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I cuori spezzati dei volontari di Africa Tremila: “Il 21 marzo dovevamo inaugurare l’ospedale in Sudan” fotogallery

"La nostra è una piccola Onlus con grandi progetti - racconta commossa la vicepresidente Gisella Inverardi - ma ancor prima siamo un gruppo di amici spezzato da questa assurda tragedia"

Gli amici della onlus avevano augurato loro buon viaggio sulla chat di WhatsApp, la sera prima di prendere il volo che da Roma li avrebbe portati a Nairobi, in Kenya.

Matteo Ravasio, Carlo Spini e la moglie Gabriella Viciani avrebbero dovuto sostare qualche giorno, prima di ripartire verso il Sudan del Sud. Da sbrigare c’erano le ultime pratiche riguardanti uno dei progetti avviati dalla loro associazione, ‘Africa Tremila’: un piccolo ospedale con reparto maternità prossimo all’inaugurazione nel cuore della capitale, Giuba.

Purtroppo i tre non sono mai giunti a destinazione. L’aereo sul quale viaggiavano, un Boeing 737 decollato alle 8,38 locali da Addis Abeba, in Etiopia, è precipitato domenica mattina vicino a Bishoftu, nella regione di Debre Zeit, 62 chilometri a Sud-Est dalla capitale. I contatti radio si sono interrotti pochi minuti dopo. Drammatico il bilancio dell’incidente: nessun sopravvissuto tra i 157 passeggeri a bordo, 8 italiani.

Matteo Ravasio, commercialista di Bergamo con studio in via Paleocapa, 52 anni, sposato con Manuela e padre di una bimba di tre, era il tesoriere della onlus. “Un uomo diplomatico e di grande equilibrio”, lo definiscono i colleghi. Carlo Spini, 74 anni, medico in pensione, originario di Sansepolcro (Arezzo), era diventato presidente da un anno. La moglie Gabriella, 74enne infermiera e infaticabile volontaria, lo seguiva ovunque fosse necessario per sostenere l’attività dell’associazione: Eritrea, Malawi, Zimbabwe, Congo ma anche nazioni non africane come India e Cuba. La coppia abitava in Toscana e aveva quattro figli.

“La nostra è una piccola onlus, ma con grandi cuore e grandi progetti – racconta commossa la vicepresidente Gisella Inverardi -. Ancor prima siamo un gruppo di amici spezzato da questa assurda tragedia”. Il Consiglio direttivo di Africa Tremila, con sede al civico 12 di via Torretta (dove si trovano gli uffici di Confartigianato Imprese) è composto da sette persone: il socio fondatore Roberto Spagnolo, il vicepresidente Mauro Centurelli e Gisella Inverardi; la Consigliera e segretaria Romina Russo e la presidente onoraria Annaluisa Pesenti. Oltre agli scomparsi Ravasio e Spini. Chi avvocato, chi architetto e commercialista, metteva a disposizione della onlus il suo bagaglio di competenze.

Fondata nel 1995, in oltre vent’anni di attività ha curati un centinaio di progetti. Tra questi il “Sant Ursula HealtCenter“, dove erano diretti i tre volontari per consegnare delle attrezzature mediche. “Il 21 marzo era fissata l’inaugurazione – dice Gisella Inverardi -. Mancava poco, giusto qualche dettaglio da sistemare”. Tra le costruzioni più recenti anche due scuole per bambini in Madagascar e una clinica sanitaria di circa mille metri quadrati in Zimbabwe.

“Matteo mi aveva fatto gli auguri di compleanno e salutato. Un ‘abbraccio’, come sempre, era la sua ultima parola – continua Gisella -. Il dottor Carlo Spini aveva invece una lunga esperienza in Africa, soprattutto in Malawi. Con la moglie seguiva ogni tipo di progetto, non solo quelli di tipo sanitario”. Tra gli ultimi da realizzare, anche quello di portare in Senegal le macchine agricole non più utilizzate in Italia.

Domenica mattina, il presidente onorario Roberto Spagnolo ha detto di essere stato contattato da uno dei figli di Carlo Spini, Andrea, che preoccupato aveva chiesto informazioni sul piano di volo di mamma e papà. “Purtroppo la Farnesina ci ha poi confermato che tra le vittime c’erano anche loro”. “Tre colonne portanti dell’associazione – le ha definite Spagnolo -. Tre persone dal cuore grande, generose e altruiste”.

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