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“Intelligenza artificiale? Rischi ci sono, ma solo legati alla stupidità umana” - BergamoNews
L'intervista

“Intelligenza artificiale? Rischi ci sono, ma solo legati alla stupidità umana”

L'ingegner Fabio Moioli, direttore della divisione enterprise services di Microsoft Italia, che sabato 16 marzo parteciperà a TEDxBergamo, illustra le nuove frontiere della tecnologia.

“L’intelligenza artificiale ha una potenza enorme, però sta all’uomo decidere se usarla per fare del bene oppure no: i rischi non dipendono dalle nuove tecnologie ma dal loro opposto, cioè dalla stupidità naturale”.

Fabio Moioli

Così l’ingegner Fabio Moioli, direttore della divisione enterprise services di Microsoft Italia, illustra le potenzialità dell’hi-tech e invita a utilizzarle in modo consapevole.

L’esperto, che da anni opera nel settore, sarà tra i protagonisti della nuova edizione di TEDxBergamo, in programma sabato 16 marzo al teatro Sociale.
Lo abbiamo intervistato per raccogliere le sue impressioni su questo argomento.

Spesso si sente parlare di intelligenza artificiale, ma che cos’è esattamente?

Quando si usa questa espressione si fa riferimento a un insieme di tecnologie molto vasto, variegato e per definirle meglio si distingue tra intelligenza artificiale debole e forte. La prima, già largamente diffusa, indica la capacità di alcuni algoritmi di imparare compiti specifici come guidare nel caso di un’automobile, riconoscere un soggetto, creare un quadro, capire quando parliamo, trascrivere una dettatura vocale e formulare risposte automatiche o tradurre simultaneamente in altre lingue. La seconda, che ad ora è una prospettiva, invece, è quella che si vede nei film di fantascienza, con tecnologie in grado di fare ciò che riesce alla mente umana. Ad accomunarle è la capacità di imparare.

In che senso?

Nell’informatica classica il programmatore o tecnico scrive esattamente quello che la macchina deve fare, mentre con l’intelligenza artificiale quest’ultima impara da sola in base alle esperienze precedenti, come fanno i bambini. Per questo è corretto parlare di “intelligenza”, termine che con i computer classici non poteva essere utilizzato. Per esempio, insegnare a una macchina a distinguere un cane con la vecchia tecnologia era impossibile, mentre con l’intelligenza artificiale si creano soluzioni per cui mostrando al computer un milione di foto di cani riesce a riconoscerli. È un cambio di paradigma: prima erano gli uomini a dover studiare il computer mentre oggi lui sta imparando a capirci quando parliamo o facciamo gesti e a percepire il mondo circostante. Per esempio, l’auto che si guida da sola deve “leggere” ciò che succede in strada e fuori dalla carreggiata.

Per capire meglio, dove viene usata l’intelligenza artificiale?

Ovunque, anche se spesso non ce ne accorgiamo. La sua diffusione è sempre più pervasiva, si estende a ogni attività e per questo viene definita tecnologia a utilizzo generico, come l’elettricità. Oggi siamo agli inizi, ma la impieghiamo già molto, per esempio quando usiamo il navigatore per farci suggerire il tragitto migliore per recarci al lavoro, parliamo al telefonino che trascrive le nostre parole oppure scattiamo una fotografia con il cellulare e poi con un programma la trasformiamo in un quadro scegliendo un particolare stile di pittura: il tablet delle mie figlie è in grado di riconoscere i capelli e gli occhi della persona fotografata e modificarne il colore. Ancora, Vodafone per il suo call center ha adottato l’intelligenza artificiale di Microsoft, il Politecnico di Milano la adopera per suggerire i suoi corsi e in agricoltura ci sono trattori intelligenti che sono in grado di raccogliere informazioni sul terreno e sul meteo per individuare il momento in cui eseguire la piantumazione. Nelle aziende, poi, ci sono telecamere che riconoscono se un prodotto è difettoso, oppure riescono a fermare la macchina nel caso in cui si verifichi un incidente. Ma potrei formulare molti altri esempi ancora.

Dunque l’intelligenza artificiale riguarda il presente, non solo il futuro

Certamente. Microsoft, per esempio, incentra il proprio business su questo e oggi è tornata l’azienda di maggior valore in borsa. Anche un programma tradizionale come Power Point con l’intelligenza artificiale suggerisce quale slide utilizzare e come abbinare al meglio le immagini.

Dunque, investire sull’intelligenza artificiale favorisce lo sviluppo delle aziende?

Sicuramente. Molte ne stanno facendo motivo di competizione e differenziazione: nel medio termine è difficile immaginare che possano esistere imprese che non la adottino. Dal punto di vista tecnologico è il più grande cambiamento in atto: è straordinario e sta all’uomo usarlo in modo positivo: salvo il verificarsi di scenari fantascientifici saremo noi a decidere come utilizzarla.

Come possiamo essere certi che verrà usata per il bene dell’uomo?

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale porta con sé tante sfide sociali, etiche e legate al mondo del lavoro, ma sta all’uomo scegliere come affrontarle. Per esempio adoperare il trattore intelligente permette di aumentare la produzione di cibo, usando meno acqua e pesticidi, ed è positivo per il pianeta e le persone, ma sta a noi decidere se verrà distribuito equamente. Le macchine imparano tutto dall’uomo, anche le cose negative: per esempio raccogliendo i dati di una ditta per stabilire chi promuovere o assumere nella maggior parte delle aziende la macchina indicherà uomini bianchi ma questo non significa che il software sia maschilista o razzista, fa così perchè ad oggi nelle imprese sono stati assunti soprattutto uomini bianchi. Se non vogliamo discriminare le donne possiamo prevedere che il sesso non sia un fattore della scelta: i problemi etici sono umani e non della macchina, la cosa peggiore è che possiamo trasferirglieli. Per questo spesso dico che il rischio più grande non è l’intelligenza artificiale ma il suo opposto, la stupidità naturale.

Dal punto di vista lavorativo, l’intelligenza artificiale può creare disoccupazione?

Sarà necessario riconvertirsi. Permette di automatizzare i lavori più ripetitivi, abitudinari e meno valorizzanti per l’essere umano. Tante attività scompariranno ma ne nasceranno nuove: non è possibile affermare se la somma delle prime sarà superiore, ma ritengo che saranno ordini di grandezza simili. Inoltre, le nuove tecnologie permetteranno di lavorare meglio e ottenere maggiori risultati. La grande sfida sarà rappresentata dalle competenze che serviranno per svolgere i nuovi lavori e la formazione è fondamentale per far sì che non manchino persone che siano in grado di svolgerli.

Per concludere, quali sono le prospettive future dell’intelligenza artificiale?

Si espanderà, accelererà ulteriormente e sarà sempre più pervasiva. Sugli esiti del suo utilizzo è difficile fare previsioni perchè dipenderanno sempre dall’uomo e questa è una responsabilità per ognuno di noi.

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