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L'8 marzo tra le suore di clausura: "Essere donna è un dono, ragazze siate unite" - BergamoNews
L'intervista

L’8 marzo tra le suore di clausura: “Essere donna è un dono, ragazze siate unite”

In occasione della festa della donna, siamo andati dietro le grate del monastero femminile domenicano per raccontare l'8 marzo da un punto di vista diverso

In via Locatelli 77 a Bergamo c’è un mondo sconosciuto ai più, isolato dal rumore, avvolto nel silenzio, raccolto in una vita dedicata alla spiritualità, alla preghiera e alla solidarietà. È il monastero di Matris Domini dove dieci suore di clausura conducono la loro vita e, in occasione della festa della donna, siamo andati dietro le grate del monastero femminile domenicano per raccontare l’8 marzo da un punto di vista diverso.

Suor Angelita, Suor Dolores e Suor Felicita, ci hanno aperto le porte della loro casa per raccontarci della loro storia personale che le ha portate a seguire la vocazione e cosa significa essere donna avendo scelto la via dell’ascetismo, della raccolta e della preghiera: “Scegliere di seguire questa strada non è un sacrificio della femminilità, ma un modo per esaltarla in nome della condivisione e solidarietà”, raccontano. Entrate in convento tra i 22 e 24 anni, hanno trovato tra quelle mura la risposta che cercavano a quel vuoto a cui non riuscivano a dare un senso, decidendo, alla fine, di rinunciare al desiderio di essere moglie, madre e donna in carriera che le accomunava nell’età dell’adolescenza.

Cosa significa, per voi, essere donna?

“Essere donna è un dono. La vita è già in sé un dono, ma poter maturare fino a raggiungere la pienezza massima che è diventare donna è l’avventura più bella che ci possa essere. Nel corso della vita ti scontri con i tuoi fallimenti, fatiche, gioie, un mondo interiore faticoso, ma allo stesso tempo la scoperta di ogni piccola presa di coscienza di te stessa e delle capacità che sono innate in te come donna sono una magnifica avventura: ti aprono alla vita e te la fanno gustare. Le ragazze devono riscoprire le qualità esclusive della donna e della sua femminilità che è un grande cuore capace di donare amore e vita agli altri. Essere donna significa raggiungere una maturità di vita e di amore che solo una donna possiede: chi può negarlo?”

La vita nel monastero di clausura vi ha insegnato a vivere in comunità tra donne e ad essere solidali l’una con l’altra: è una componente che manca tra le ragazze di oggi?

“Sì, ci sembra di sì, anche in base ai racconti delle ragazze che vengono a parlare con noi. C’è molta cattiveria, gelosia: si fanno dispetti, piccoli scherzi che intaccano profondamente la crescita e la vita delle giovani donne. Perché continuare a farlo? Dov’è la vostra solidarietà tra donne? Se tu accogli il tuo essere donna come un dono che ti permette di creare delle relazioni e di creare un bene che serve a tutti quelli con cui vivi, perché ci deve essere competizione tra noi donne? Essere donna nel suo aspetto più pieno e bello significa donare e condividere amore e vita: stiamo lavorando insieme ad un bene che dà del bene a tutti. Alle ragazze di oggi bisognerebbe ricordare che più che essere rivali dovrebbero essere amiche: non c’è sconfitta tra le parti, se litighiamo siamo tutte noi a perdere. Perché dove c’è solidarietà c’è ricchezza e crescita per tutti. Imparate ad essere l’una la voce dell’altra quando una vostra amica non può avere voce. Siate unite, aiutatevi a vicenda, fate comunità, non permette che una vostra compagna affronti da sola i momenti difficili della sua vita e festeggiate insieme a lei i momenti belli.”

In questo momento storico la vostra scelta può essere vista, sotto alcuni punti, come “rivoluzionaria”. Siete d’accordo? 

“Il fatto di essere suora di clausura non significa solo seguire una vocazione, ma è una fedeltà a te stessa per far uscire il meglio di te. Il messaggio che vogliamo dare alle ragazze di oggi in un mondo in cui tutto è subito e bisogna sempre essere multitasking, pensando che più cose si fanno, più si è una donna arrivata: è quello di avere il coraggio di tornare alla nostra umanità che ha bisogno di tempo, lentezza e gradualità, per poter trovare la propria interiorità per capire fino in fondo quello di cui uno ha bisogno. E poi vogliamo spronare le ragazze a riscoprire la vera bellezza: qual è, infatti, la vera bellezza di una donna? Quella estetica a cui sono abituate le ragazze? No, non è quella. E, purtroppo, non ci sembra che le giovani donne vengano aiutate in questo. Sono incoraggiate a coltivare una bellezza estetica, invece di una bellezza interiore che porti a coltivare una relazione sana e costruita nell’amore. È solo riscoprendo la bellezza di essere sé stesse che si può costruire un rapporto bello e sano con il proprio partner e questo vale sia per i ragazzi che per le ragazze. Cercate di creare un rapporto di coppia fondato sull’amore, il rispetto dell’altro e senza stereotipi di genere: aiutatevi l’uno con l’altro, amatevi e coltivate insieme una crescita reciproca.”

Quanto si può parlare di donne in una Chiesa dall’impostazione patriarcale?

“È vero, la nostra Chiesa ha una struttura incentrata sugli uomini. Ma, diciamolo, anche nella Chiesa, se non ci sono le donne non si può fare niente, come nella realtà delle parrocchie. Certo, non si potrà ricoprire posti di comando, ma non significa che l’essere donna ti precluda qualche cosa, anzi. Possibilità di far del bene e dare amore ce l’hai, eccome: forse proprio perché non sei ai vertici e non devi gestire posizioni di potere. È questa la grande qualità delle donne che si vede anche nel nostro mondo: la capacità di creare un luogo di comunità, compartecipazione, collaborazione tra uomini e donne. Non che gli uomini non riescano a farlo, ma le donne hanno, secondo noi, qualcosa in più in questo: è qualcosa che riguarda lo stile e il modo di fare.”

Quindi non ci sarà mai una Papessa a Roma?

“Forse no, ma non importa. L’importante è fare del bene. Ci sarà anche una struttura antrocentrica, ma le donne ci sono lo stesso, eccome. Vorremmo quindi fare un appello al di fuori del mondo ecclesiastico: dove sono le donne? Fatevi sentire, mostrate quello che siete, perché se riuscite a riscoprire la vostra femminilità, potete fare del bene, senza ricorrere alla forza.”

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