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Incendi e minacce, le mani della ‘ndrangheta sul trasporto di frutta in Bergamasca: 19 arresti fotogallery video

L'operazione, denominata Papa per il nome di uno degli arrestati, Giuseppe Papaleo, è stata avviata dal R.O.S. nel 2016, collegata a quella condotta, dal dicembre 2015, dai colleghi di Bergamo a seguito di un incendio doloso, avvenuto a Seriate in una società di autotrasporti di un imprenditore bergamasco

Associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento a seguito di incendio, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Sono queste le pesanti accuse nei confronti di 19 indagati finiti in manette alle prime luci dell’alba di lunedì 11 marzo tra le province di Bergamo, Brescia e Reggio Calabria. In azione i carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Bergamo, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. La ricostruzione dell’operazione è stata fornita in procura a Brescia dai protagonisti, tra cui il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.

Operazione 'ndragheta

L’operazione, denominata “Papa” per il nome di uno degli arrestati, Giuseppe Papaleo, è stata avviata dal R.O.S. nel marzo 2016, collegata a quella condotta, dal dicembre 2015, dai colleghi di Bergamo a seguito di un incendio doloso, avvenuto in una società di autotrasporti di un imprenditore bergamasco, la P.P.B. di Antonio Settembrini, a Seriate, che alle 3.30 di notte aveva causato la distruzione di 14 automezzi pesanti.

Dai primi approfondimenti investigativi, era emerso una forte attività concorrenziale tra la vittima e una seconda società, la Mabero di Papaleo, anch’essa operante nel trasporto di merci per conto terzi, e gestita, di fatto, da un pregiudicato calabrese.

Le due imprese svolgevano attività di trasporto in regime di concorrenza per conto di una terza società operante nel settore ortofrutticolo, la SAB Ortofrutta di Telgate. Quest’ultima nel gennaio del 2016 aveva deciso di ridefinire i propri rapporti commerciali affidando tutto il pacchetto del trasporto a un’unica impresa. Per questo aveva contattato le due aziende che fino a quel momento avevano operato per conto di essa, chiedendo un preventivo per affidare alla migliore offerente l’intera gestione del trasporto.

In questo contesto, l’indagine del Provinciale di Bergamo ha fatto emergere il coinvolgimento di alcuni soggetti di origine calabrese, giunti a Bergamo, chiamati da Papaleo, col fine di favorirlo nell’aggiudicazione dell’appalto privato.

I calabresi, successivamente identificati in Carmelo Caminiti e Antonio Pizzi, facevano parte del gruppo ‘ndranghetista dei De Stefano. In particolare il primo, gravato da numerosi precedenti penali anche di carattere associativo, è genero di Michele Franco nonché cognato di Carmelo Consolato Murina. Il secondo, benché immune da precedenti di polizia, annovera a suo carico varie frequentazioni con persone pregiudicate ed è risultato muoversi unitamente a Caminiti con funzioni di gregario.

Così, mentre il Comando bergamasco proseguiva nell’attività d’indagine relativa all’incendio doloso, il R.O.S. focalizzava l’indagine sulla figura di Caminiti, appurando come lo stesso svolgesse la funzione di “recupero crediti” per conto di un’altra società bergamasca operante nel settore dell’ortofrutta, quella dei F.lli Santini S.r.l. di Azzano San Paolo. In particolar modo gestivano i rapporti con i due fratelli titolari, arrestati lunedì mattina alle 4 mentre erano già al lavoro al mercato della Celadina a Bergamo. I militari hanno riscontrato che Caminiti, non solo era subentrato nelle azioni illecite all’indomani dell’arresto del suo socio in affari Paolo Malara, ma intratteneva numerosi rapporti con imprenditori commercialmente legati ai Santini per far rientrare i crediti vantati da questi ultimi attraverso l’applicazione di metodologie tipicamente ’ndranghetista. Azioni tali da configurare anche i reati di estorsione commessa in un vero e proprio contesto di associazione a delinquere di tipo mafioso.

Caminiti inoltre, muovendosi tra la Calabria e la Lombardia insieme ad altri soggetti, era referente qualificato di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista dedita alle attività di recupero crediti e di estorsione.

La costanza nel monitoraggio dello stesso ha fatto inoltre emergere un modus operandi ormai particolarmente rodato che vedeva imprenditori lombardi operanti nel settore del commercio ortofrutticolo ricercare volontariamente le prestazioni d’opera dei calabresi al fine di rientrare da posizioni creditorie verso terzi, nella piena consapevolezza che l’atteggiamento dei “recuperatori” si inseriva in una condotta tipicamente mafiosa e violenta.

Le acquisizioni investigative dell’Arma bergamasca e del R.O.S. hanno così consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia di arrivare a diverse conclusioni. In primis di fare piena luce sull’attentato incendiario ai danni dell’impresa di trasporti di Seriate, i cui responsabili (mandanti ed esecutori materiali) sono stati individuati in Domenico Lombardo, Mauro Cocca e Giovanni Condó. Poi di qualificare come un tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso le condotte dell’imprenditore di trasporti di Seriate quale mandante, e Carmelo Caminiti, Antonio Pizzi e Antonio Rago, quali autori materiali delle minacce ai danni di un altro imprenditore del settore per costringerlo a rinunciare al suo rapporto privilegiato con la società ortofrutticolo. Di appurare inoltre l’esistenza di un’associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetista operante sul territorio nazionale e in particolare nel territorio bresciano con estorsioni, violenze e minacce. Di documentare il compimento di più azioni estorsive, aggravate dal metodo mafioso, da parte dei partecipi dell’associazione criminale, nei confronti dei debitori della società Fratelli Santini S.r.l.. Infine, di accertare il riciclaggio aggravato dal metodo mafioso da parte dei fratelli Carmelo e Michele Caminiti con Anna Maria Franco, i quali ricevevano sulle proprie carte Postepay somme di denaro provento dei delitti di estorsione.

Il comunicato di S.A.B. Ortofrutta

In relazione alle notizie pubblicate l’11 marzo scorso da alcuni organi di stampa locali e Nazionali sulla presenza della ‘Ndrangheta nel settore ortofrutta, S.A.B. Ortofrutta S.R.L. si dichiara completamente estranea ai fatti e semmai parte lesa (cosa che si capisce peraltro chiaramente leggendo l’articolo qui sopra, ndr).

La posizione della Santini

L’amministratore unico Cristian Santini ci chiede di “specificare la nostra estraneità e collusione con i fatti accaduti tra PPB Srl , sig. Settembrini Antonio e Mabero Srl essendo loro solo nostri fornitori regolarmente pagati. Ci riteniamo pertanto totalmente estranei ai loro comportamenti criminosi non associabili al nostro modus operandi ed al nostro nome. Per un errore commesso da sig. Alessandro Santini affidandosi incautamente ad individui che si spacciavano come agenzia recupero crediti senza approfondirne le provenienze siamo stati già indagati e condannati in primo grado per estorsione, ma assolti da tutte le aggravanti di cui all’art. 7 L. 203/91. La Procura di Brescia con gli stessi protagonisti della precedente indagine ha emesso custodia cautelare per un caso già noto alla Procura di Firenze per cui siamo già stati giudicati; in questo momento abbiamo posto appello alla sentenza di primo grado per far valere le nostre attenuanti”.

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