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Opere pubbliche, giù gli investimenti; Pesenti: “Bergamo, timida ripresa, ma criticità pesanti”

I dati dell'Osservatorio Ance nazionale preoccupano il settore e a Bergamo la presidente si dice preoccupata nonostante una timida ripresa.

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Nel 2018 gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti del 3,2% rispetto al 2017 a fronte di un intero settore delle costruzioni che ha chiuso con rimbalzo dell’1,5% rispetto a quello precedente (grazie soprattutto all’aumento dei lavori di manutenzione straordinaria). Questi i dati dell’Osservatorio Ance nazionale sull’industria delle costruzioni in cui si aggiunge che un anno fa l’associazione aveva previsto una ripresa del settore, con una crescita del 2,4%, che non si è poi realizzata.

Negli ultimi undici anni l’Italia ha perso 69 miliardi di investimenti in costruzioni (-35,1%). Nessun altro Paese al mondo ha fatto peggio, prosegue lo studio Ance nazionale sottolineando come sono 620.000 i posti di lavoro persi nell’edilizia dall’inizio della crisi: un’emorragia che non si arresta.

E a Bergamo? La presidente Vanessa Pesenti commenta: “La provincia di Bergamo nel 2018 ha segnato un timidissimo segnale di ripresa, non dimentichiamoci che parliamo dei primi numeri positivi dopo anni di crisi difficilissima per non dire devastante”.

Nella Bergamasca, prosegue Pesenti, “stiamo registrando numerose iniziative ed opportunità, alcune delle quali ai nastri di partenza, oltre ad una ripresa del settore immobiliare, dovuta anche alla vicinanza del nostro territorio alla città metropolitana di Milano che viaggia con ritmi superiori rispetto al resto del Paese. Ciò nonostante condivido le preoccupazioni espresse da Ance a livello nazionale: siamo di fronte a criticità pesanti che impediscono una vera ripartenza del settore edile”.

La presidente orobica si riferisce “alla contrazione degli investimenti pubblici, alle perduranti difficoltà nell’accesso al credito da parte delle nostre imprese e al peso opprimente della burocrazia. Avevamo riposto molte aspettative sul tanto atteso cambio di segno per il mondo dell’edilizia, ma continuiamo ad avere procedure che non sono compatibili con un Paese moderno. Basti pensare alla mancata revisione del codice degli appalti e, più recentemente, al nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che introduce ulteriori oneri ed adempimenti per le nostre aziende”.

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