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Maratona di Nagoya, trasferta giapponese per Sara Dossena: “Vorrei migliorare il record personale”

La 34enne di Clusone si prepara alla competizione nipponica

Si prepara a correre quarantadue chilometri da protagonista Sara Dossena che domenica 10 marzo prenderà parte alla Nagoya Women’s Marathon, in Giappone.

La 34enne di Clusone, alla terza gara sulla distanza dopo il sesto posto alla Maratona di New York 2017 e ai Campionati Europei di Berlino lo scorso anno, proverà a far segnare il personal best: “C’è solo da correre perché sto bene, arrivo qui preparata e parto fiduciosa. Anche gli ultimi allenamenti mi hanno detto che i ritmi nelle gambe ci sono, mi piacerebbe migliorare il record personale – spiega alla Fidal l’atleta bergamasca -. La maratona è comunque una gara diversa da tutte le altre, lunga e imprevedibile, in cui conta la testa, ma non solo. Se si finiscono le energie prima del traguardo, non c’è niente da fare. Per me questa sarà la prima esperienza in una maratona tirata dall’inizio alla fine. Di solito né a New York né in un campionato come gli Europei si parte forte, visto che si pensa soprattutto alla posizione e alla tattica. Nelle altre ero arrivata in fondo ancora piuttosto fresca, stavolta è tutto da scoprire”.

La portacolori della Laguna Racing, che dovrà affrontare atlete del calibro dell’etiope Meseret Defar e delle keniane Valary Jemeli, Visiline Jepkesho e Monica Jepkoech, torna in terra nipponica a distanza di un anno dalla mezza maratona conclusa in 1h12’40”: “Conosco il percorso, che è molto veloce anche se non completamente piatto, con qualche saliscendi, ma ci sono lunghi tratti in rettilineo, sperando di non sentire troppo il vento – dice Dossena -. È un’esperienza che volevo fare. Ho viaggiato ieri e mi trovo bene con questo fuso orario, al contrario di quello americano. Poi adoro la cultura giapponese, il loro senso del rispetto. E qui c’è la possibilità di fare un buon tempo”.

A sostenere l’atleta seriana vi sarà anche una buona condizione, frutto degli allenamenti invernali: “Sto decisamente meglio rispetto alla gara di Berlino, che avevo corso con un paio di mesi di preparazione completa e non era stato facile. Quest’anno ho più chilometri sulle gambe e mi ha dato molta sicurezza l’ultima mezza maratona, non tanto per il risultato ma per la facilità con cui è venuto e per le sensazioni che ho provato, in un periodo di pieno carico – conclude la triatleta -. Dopo lo stop prima di New York, per un fastidio al quadricipite sinistro che mi aveva sempre permesso di correre ma era diventato più acuto in prossimità della gara, sono rimasta ferma circa un mese e ho risolto con il riposo. Da lì non mi sono più fermata, tranne un’infiammazione al ginocchio che è subito rientrata. Nelle ultime settimane ho eliminato quasi del tutto gli allenamenti in bicicletta aumentando i chilometri di corsa con qualche doppia seduta, sotto la guida del mio tecnico Maurizio Brassini. Continuo però a nuotare tutti i giorni, con una ventina di chilometri settimanali. Ma a seguirmi è uno staff, che comprende il massaggiatore Matteo Fumagalli, per fare l’atleta al 100% e con sempre maggiore tranquillità”.

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