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Oscar, un inno alle nuove generazioni per continuare a sognare foto

Perché il cinema non è solamente il mondo che vediamo, ma è anche la possibilità di quel che sarà, di quello che potrebbe essere e diventare

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Al Dolby Theatre di Los Angeles, il 24 febbraio 2019 è stata presentata la 91° edizione degli Academy Awards, evento comunemente conosciuto come la notte degli Oscar.

Ognuno ha una propria relazione quando si tratta di eventi di portata globale, come in questo caso: c’è chi segue tutta la manifestazione, facendo le ore piccole, pur di non perdersi il tappeto rosso e il brivido della diretta. Dall’altra parte c’è chi invece si limita a leggere i nomi dei vincitori oppure guardare gli spezzoni salienti di tutta la cerimonia, per rimanere comunque informati. Insomma, sia che siate degli appassionati o meno – poi nella realtà le due categorie non sono poi così nette – è riconosciuto che si tratta di una vera e propria serata speciale, a tratti magica.

Nonostante all’inizio i problemi non siano sicuramente mancati: dal ritiro di Kevin Hart e la conseguente notizia che non ci sarebbe stato nessun presentatore a condurre la serata, fino ad un audace tentativo da parte dell’Academy di accorciare la cerimonia, proponendo di consegnare i premi per Miglior Montaggio, Miglior Trucco, Miglior Fotografia e Miglior Cortometraggio live action durante le pubblicità. Scelta che ha causato immediatamente lo sdegno da parte dei maggiori nomi di Hollywood che attraverso i social Network hanno fatto notare il loro disappunto, arrivando a scrivere una lettera firmata dai grandi come Guillermo del Toro, Martin Scorsese, Spike Lee e Quentin Tarantino. Una presa di posizione che ha fatto fare retro front all’Academy.

Quindi apparentemente si presentava come un’edizione difficile, problematica. Ma come sempre, Hollywood ha trovato nuovamente la capacità di trasformare una situazione a tratti drammatica in spettacolo, magia, novità. Perché sì, la 91° edizione degli Academy Awards è stata una piacevole sorpresa.

Dalla scelta di far condurre la serata ai volti più noti, all’apertura affidata ai Queen insieme ad Adam Lambert. Per poi passare il testimone al trio tutto al femminile composto da Maya Rudolph, Tina Fey e Amy Poehler, le quali hanno presentato i film in carica e senza peli sulla lingua non hanno esitato a lanciare qualche frecciatina al Presidente degli Stati Uniti.

Grandi protagonisti della serata sono stati sicuramente Lady Gaga e Bradley Cooper, protagonisti del film A Star is Born che hanno saputo incantare con una commovente interpretazione di Shallow, che ha ricevuto il premio Oscar come Miglior Canzone.

Insieme a Stefani Germanotta, grande sorpresa della serata è stata la vittoria di Rami Malek come Miglior Attore protagonista, grazie alla sua strabiliante performance di Freddie Mercury. Si tratta di vittorie molto importanti, perché fin dall’inizio entrambi sono stati considerati degli “outsider”, degli esclusi. La loro non è semplicemente l’aggiunta di nomi che sbiadiranno nell’infinito elenco dei grandi, ma è la rivincita dei sognatori, di chi crede nelle proprie passioni e non molla, nonostante le difficoltà o gli ostacoli:

«Se avete un sogno, lottate per quello. Se avete disciplina per una passione, non si tratta di quante volte sarete rifiutati o cadrete o verrete maltrattati. Si tratta di quante volte vi rialzerete e sarete coraggiosi e continuerete a lottare.» dice Lady Gaga durante il suo discorso.

Un’ode a coloro che hanno il coraggio di seguire la propria passione. Un messaggio essenziale in un mondo dove sembra quasi un tabù mettersi in discussione, scommettere sulle proprie passioni. Non meno importanti sono state le parole di Malek: «Per chiunque stia cercando di scoprire la propria voce, ascoltate: noi abbiamo fatto un film su un uomo gay, immigrato che visse la sua vita come se stesso. E il fatto che lo stiamo celebrando ora con voi, è la prova che noi desideriamo storie così.»

L’uguaglianza e l’accettazione del diverso sono il filo conduttore che lega in modo invisibile ma evidente i vincitori dell’edizione 2019 degli Oscar: passando da un’amicizia improbabile nell’America anni ‘60 con Green Book, un inno alla comprensione, al dialogo, ai diversi punti di vista. Per poi passare a Roma, di Alfonso Cuaròn e la creazione di un quadro quotidiano di una giovane badante messicana. Due film coraggiosi, portatori di un messaggio di cambiamento in quella stessa America che vuole costruire il muro al confine.

Sulla stessa linea si trovano le vittorie di Regina King e Mahershala Ali. Gli Oscar di quest’anno sono stati tante cose: spettacolo, divertimento, arte e ricordo. Ma quest’anno, forse un po’ più degli altri anni, viene assegnato al magico mondo del cinema uno dei messaggi più importanti e forse pericolosi che si potrebbe e dovrebbe trasmettere in questi giorni: la speranza.

Perché il cinema non è solamente il mondo che vediamo, la rappresentazione fedele di una realtà immutabile ma è anche la possibilità di quel che sarà, di quello che potrebbe essere e diventare. E soprattutto sa farci emozionare, sempre.

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