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Venezuela, quegli scontri e quei morti di cui tutti ci dimentichiamo foto

L’Italia non ha ancora preso una posizione rispetto a questa situazione internazionale

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Sabato 23 febbraio, mentre molti di noi passavano la giornata rilassandosi, studiando o preparandosi per il divertimento del sabato sera, in Venezuela era un altro tragico giorno di violenza e morte.

Il paese è vittima di un sistema dittatoriale che vede come maggior esponente Maduro, presidente ormai incostituzionale della nazione. Nella giornata del 23 febbraio però, il culmine della violenza si ha avuto nel momento in cui dalla Colombia stavano per giungere in Venezuela camion ricchi di risorse umanitarie. Maduro si è mosso rapidamente, movimentando le sue forze militari presso il confine con la Colombia, così da bloccare sia i camion, sia il popolo venezuelano giunto per reclamare cibo e risorse.

venezuela

Tutto è generato rapidamente, con i militari che hanno allontanato i manifestanti fisicamente e successivamente con l’uso di lacrimogeni. Alcuni uomini sono morti, molti feriti. È giusto ricordare che in Venezuela non ci sono solo problemi alimentari, ma anche sanitari, con medicine ormai inesistenti, ospedali che non riescono più a fronteggiare malati e feriti. In Venezuela si può morire per la fame, per la malattia o per mano della dittatura. Questi scontri non si sono fermati e dopo poche ore alcuni camion fermi con gli aiuti umanitari sono stati bruciati dalle forze armate di Maduro. Gli oppositori non si sono fermati e come testimoniano video e foto, molti uomini si sono avvicinati ai camion, nonostante le fiamme ed il fumo, pur di salvare una minima parte delle risorse umanitarie. La disperazione ha mosso questi uomini. In tutto ciò, l’unico elemento positivo della giornata è stato sapere che circa 20 militari hanno disertato, varcando il confine con la Colombia e rifiutandosi così di agire ancora per volontà di Maduro.

In Venezuela si muore oggi e si morirà anche domani finché Maduro, il dittatore, non verrà bloccato, lui, che mentre il suo popolo muore di fame e di malattia, resta fermo a osservare e a bloccare gli aiuti umanitari. L’Italia non ha ancora preso una posizione rispetto a questa situazione internazionale.

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