale: “A Bergamo la mafia c’è, se ne servono alcune imprese”

Federico Cafiero De Raho: "Spesso sono gli stessi bergamaschi a cercare le prestazioni malavitose dei calabresi al fine di rientrare da posizioni creditorie verso terzi"

“Inutile negarlo, la mafia c’è anche a Bergamo ed è al servizio di certi imprenditori locali”. Non usa giri di parole Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, durante la conferenza stampa convocata in procura a Brescia per illustrare i dettagli dell’operazione Papa.

Un’inchiesta che ha portato all’arresto di 19 persone tra le province di Bergamo, Brescia e Reggio Calabria con pesanti accuse che vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione aggravata dal metodo mafioso, fino al danneggiamento a seguito di incendio, al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori.

Cafiero De Raho ha illustrato i nuovi metodi mafiosi con cui le organizzazioni criminali si insediano nel Nord Italia, soprattutto nelle province più solide a livello economico, come quella bergamasca: “Le modalità criminose sono differenti rispetto al passato – le parole del procuratore – . Ora i malviventi sparano meno e pensano di più a guadagnare denaro. Creano legami e offrono collaborazioni anche ad aziende sane. E gli imprenditori locali spesso accettano”.

“Anzi, spesso sono gli stessi bergamaschi a cercare le prestazioni malavitose dei calabresi, al fine di rientrare da posizioni creditorie verso terzi, nella piena consapevolezza della loro condotta mafiosa e violenta”.

“In particolare – prosegue il magistrato – , ora la malavita offre servizi alla aziende simili a quelli dello Stato per il recupero dei crediti, con la sostanziale differenza che utilizzava metodi illeciti. Dispone di pacchetti criminali personalizzati in base alle esigenze delle varie società che ne necessitano. Alcuni particolari di questa inchiesta ce lo confermano”.

“L’operazione Papa ha evidenziato ancora una volta la presenza di una cellula di ‘ndrangheta che operava stabilmente tra le province di Bergamo e Brescia. Questa indagine è un chiaro indicatore di come la malavita calabrese stia fagocitando l’economia lombarda e condizionando i mercati. Non è la prima volta – conclude Cafiero De Raho – che la mafia si interessa del mercato ortofrutticolo, era già avvenuto a Milano e in altre città italiane. Non è un caso, considerata la buona salute del settore”.

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